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giovedì 14 aprile 2011

NUCLEARE, LE VECCHIE CENTRALI PIU' A RISCHIO, A 2 PASSI DALL'ITALIA


Attenzione alle centrali nucleari di Fessenheim, in Francia, ma anche e soprattutto - specie gli italiani - a quella di Beznau, in Svizzera. Hanno provocato manifestazioni, proteste, richieste di chiusura in loco. E hanno fatto nascere un’associazione ambientalista trinazionale ad hoc, franco svizzero tedesca. A stare, in particolare, alle tesi dei Verdi tedeschi, rinfrancati dal successo elettorale nel Baden Wurttemberg e tranquillizzati in casa propria dalla politica sempre più attenta di Angela Merkel sul tema nucleare, sono proprio questi due impianti appena fuori dai confini della Germania a rappresentare un pericolo serio per il proprio Paese e per l’intera Europa. Ma le due centrali pongono problemi differenti. In Francia la municipalità di Strasburgo, all’unanimità, senza differenze di orientamento tra destra e sinistra, ha votato per la chiusura immediata della centrale nucleare di Fessenheim.

La richiesta prescinde dai risultati degli stress test a cui la centrale, come altre in Europa, sarà sottoposta in ossequio all’orientamento comunitario. Quella di Fessenheim è una tra le più vecchie centrali francesi, funziona dal 1977 ma non è stata progettata per avere una lunga attività. A 1.5 chilometri dalla frontiera con la Germania e a 40 chilometri dalla Svizzera, desta più preoccupazione per due motivi supplementari: perché si trova in una zona sismica e perché nel caso di uno straripamento del Reno verrebbe immediatamente invasa dalle acque del fiume.

Molto più anziano l’impianto svizzero di Beznau, attivo dal 1969, che è situato a Döttingen, nel Canton Argovia. Fritz Kuhn, vice capogruppo dei Verdi nel Parlamento tedesco ne parla come «di quell’ammasso di ferraglia al confine con la Germania» e promette di non mollare la presa sulla Merkel e sugli svizzeri finché la centrale non sarà fermata. Obiettivo che appare difficile da raggiungere. La Svizzera, infatti, si rifiuta di sottoporre le sue centrali ai test europei e sta suscitando, in primis, le ire dei vicini tedeschi.


Virgilio

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venerdì 28 gennaio 2011

NAPOLI, RIFIUTI IN MARE, ARRESTATA EX VICE DI BERTOLASO


Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile, e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario ai rifiuti della Regione Campania, sono stati arrestati nell'ambito di un'operazione per reati ambientali eseguita in varie zone d'Italia dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) e dalla Guardia di finanza di Napoli, coordinata dalla procura della Repubblica di Napoli. Ai due è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari. Nella stessa operazione sono state arrestate altre dodici persone e vi sono 38 indagati, tra questi vi sono anche l' ex presidente della Campania, Antonio Bassolino, l'ex assessore regionale Luigi Nocera e l'ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi. Le accuse sono di associazione per delinquere, truffa e reati ambientali. Sequestri di documentazione sono stati messi in atto in diverse sedi istituzionali, come la Prefettura di Napoli, la Regione Campania ma anche la Protezione civile di Roma e in sedi di aziende di rilievo nazionale.

Secondol la procura di Napoli ci sarebbe stato un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha portato a immettere per anni sul tratto di costa tra Napoli e Caserta percolato non trattato, liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani. Il percolato era portato nei depuratori senza alcun trattamento e da lì finiva in mare. Per Marta Del Gennaro si tratta del secondo provvedimento cautelare, perché già coinvolta in un'inchiesta sempre in materia di rifiuti; anche Catenacci è stato già indagato nell'ambito del suo ruolo di commissario e attualmente è a capo della Sapna, società provinciale per il reciclo dei rifiuti.


Corriere Leggi tutto...

sabato 30 ottobre 2010

DALL'ITALIA ALLA CINA SENZA PILOTA E BENZINA


Erano partiti a luglio dall'Italia. Sono arrivati a Shanghai due giorni fa, nel pieno rispetto della tabella di marcia. Il team di VisLab, lo spin off dell'Università di Parma, ce l'ha fatta: i quattro camioncini arancioni, alimentati ad energia solare, hanno percorso i 15mila lunghissimi chilometri che separano la Cina dall'Italia. Senza guidatore. Un'impresa che sembra incredibile e che è invece è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori italiani, capitanati dal professor Alberto Broggi, che per il loro progetto hanno ricevuto un finanziamento di 1,7 milioni di euro dal Consiglio Europeo delle Ricerche. I quattro furgoncini-prototipo hanno superato brillantemente la prova. Grazie alle videocamere intelligenti e a una serie di sensori sono arrivati puntuali all'appuntamento con la chiusura dell'Expo di Shanghai. Il tutto senza l'ausilio di strumenti per la localizzazione: niente mappe o navigatori.

VISIONE ARTIFICIALE - Tutto era nelle "mani" di GOLD (Generic Obstacle and Lane Detector), il sistema computerizzato di visione artificiale messo a punto da VisLab. Un viaggio sulle orme di Marco Polo, attraverso l'Europa Orientale, la Russia, il Kazakhstan e il deserto dei Gobi, con l'intento di sottoporre i veicoli a quante più sollecitazioni esterne possibili dal punto di vista del clima, del traffico, del manto stradale. Missione compiuta, dunque, anche se qualche intoppo c'è stato. Alle frontiere, ad esempio, dove l'aspetto "misterioso" dei veicoli ha creato non pochi problemi, facendo accumulare ritardi smaltiti con qualche ora di guida manuale. Oppure sulla tangenziale di Mosca, dove il traffico si dispone su tre corsie, nonostante la carreggiata sia composta solo da due. Anche in quel caso è dovuta subentrare la guida umana. Il computer guidava secondo le regole, i moscoviti no. E si rischiavano incidenti. Sempre a Mosca, i van arancioni sono sconfinati in un area pedonale, rischiando di diventare i primi veicoli senza guidatore a ricevere una multa. Il momento più difficile è stato quando uno dei veicoli ha perso il controllo, andando a sbattere contro un ostacolo ai lati della strada. Salvo poi scoprire che la "colpa" era stata di un giornalista, che salito a bordo, aveva inavvertitamente disattivato il pilota automatico.

IMPATTO ZERO - Accolti come delle star all'arrivo a Shanghai, gli ingegneri italiani ha ricevuto manifestazioni di affetto e di curiosità durante tutto il percorso. Ora torneranno in Italia, con un enorme mole di dati da analizzare, che serviranno per rendere il trasporto automatico e a impatto zero una realtà quotidiana nelle città. Forse, a fronte del grande interesse suscitato a livello mondiale per la loro impresa, è proprio dall'Italia che l'impresa di VisLab, il cui sito internet è riuscito a movimentare lo 0,04‰ del traffico globale di internet nel momento di lancio dell’iniziativa, ha ricevuto meno attenzione, anche dal punto di vista mediatico. Del resto è un fatto che la maggior parte dei finanziamenti con cui il gruppo parmense porta avanti le proprie ricerche arrivano dall'estero. Le partnership con aziende italiane impegnate nel settore dell'automotive non mancano, ma il contributo più consistente arriva da imprese straniere. Mentre le istituzioni italiane non hanno investito un euro in VisLab. E anche se il team di Broggi rimarrà nel nostro Paese, il rischio è che il frutto del loro lavoro finisca in mani straniere. «Nessuno si accorge che quando i finanziamenti arrivano dall'estero, i risultati se ne vanno all'estero. I nostri brevetti e i nostri risultati vengono utilizzati da industrie straniere che chiaramente non aiutano certo a migliorare la competitività italiana» è l'amara conclusione del professor Broggi. Far sì che questo non accada sembra essere più complicato di un viaggio di 15mila chilometri senza conducente.


(CORRIERE.it)
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domenica 10 ottobre 2010

FANGO TOSSICO, SI TEME NUOVO CEDIMENTO DEL SERBATOIO


Le proporzioni della calamità sono già notevoli, con un'intera area affetta da amianto, mercurio, cromo e altri metalli pesanti. Ma l'ondata di fango tossico in Ungheria rischia di ripetersi.

Le autorità ungheresi, infatti, hanno ordinato nelle prime ore di questa mattina l’evacuazione del villaggio di Kolontar, epicentro del disastro ambientale causato dal fango tossico fuoriuscito dall’azienda di alluminio della Mal di Ajka (160 km a est di Budapest), temendo il crollo del serbatoio degli scarti di lavorazione della fabbrica.

Un pericolo più che concreto, annunciato dallo stesso premier ungherese Viktor Orban. "Il serbatoio è così tanto danneggiato che è probabile che ceda una seconda volta. Se la diga del serbatoio cedesse, sono 500.000 metri cubi che verranno sversati".


(LIBERO .it)
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venerdì 1 ottobre 2010

INIZIATIVA, REGALA UN ALBERO ALLA TUA CITTA'


Dal maggio 2008, quando l'iniziativa è nata in occasione di «Torino città europea capitale dell'albero», ne sono stati piantati centinaia. Regalo simbolico a bimbi appena nati, o dedicati a persone scomparse, hanno tutti un nome e una storia.

Sono tigli, platani, querce, faggi, ippocastani, che sono stati donati alla città attraverso il progetto avviato dal Settore Verde Pubblico del Comune. Un modo per conservare un primato: Torino possiede infatti un patrimonio ambientale che poche metropoli al mondo possono vantare. Oltre 18.000.000 di mq di aree verdi, in continua espansione; oltre 60.000 alberi, lungo 300 km di strade alberate, ed altri 100.000 esemplari in boschi collinari; parchi e giardini urbani, fluviali, collinari.

Ma gli alberi invecchiano e si ammalano, spesso vanno sostituiti, mentre in nuovi giardinetti e aiuole occorrono piante giovani. E allora ogni cittadino può fare la sua parte: scegliendo una delle specie proposte, da mettere a dimora in una delle aree verdi individuate dai tecnici. Da quest'anno ogni esemplare proviene dal vivaio comunale e partecipare all'iniziativa ha una tariffa unica: qualsiasi arbusto si scelga, regalarsi o regalare un albero costa 200 euro. Una cifra che comprende fornitura, messa a dimora e manutenzione, oltre alla sostituzione in caso di morìa. Basta trovare un posto, fra quelli indicati come prioritari. Ci sono i parchi più celebri della città, il lungo fiume, le nuove piste ciclabili, ma anche lo spartitraffico e l'area verde sotto casa, per poter guardare dalla finestra crescita e progressi.

La proposta di donazione va inviata alla Città di Torino, Divisione Verde pubblico, Settore verde gestione e alberate urbane, via Padova 29 oppure alla e-mail verdepubblico@comune.torino.it. Si verrà contattati per definire la scelta dell'albero e del luogo dove sistemarlo. Definite le pratiche si verrà iscritti nel registro dei donatori di alberi, con tanto di attestato e documenti per la deducibilità fiscale. Gli alberi verranno messi a dimora nella prima stagione fredda utile. Entro il 31 marzo 2011 saranno piantati quelli donati fino al prossimo 20 dicembre.

Per saperne di più:
http://www.comune.torino.it/verdepubblico/2010/alberi10/regala-un-albero.shtml


(LASTAMPA.it)
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mercoledì 8 settembre 2010

UN PROGETTO "USA" PER SOSTITUIRE L'ASFALTO CON PANNELLI SOLARI


Sui tetti, sì, ma non solo. Per i pannelli fotovoltaici sono allo studio ipotesi molto più ambiziose. Una delle più promettenti, secondo una proposta della società americana Solar Roadways, rilanciata da una intervista dell'autorevole rivista New Scientist, è quella di usarli per pavimentare le strade al posto dell'asfalto: una tecnica che aprirebbe potenzialità immense.

Si calcola infatti che solo negli Stati Uniti la superficie totale di strade, autostrade e parcheggi all'aperto sia di oltre 100.000 chilometri quadrati, pari a un terzo del territorio d'Italia. Solar Roadways, con l'aiuto di un finanziamento da parte dell'ente autostradale degli Stati Uniti, sta progettando a questo scopo pannelli fotovoltaici quadrati di 3,7 metri di lato (la larghezza standard delle corsie stradali in America), in modo che possano poi essere giustapposti sulle strade.


(APCOM.net)
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venerdì 3 settembre 2010

SI PROSCIUGA IL RIO DELLE AMAZZONI, IL FIUME HAI MINIMI DA 40 ANNI


Il più grande fiume del mondo si sta prosciugando. Il Rio delle Amazzoni è sceso nelle ultime settimane al livello più basso registrato negli ultimi 40 anni e continuerà a farlo, dicono gli esperti, fino a che non inizieranno i monsoni. Non prima di una mese però. Un’emergenza, riporta la Bbc, che ha isolato di fatto intere regioni del Perù che, non avendo strade, usano il fiume per spostarsi. Almeno quattro delle grandi imbarcazioni usate comunemente sul fiume sudamericano si sono arenate negli ultimi giorni.

Per portare acqua e cibo nelle aree isolate sono state mobilitate imbarcazioni più piccole con pescaggio minore per navigare su fondali bassi. Presso Iquitos, la più vasta città nella zona amazzonica del Perù, il livello delle acque è sceso 50 centimetri più in basso rispetto all’ultimo record negativo, rilevato nel 2005. Il Rio, che ha la sua foce in Brasile, è considerato il fiume più vasto del pianeta per volume delle acque trasportate, mentre resta secondo al Nilo in quanto a lunghezza.


(APCOM.net)
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martedì 31 agosto 2010

USA, PETROLIERA AFFONDATA, POSSIBILI DANNI


Una petroliera Usa affondata durante la II guerra mondiale al largo della California potrebbe diventare una minaccia ambientale.Il relitto della Montebello, colpita da un sottomarino giapponese nel '41, si trova a 300 metri di profondita'.

Gli scienziati ritengono che il carico di oltre 13 milioni di litri di carburante sia ancora all'interno dello scafo.Un robot del Monterey Bay Aquarium e' stato inviato sul posto per accertare se esista il pericolo di una fuoriuscita del carburante.


(ANSA.it)
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sabato 28 agosto 2010

NASCE "HELIOTROPE", LA PRICA CASA SOLARE ROTANTE AL MONDO


Costa circa 2 milioni di euro la prima casa solare al mondo realizzata in Germania dall’architetto Rolf Dish. Si chiama Heliotrope e si ispira al funzionamento dei girasoli.

La casa, infatti, utilizza il sole a 360°, ruotando su se stessa per immagazzinare la maggior quantità possibile di energia solare durante tutto l’arco della giornata.
L’energia viene catturata dalle finestre a triplo vetro, dai pannelli solari montati sul tetto e da un sistema solare termico passante nelle tubazioni.

Il vantaggio? La casa si autoalimenta, energeticamente parlando e, grazie alla sua tecnologia, riesce a produrre cinque volte l’energia che consuma. Inoltre, riutilizza le acque grigie e quelle piovane per uso domestico ed è provvista di un sistema di servizi igienici di compostaggio.


Fotogallery:
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mercoledì 18 agosto 2010

INCENTIVI FOTOVOLTAICO: APPROVATO IL “TERZO CONTO ENERGIA”


Il Gestore dei servizi elettrici (Gse) accorre in aiuto dei consumatori pubblicando la Guida al Conto Energia. Lo scorso giovedì 8 luglio, infatti, la conferenza unificata Stato-Regioni, a Roma, ha approvato il nuovo Conto Energia, ossia gli incentivi sul fotovoltaico che saranno in vigore dal primo gennaio 2011 fino a tutto il 2013 e le linee guida per l’attuazione dell’art.12 del D.Lgs 387/2003 (in attesa da 7 anni), che riguardano le modalità per le autorizzazioni a costruire gli impianti a fonte rinnovabile.

Il nuovo Conto Energia prevede un taglio degli incentivi complessivo del 18% (con un tetto massimo di 1.000 MW) che, come si legge nel comunicato del Ministero dello Sviluppo Economico “si traduce in un vantaggio per il consumatore. Infatti, grazie al contenimento degli oneri di sistema, questi non andranno a gravare più sul conto finale della bolletta elettrica”.

In pratica, nel corso del 2011 ci saranno tre variazioni di tariffe con un calo del 6% ogni quadrimestre. Scenderà poi ancora del 6% l’anno sia nel 2012 sia nel 2013, con un tetto massimo incentivabile di 2.000 MW per anno.

Nello specifico, il Terzo Conto Energia:
conferma le tariffe incentivanti fisse e le garantisce per 20 anni sull’energia prodotta a partire dall’entrata in funzione dell’impianto;
• semplifica la classificazione degli impianti fotovoltaici a due tipi: “impianti fotovoltaici realizzati sugli edifici” e “altri impianti fotovoltaici” (eliminando la categoria “parziale integrazione”);
• individua sei classi di potenza con incentivi decrescenti: da 1 a 3 kW; tra 3 a 20 kW; tra 20 e 200 kW; tra 200 e 1.000 kW; tra i 1.000 e i 5.000 kW e, infine, oltre i 5.000 kW;
aumenta il limite complessivo di potenza incentivabile fino a 3.000 kW (attualmente è 1.200 kW), oltre a 200 MW per il fotovoltaico a concentrazione e 300 MW per gli impianti integrati con caratteristiche innovative. Per il 2020 l’obiettivo è stato fissato a 8.000 MW;
• introduce un bonus del 5% sulle tariffe incentivanti per gli impianti diversi da quelli realizzati sugli edifici, ossia quelli che si trovano in aree industriali, commerciali, case esaurite, discariche, siti da bonificare, o al posto di coperture di eternit.
• assicura di introdurre procedure di certificazione e autorizzazione semplificate per gli impianti e per la connessione in rete.

Per orientarsi e ricevere assistenza, i cittadini interessati a quest’opportunità potranno rivolgersi direttamente al Gse (Tel. 06 80111, info@gse.it) o leggere l'utile guida utilizzando il link quì sotto riportato.



(VIRGILIO.it)
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venerdì 30 luglio 2010

SOS FELINI SELVATICI: 80% IN DECLINO. RISCHIO ESTINZIONE


Un mondo senza felini selvatici. Il rischio è concreto con l'80% delle specie in declino e se vogliamo evitare un futuro in cui rimarranno solo negli zoo "servirà l'aiuto di tutti". L'appello è dell'attrice americana Glenn Close, e viene lanciato nella prefazione dell' ultimo rapporto pubblicato da Panthera, International fund for animal welfare (Ifaw) e Wildlife conservation society, in collaborazione con l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn).

Attualmente infatti la popolazione di otto specie su dieci di felini selvatici risulta in declino, un destino comune anche ad un quarto dei canidi selvatici, famiglia alla quale appartengono volpi e lupi. Il documento fotografa la situazione di quindici specie 'ombrello', cioé scelte perché, se protette nella maniera adeguata, garantiscono la sopravvivenza dei loro habitat e di altri animali che dipendono dagli stessi ecosistemi.

In generale, le principali minacce ai grandi felini ma anche a specie rare di lupi e volpi vanno dal bracconaggio alla progressiva perdita del proprio ambiente. Un secolo fa, riferisce il rapporto, vivevano 200mila leoni in Africa. Oggi ce ne sono meno di 30mila e la specie si è estinta in 26 Paesi. La principale minaccia per la loro sopravvivenza sono i proprietari di bestiame. Pastori e allevatori sparano, tendono trappole e avvelenano questi animali, per proteggere il bestiame. Non se la passano bene nemmeno i leopardi delle nevi, di cui rimangono meno di settemila esemplari in natura. Nel loro caso il nemico numero uno è il bracconaggio, che smercia ossa e altre parti, destinate soprattutto ai mercati della Cina e in generale di tutta l'Asia. Sono rimaste invece appena in 500 le volpi di Darwin, che vivono solo in Cile, sull'orlo dell'estinzione soprattutto a causa dello sfruttamento progressivo delle aree del proprio habitat da parte dell'industria del legname e per via dello sviluppo del territorio. Una popolazione tanto ridotta e una distribuzione così ristretta hanno quindi segnato come ad alto rischio estinzione questo animale. Dal canto loro, i lupi d'Etiopia sono addirittura meno di 500, di cui oltre la metà vive sulle montagne di Bale. Essere animali sociali non aiuta: il fatto di stare insieme in gruppo li rende particolarmente vulnerabili quando diminuisce la popolazione. E quelli che rimangono fanno i conti con focolai di rabbia e con la perdita del proprio habitat. In Europa invece è allarme rosso per la lince iberica, il felino più a rischio estinzione del Pianeta. Gli ultimi dati stimano un numero di esemplari con il contagocce: da un minimo di 84 ad un massimo di 143 adulti. Il rapporto chiede quindi di aumentare le risorse per la conservazione di questi animali selvatici e di cambiare le politiche, in particolare sulle 15 specie al centro del rapporto. "Grandi felini e canidi rari - spiega Jeff Flocken dell'Ifaw - attualmente soffrono a causa di tante minacce e l'impatto positivo della loro protezione andrebbe non solo a loro beneficio, ma anche di altre specie".


(ANSA.it)
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martedì 27 luglio 2010

GREENPEACE: BLOCCATE STAZIONI SERVIZIO “BP” A LONDRA

Cinquanta punti di rifornimento messi ko da piccole squadre

Gli attivisti di Greenpeace hanno annunciato di aver bloccato ogni area di servizio della Bp (British Petroleum) a Londra, dove sono stati affissi cartelli con la scritta: "Chiuso. Andare oltre il petrolio". Il sito internet della tv satellitare britannica Sky News riferisce che cinquanta punti di rifornimento sono stati resi inservibili da piccole squadre, armate di valvole di chiusura per interrompere il flusso di carburante. Una protesta che arriva in concomitanza con l'atteso annuncio della compagnia sui risultati del secondo trimestre dell'esercizio 2010, che secondo le previsioni dovrebbero essere fortemente negativi, e sulla nomina di Bob Dudley a nuovo amministratore delegato. Sarebbero infatti imminenti le dimissioni dall'incarico dell'attuale ad, Tony Hayward. L'organizzazione ambientalista Greenpeace sta sollecitando Dudley a dare una nuova direzione alla Bp, al centro dello scandalo legato alla marea nera nel Golfo del Messico che è stato definito il più grave disastro ecologico nella storia degli Stati Uniti. Hayward, la denuncia di Greenpeace, aveva "un'ossessione per le fonti energetiche ad alto rischio e incuranti dell'ambiente".

(APCOM.net)

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sabato 5 giugno 2010

Abolita la detrazione del 55%, regrediamo e non progrediamo

02 giugno 2010 - Dello sgravio fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili nella manovra del governo non ce n’è taccia. Dunque se il governo non provvederà con la legge di stabilità in autunno, l’agevolazione introdotta con la manovra 2007 scadrà il 31 dicembre 2010.

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo dichiara: “Condivido le ragioni e la portata della manovra, ma credo che tutto ciò che punta all’efficienza energetica e allo sviluppo delle fonti rinnovabili vada incentivato e supportato. Perché come ha sottolineato recentemente lo stesso Ministro Tremonti, la green economy sarà il motore dello sviluppo globale del futuro. Promuovere, seppure in una fase di difficile congiuntura, l’economia del futuro è una scelta obbligata”.

Soprattutto considerando che l’energia diventa un elemento di pregio di un immobile e il rendimento energetico sarà un indicatore che dovrà essere sempre presente in ogni annuncio di vendita o di locazione.

E se quelle per l’efficienza energetica soffriranno dalla mancata proroga degli incentivi fiscali, quelle per le energie rinnovabili subiscono un “colpo di mannaia". La misura sugli “edifici intelligenti” dal 2007 in poi ha messo in moto un giro di affari notevole, riportato in una tabella dell’Enea. Il primo anno sono stati realizzati 106 mila interventi, più che raddoppiati a 248 mila nel 2008 e scesi a 236 mila nel 2009. E nella classifica delle regioni più virtuose, il Piemonte risulta terzo dopo Lombardia e Veneto, seguito dall’Emilia Romagna e quindi da Toscana, Lazio e Friuli.

Certo è pur vero che se il governo in tempi di crisi non ha ancora rifinanziato questa misura ha le sue buone ragioni: che si traducono nelle cifre contenute in una relazione dell’Agenzia delle Entrate sul beneficio della detrazione dalle imposte sui redditi (Irpef o Ires) del 55 per cento delle spese sostenute.

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martedì 11 maggio 2010

Marea Nera: Epa, la peggiore di tutti i tempi negli Stati Uniti

11 mag 2010 - La fuoriuscita di greggio da un pozzo petrolifero nel Golfo del Messico potrebbe essere la peggiore mai registrata negli Stati Uniti, se le operazioni per controllarla fallissero, ha detto oggi la responsabile dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (Epa).

"Ha il potenziale per essere peggio di qualsiasi cosa abbiamo visto", ha detto Jackson alla tv Cnn.

Intanto, i rappresentanti delle aziende coinvolte nell'incidente saranno ascoltati oggi al Congresso americano.

Continua la corsa contro il tempo per cercare di fermare il petrolio che sgorga dalla piattaforma danneggiata da un'esplosione -- nella quale il mese scorso sono morti 11 operai -- che ha fatto affondare l'impianto scatenando un disastro ecologico ed economico.

I ritardi nel contenimento della perdita potrebbero renderla la peggiore di tutti i tempi negli Usa, più grave anche dell'incidente alla Exxon Valdez, avvenuto nel 1989 in Alaska.

La Bp riproverà a contenere il petrolio che sgorga dalle profondità del Golfo del Messico ad un ritmo di 795.000 litri al giorno, questa con un a cupola molto più piccola ma -- si spera -- più efficace rispetto a quella sperimentata in precedenza.

Lamar McKay, presidente di Bp America (BP.L: Quotazione), Steven Newman, presidente di Transocean (RIGN.S: Quotazione) e Tim Probert, alto dirigente di Halliburton (HAL.N: Quotazione), dovranno rispondere ad una serie di domande davanti a due commissioni del Senato.

In base alle testimonianze scritte, i dirigenti si incolperanno l'un l'altro per l'esplosione e il fallimento nel controllare la marea nera che minaccia di distruggere la pesca, la fauna, la navigazione e il turismo lungo la costa del Golfo.

Reuters Leggi tutto...

giovedì 6 maggio 2010

Disastro Ambientale: La Marea Nera non si arresta

6 mag 2010 - Cupola per contenere la marea nera Per contenere la fuoriuscita del greggio nel Golfo del Messico verrà insallato un container protettivo.

Intanto la chiazza inquinata procede verso la Florida

LOUISIANA - I primi danni al paradiso naturale delle Isole Chandeleur, l'ultima barriera prima della costa della Louisiana, sono stati fatti. La Marea Nera non si ferma e minaccia sempre più da vicino le coste degli Stati americani sud-orientali. La Florida si prepara all'arrivo della chiazza di greggio. Secondo gli esperti la macchia non si muoverà molto per le prossime 72 ore per effetto delle correnti, ma questo non limiterà i danni. La Bp, la società petrolifera responsabile della Marea Nera nel Golfo del Messico, ha smesso di spruzzare solventi in profondità per disperdere alla fonte la chiazza di petrolio. Il rischio è che le sostanze chimiche siano dannose per l'ambiente. Intanto prende il via l'installazione della cupola destinata a bloccare la fuoriuscita di greggio dalla falla principale. Questa struttura a cilindro, un container pesante 98 tonnellate, è alto 12 metri e sormontato da un cono: verrà installato a 1500 metri di profondità e dovrebbe riuscire a incanalare buona parte del petrolio verso la stiva della nave.... un tentativo per arginare i danni, che secondo le stime dell'istituto svizzero di assicurazione Swiss Re potrebbero raggiungere i 3,5 miliardi di dollari, circa 2,7 miliardi di euro.


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