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venerdì 24 giugno 2011

ADDIO AL TENENTE COLOMBO, E' MORTO PETER FALCK


L'attore americano Peter Falk, il celebre "Tenente Colombo", è morto all'età di 83 anni. La notizia è stata diffusa dai familiari dell'attore, che non hanno voluto precisare le cause della morte. Falk soffriva di demenza senile e morbo di Alzheimer. Il celebre attore ha vinto 4 Emmy per il suo ruolo da protagonista nel telefilm cult degli Anni '80.

Per tutti Falk è da sempre l'infallibile detective capace, con il suo aspetto trasandato e distratto, a incastrare il colpevole di infiniti delitit. Oltre agli Emmy, Falk ha anche vinto un Golden Globe per "Il tenente Colombo" e ottenuto due nomination all'Oscar come attore non protagonista nel 1961 e nel 1962, per "Angeli con la pistola" e "Sindacato assassini".


Tgcom

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mercoledì 2 febbraio 2011

E' MORTO L'ATTORE DANIELE FORMICA, AVEVA 61 ANNI


E' morto ieri sera a Bassano Del Grappa l'attore Daniele Formica. Aveva 61 anni ed era malato di tumore. Artista poliedrico, protagonista in teatro, cinema e tv, vive il suo momento creativo più florido alla fine degli anni '70, quando interpreta Samuel Becket in Trio per Samuel Becket al festival di Spoleto del 1977. E' il trampolino di lancio di una carriera caratterizzata da un'intelligente autoironia. affrontata sempre con rigore artistico e con una vena di Cresciuto in Irlanda,

Formica aveva studiato al Trinity College di Dublino, mentre a Londra ha inizio la sua gavetta (lavora anche sotto la direzione di Tony Richardson ne I Claudius). Nel 1973, entra nella compagnia del Teatro Stabile dell'Aquila. Poi, dopo il Festival di Spoleto, partecipa a vari film italiani, a cominciare da Cerca di capirmi di Mariano Laurenti, accanto a Massimo Ranieri. Per la televisione italiana, recita in miniserie come Lungo il fiume e sull'acqua, L'assassinio dei fratelli Rosselli e Giandomenico Fracchia. Nel 1976, è diretto da Manuel De Sica ne La domenica; poi interpreta Il giuoco delle parti e Amleto in trattoria, a teatro. Con Terapia di mucchio debutta anche alla scrittura e alla regia teatrale, riscuotendo successo.

L'esperimento si ripeterà con Madri & figli, A luce rossa e Formicando all'improvviso. Per il cinema Mario Monicelli lo dirige con Vittorio Gassman e Monica Vitti in Camera d'albergo. Sposato con Ombretta Bertuzzi dal 1990, alterna teatro, cinema e tv, di volta in volta accanto a Maurizio Micheli, Sergio Rubini e Rodolfo Laganà. Compare anche nel programma Paperissima condotto da Lorella Cuccarini e Marco Columbro, poi nel telefilm Linda e il brigadiere e nel film tv Ladri si nasce.


IlSole24Ore Leggi tutto...

martedì 30 novembre 2010

LA TRAGICA SCOMPARSA DI "MARIO MONICELLI", MORTO SUICIDA A ROMA


Un volo dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma. Scompare così Mario Monicelli, ultimo grande maestro del cinema italiano. Il regista si è ucciso lanciandosi, intorno alle 21 di lunedì sera, dal reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato da domenica. Il cineasta aveva 95 anni e soffriva di un tumore alla prostata. Il corpo di Monicelli è stato trovato dal personale sanitario dell'ospedale a terra, disteso nei viali vicino alle aiuole, a pochi metri dal pronto soccorso. Non ha lasciato nessun biglietto a spiegazione del suo gesto. Sul posto sono arrivati amici e familiari. Al San Giovanni sono giunti anche gli agenti del commissariato Celio per ricostruire quanto accaduto e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. La notizia del suicidio in pochi secondi ha fatto il giro del web: commenti, foto, ricordi, riflessioni sono postati velocemente su Facebook e Twitter, mentre su YouTube i video del maestro hanno raccolto numerosissimi clic.

STANCHEZZA E INSOFFERENZA - Secondo la ricostruzione, Monicelli ha effettuato prima il giro per la terapia poi, una volta rimasto da solo nella stanza doppia occupata da lui soltanto, ha raggiunto la finestra e si è gettato nel vuoto. La tragedia si è consumata nella palazzina principale dell'ospedale. Stando ad alcune testimonianze, il regista aveva mostrato stanchezza e insofferenza per la malattia che lo aveva colpito a 95 anni. «Era stanco di vivere» ha riferito un sanitario. La moglie del cineasta, in giacca nera e pantaloni grigi, è uscita con il volto sofferente e visibilmente provato dalle lacrime, ma con lo sguardo alto, senza dire nulla. Anche il padre del regista, il noto scrittore e giornalista Tomaso Monicelli, morì suicida nel 1946.

«POSSO CAPIRE QUESTO GESTO» - La notizia della scomparsa del regista ha colto di sorpresa il mondo del cinema e non solo. «Quello che è successo mi ha lasciato estremamente basito» ha commentato il produttore Aurelio De Laurentiis. «Io che lo conoscevo profondamente e sapevo della sua grande dignità e del suo desiderio di essere sempre indipendente e autonomo, posso capire questo gesto. Ultimamente aveva perso anche la vista ma fino all'ultimo era stato capace di una deambulazione perfetta. Insomma una persona sana che non tollerava l'idea di poter dipendere da qualcuno». «Sono attonito» ha detto Carlo Verdone, accogliendo con grande sgomento la notizia della morte tragica di Mario Monicelli. «Era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva più la vecchiaia. L'ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore - ha aggiunto l'attore romano - anche se a volte con condividevo il suo cinismo. Era gentile, cordiale, ma di poche parole. Un anno fa - ha ricordato Verdone - mi capitò di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: gli auguri, mi disse, non li fa più nessuno». «Non posso andare avanti: devo dirvi che è morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c'è più» ha detto invece Fabio Fazio durante la diretta di Vieni via con me, il programma condotto con Roberto Saviano su Raitre. Il pubblico in studio ha accolto la notizia con un lungo applauso. «Non so che cosa si dirà domani di quello che è successo - ha commentato Giovanni Veronesi -, ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale». Veronesi si è detto «scombussolato»: «L'avevo sentito poco tempo fa - ha spiegato - e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato». «Provo un grande dolore» ha scritto in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.


Corriere
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lunedì 29 novembre 2010

ADDIO A LESLIE NILSEN, UNA CARRIERA TUTTA DA RIDERE


LOS ANGELES - L'attore comico Leslie Nielsen, l'irresistibile detective di 'Una pallottola spuntata', é morto domenica in Florida, all'età di 84 anni, per le complicazioni di una polmonite. Lo ha riferito un portavoce. Nielsen deve la sua fama soprattutto al detective Frank Drebin e alla sua interpretazione in 'L'aereo più pazzo del mondò, ma la sua è stata una lunghissima carriera cinematografica e televisiva, durata più di 60 anni. Il portavoce ha fatto sapere che l'attore è morto in un ospedale vicino alla sua casa di Fort Lauderdale, circondato dalla moglie e dagli amici.


ANSA
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mercoledì 24 novembre 2010

(VIDEO) ENNESIMO INTERVENTO DI BERLUSCONI IN DIRETTA A BALLARO'


Una mobilitazione per l'11 e il 12 dicembre con raccolta di firme a favore del governo e, probabilmente, un nuovo simbolo dopo il voto di fiducia. Su queste due direttrici si sta muovendo Silvio Berlusconi in vista della nuova fase che si aprirà dopo il voto del Parlamento, il 14 dicembre. Intanto striglia il partito, diviso e nel quale quasi ogni giorno si apre uno scontro interno. "Le questioni interne - dice - conto di affrontarle quanto prima con la consueta disponibilità a prendere in considerazione le opinioni. Nel frattempo invito tutti a senso di responsabilità, sobrietà, rispetto dei nostri militanti e dei nostri elettori che non approvano personalismi ed esibizionismi". Poi, in serata, telefona in diretta a Ballarò. Il programma affronta il tema dei rifiuti e Berlusconi vuole rivendicare l'azione del governo e le "promesse mantenute". Ma la telefonata degenera. "Siete dei millantatori", chiosa il presidente del Consiglio prima di interrompere la comunicazione.

Ipotesi di cambiamento. Fonti accreditate dicono che il premier ha in mente di cambiare. L'ipotesi è che dal simbolo scompaia la scritta 'Pdl': così resterebbe solo 'Berlusconi presidente' o 'Silvio Berlusconi'. Ma potrebbe scomparire anche il Pdl: il premier avrebbe intenzione di bruciare le tappe e lanciare il nuovo partito proprio dopo il 14 dicembre. La data che farà da spartiacque tra vecchio e nuovo corso, dopo la quale Berlusconi dovrebbe - secondo le fonti - evocare una sorta di nuovo 'predellino', una 'uscita forte' dal punto di vista mediatico. Intanto si lavora alla mobilitazione. Sabato 11 dicembre manifestazioni in tutte le regioni, fra piazze e teatri. Il 12 i gazebo con la raccolta firme per chiedere ai sottoscrittori di sostenere il governo che, scrive il Cavaliere in una nota, "ha messo a punto il piano per il Mezzogiorno che sarà approvato nel prossimo Consiglio dei ministri dopo aver varato nelle scorse settimane la legge sulla stabilità finanziaria, già approvata dalla Camera, il federalismo fiscale e il piano per la sicurezza".

La telefonata a Ballarò. Intorno alle 22 il premier chiama in diretta il programma di RaiTre. Si discute di rifiuti, lui parla di un "ritorno di protesta" riferendosi a quanto accadde la sera del 2 giugno scorso, quando a mandarlo su tutte le furie fu un servizio sulla manovra economica del governo. Anche in quel caso telefonata, rapido intervento e giù la cornetta. "Il servizio che avete mandato in onda è mistificatorio - dice - avete fatto vedere una mia garanzia circa la soluzione di un problema in dieci giorni e circa la soluzione di un altro problema in tre giorni. In dieci giorni, attraverso il nostro Dipartimento della Protezione civile, siamo intervenuti, abbiamo rimediato alla situazione ed evitato che i rifiuti producessero miasmi. E abbiamo risolto la situazione intorno al Vesuvio alla fine del nono giorno". Poi continua: "Tre giorni fa avevo detto che i rifiuti dal centro di Napoli, dovuti all'inefficenza delle aziende delagate dal Comune, sarebbero stati rimossi, siamo intervenuti con l'esercito e sono stati rimossi, le nostre promesse sono state mantenute e lei - intima al conduttore Giovanni Floris, che cerca di fargli una domanda - la deve smettere di interrompere quando una persona deve dare una spiegazione conseguente a un misfatto di informazione che è stato commesso".

Berlusconi a Floris: "Siete dei mistificatori". "Se vuole, può venire in trasmissione", dice Floris ma il presidente del Consiglio lo interrompe con toni molto nervosi: "Lei crede che la Rai sia sua ma è pagata dai soldi di tutti gli italiani", dice, mentre il sala monta un mormorìo pronunciato, "non rispondo alle sue domande, voi - continua - siete dei prepotenti e mistificatori, l'ottimo ministro Fitto (ospite in studio, ndr) vi saprà dare delle risposte", "questa vostra tecnica non può funzionare con me che se permette di televisione me ne intendo". E chiude il telefono.

Floris: "Il problema è suo, non di Ballarò". Floris precisa che "noi, come già accaduto, quando arriva una telefonata del presidente del Consiglio la prendiamo, poi se si rimangia la parola è un problema suo, non un problema di Ballarò". Un problema che Floris sollevò - sempre a cornetta riattaccata - anche il 2 giugno quando il premier disse che non era "accettabile sentire in una tv di Stato certe menzogne". Anche allora non lasciò il tempo alle repliche. E il conduttore, come anche stavolta, replicò - sempre a conversazione troncata - che "quello che non è accettabile in una tv di Stato è che si inizi un dialogo e poi si insulti buttando giù il telefono prima che arrivi la risposta". Questa volta il giornalista spiega che "l'identità del nostro programma è che possano confrontarsi il bianco e il nero, esporre le proprie idee e venire confutati o coroborati dalle domande del giornalista. Da dieci anni - continua Floris - Ballarò si caratterizza per questo confronto, con quest'ottica abbiamo sempre ospitato le telefonate di Berlusconi, verrà un giorno che in Italia si potrà far parlare destra, sinistra e centro e noi siamo qui ad aspettarlo. Domani si vota su Rai e pluralismo, e non vorrei che questo intervento sia pontiere del voto...".

Le reazioni. In studio a Ballarò c'è anche il deputato di Fli Fabio Granata. Che subito dopo la telefonata riprende il discorso interrotto e dice a Floris: "Lei mi chiedeva della leadership di Berlusconi, da questa telefonata le posso dire che noi non gli riconosciamo alcuna leadership, Berlusconi fa propaganda". Al presidente del Consiglio fa eco il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, che affida alle agenzie di stampa il suo pensiero: "La faziosità dei programmi Rai non è più tollerabile. E' inaccettabile come il servizio pubblico italiano, pagato con i soldi dei cittadini impedisca a un presidente del Consiglio di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni. Ormai in Rai trova solo spazio chi denigra e deride questo governo e il presidente". Aggiunge Francesco Casoli, vice capogruppo Pdl a Palazzo Madama e membro della commissione di Vigilanza Rai: "E' inutile che Floris giustifichi la sua faziosità, basta solo ascoltare a chi sono indirizzati gli applausi di una claque ammaestrata per capire quanto Ballarò sia sbilanciato a sinistra. A Granata - aggiunge - faccio notare che Fini fa politica tanto quanto il premier solo che poi si nasconde dietro l'istituzionalità della sua carica".

Berlusconi, commenta il capogruppo dell'Idv, Massimo Donadi, "si conferma per quel che è, un venditore di fumo arrogante e mistificatore. Le bugie sull'emergenza rifiuti non hanno bisogno di spiegazioni, la realtà è sotto gli occhi di tutti". E Antonio Di Pietro: "L'aggressione a Floris è la prova provata che Berlusconi è abituato solo a utili servi e a discepoli consenzienti". Osserva Giuseppe Giulietti, portavoce dell'associazione Articolo21: "Se ancora ci fosse stato bisogno di un prova dell'assenza di equilibrio che caratterizza il presidente del Consiglio, è puntualmente arrivata. Per l'ennesima volta ha dimostrato che non è in grado di accettare il contraddittorio e che non accetta altro che domande concordate. Sarà bene che il presidente Galimberti e il dg Masi ricordino al premier che valgono anche per lui le regole del contraddittorio e della buona educazione".


(REPUBBLICA.it)


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giovedì 11 novembre 2010

CINEMA IN LUTTO, MORTO IL PRODUTTORE "DINO DE LAURENTIS"


È morto a Los Angeles il produttore Dino De Laurentiis. Era nato a Torre Annunziata l'8 agosto del 1919. Il suo vero nome era Agostino De Laurentiis. Dino de Laurentiis ha prodotto alcuni tra i film più celebri del cinema italiano, da Riso Amaro (1948) di Giuseppe De Santis a Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo, da Dov'è la libertà? (1954) di Roberto Rossellini a Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli e La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, Leone d'Oro a Venezia.

Nel 1948 con Carlo Ponti ha costituito la Ponti-De Laurentis e ha realizzato il primo film italiano a colori, Totò a colori (1952) per la regia di Steno. Con Federico Fellini sono arrivati poi La strada e Le notti di Cabiria, ambedue premi Oscar per il miglior film straniero. Nel 1957 ha sposato l'attrice Silvana Mangano, morta nel 1989. Ha anche realizzato gli studi di Dinocittà vicino Roma e anche in America ha prodotto pellicole di grande successo, come I tre giorni del Condor di Sidney Lumet, Il giustiziere della notte di Michael Winner (1974, con Charles Bronson), i remake di King Kong di John Guillermin (1976) e di Il Bounty di Roger Donaldson (1984, con Mel Gibson) oltre all'Anno del dragone di Michael Cimino. Tra le pellicole più recenti, Hannibal di Ridley Scott.


(ILMESSAGGERO.it)
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martedì 9 novembre 2010

CALIFANO CADUTO IN DISGRAZIA CHIEDE LA LEGGE "BACCHELLI"


ROMA - Franco Califano, 72 anni, povero e malato, chiede aiuto allo Stato e invoca la legge Bacchelli. «Sì, non me ne vergogno: il 15 luglio di quest'anno sono caduto dalle scale e mi sono rotto tre vertebre. Questo incidente ha fatto venir meno la mia unica consistente fonte di reddito, ovvero le serate. E mi ha messo in ginocchio».

Scusi, Califano, perché dice «unica fonte di reddito»? Lei è un autore affermato, non ci sono i diritti d'autore? «Mah, io non so bene come funzioni la Siae, so soltanto che prendo circa diecimila euro a semestre. Sempre diecimila, misteriosamente non aumentano né diminuiscono mai. Non ce la faccio. Oltre a tutto vivo in affitto. E in questo momento non sono più autosufficiente con tutto quello che la cosa comporta». E così lei non disdegnerebbe un aiuto da parte dello Stato? «Io non credevo che fosse possibile. Ma alcuni amici, come il mio medico curante e il senatore Domenico Gramazio del Pdl hanno preso a cuore il mio caso e mi hanno spiegato che esiste una legge, la cosiddetta legge Bacchelli, che prevede un sussidio mensile vitalizio per persone che abbiano dato lustro alla cultura italiana. Ne so poco, ma mi sembra di avere tutti i requisiti per beneficiarne».

La Bacchelli (legge n. 440 dell'8 agosto 1995) prevede l'assegnazione di un contributo straordinario vitalizio a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza.Il senatore Domenico Gramazio conferma: «Presenterò al ministro Bondi la proposta nella quale chiedo di applicare a Califano la legge Bacchelli. Perché è un poeta che ha scritto alcune delle canzoni più belle della storia della musica leggera italiana e si trova in una situazione non florida».

Senatore, ma l'attuale reddito di Califano è superiore a quello di molte famiglie. Come pensa che la prenderanno i lavoratori e i cassintegrati? «Molte persone famose delle sport o dello spettacolo hanno realizzato miliardi e poi, per una serie di ragioni, si sono ritrovate in difficoltà. Ricchi che si sono mangiati tutto. No, non ho dubbi, io vado avanti. E poi è davvero sicuro che la gente la prenderà male? "Califfo" è un eroe popolare. Lo invitai a una festa in piazza Tuscolo a Roma e richiamò cinquemila persone. E poi, anche se la cosa non è rilevante, è sempre stato un uomo di destra in tempi non sospetti».

Califano, lei è un artista molto popolare. Ma è davvero sicuro di meritare questo beneficio? «Direi di sì. È vero, sono stato un artista di fama, ma ho avuto anche un sacco di guai. Sono finito in galera per tre anni e il pubblico quando sono uscito non mi ha abbandonato».

Belle donne, auto di lusso. Lei non è stato certamente una formica... «No, lo ammetto. Ora comunque sono con le spalle al muro. Quando le cose andavano bene non ho pensato a comprare una casa anche perché amavo cambiare spesso luogo: mi spostavo in continuazione fra alberghi, residence, città diverse. Ora, anche se me lo potessi permettere, non comprerei una casa. Per chi? Non ho figli, non ho eredi». «Minuetto», «La musica è finita», «Tutto il resto è noia», «Un'estate fa» sono pezzi fondamentali della cultura musicale italiana. Come pensa che reagirebbe il comune cittadino se le venisse assegnata la pensione per artisti poveri? «Non lo so. Chi mi conosce davvero sa che sono sempre stato una brava persona. Non dimentichiamo che fui arrestato nel 1970 per possesso di stupefacenti, nella vicenda che coinvolse Walter Chiari, e rifinii in carcere nel 1983 per lo stesso motivo e pure per porto abusivo di armi, questa volta insieme a Enzo Tortora. In entrambi i processi sono stato assolto perché il fatto non sussiste. Forse lo Stato mi deve qualcosa».

Dopo una vita spericolata... Lei stesso, in una delle atobiografie confessa di aver avuto oltre mille amanti. «In effetti non ero uno che badava a spese. Quando usciva un nuovo modello di auto il primo veicolo disponibile era il mio. Per non parlare delle moto (passione che mi è passata quando è arrivato l'obbligo del casco). Quando avevo storie con attrici importanti abitavo all'Excelsior o al Grand Hotel. Avevo sempre come minimo tre macchine, una Mercedes, una Jaguar decappottabile e una Maserati o una Ferrari (con la quale ho avuto un pauroso incidente). Ma poi ho sempre aiutato tutti: amici veri e falsi».Tutto questo sembra però lontano. L'affitto non viene pagato da mesi, la linea telefonica fissa è staccata, la voce incerta, l'argomentare faticoso. E tutto il resto è noia.


(CORRIERE.it)
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SAVIANO E LA MACCHINA DEL FANGO, "LA DEMOCRAZIA E' A RISCHIO"


Se, come dice Roberto Saviano, "nella televisione italiana il diritto a parlare lo conquisti con gli ascolti", tutto fa pensare che meriti una rubrica quotidiana su una rete Rai. Perché - ma sarà lo share a parlare, ferma restando l'insondabilità dei gusti del pubblico italiano - c'è motivo di credere che la prima puntata di Vieni via con me - spazio faticosamente conquistato su RaiTre dopo le contrarietà di viale Mazzini e le polemiche - di pubblico ne abbia conquistato parecchio.

La leggerezza di Fabio Fazio - co-conduttore insieme all'autore di Gomorra - che elenca "le prostitute che lavoravano a Pompei prima dell'eruzione, quelle colte e raffinate che si vendevano per influenzare i clienti potenti che gestivano la politica, poi è crollato tutto ma il crollo continua ancora adesso"; la linearità con cui lo stesso Saviano illustra il meccanismo della macchina del fango - Boffo, Cosentino, la casa di Montecarlo, anche Giovanni Falcone -; l'ironia coraggiosa con cui Nichi Vendola sciorina ventisette modi per dire omosessuale (gli elenchi sono uno dei perni del programma) ma pure le drammatiche forme di "espiazione" loro riservate; Roberto Benigni che travolge trascina e infine emoziona cantandola, la canzone che dà il titolo al programma, Vieni via con me; Claudio Abbado che difende la cultura dai tagli perché "è come l'acqua, come la vita".

Il Paese, gli elenchi, la gente comune. Tre punti dai quali il programma parte per un viaggio in Italia attraverso incognite, antinomie, incertezze ma pure prospettive, aspirazioni, speranze. Quelle di una signora di 88 anni - è l'attrice Angela Finocchiaro a leggere una sua lettera - che prende 500 euro di pensione e dice di aver lottato una vita per un'Italia più giusta "e ancora spero di vederla"; quelle di una giovane precaria che fa la lista di tutti i lavori che ha fatto per pagarsi l'università; quelle di una suora che vuole la moschea a Torino e spiega perché.

Che avrebbe parlato della macchina del fango, Saviano lo aveva annunciato su Repubblica 5. Il meccanismo che "mette a rischio la democrazia". Che "arriva a infamare una persona che si pone contro certi poteri". Boffo, Caldoro, Fini e la casa di Montecarlo. Articolato e elementare: "Parte da fatti minuscoli della tua vita privata che vengono usati contro di te. Stai per scrivere un articolo e pensi 'domani mi attaccheranno' su cose che non hanno niente a che vedere con la vita pubblica, lo faranno con il tuo privato e ti costringeranno a difenderti. Allora prima di metterti a scrivere ci pensi. E vuol dire che si è incrinata la libertà di espressione". La differenza "fra inchiesta e diffamazione: l'inchiesta si fonda su una quantità abnorme di informazioni, quelle che i giornalisti sognano di avere per approfondire, la diffamazione usa un solo elemento e lo costruisce contro la persona che prende di mira. Ti compromettono con l'obiettivo di dire 'siamo tutti uguali'. Tutti egualmente sporchi. Invece - continua Saviano - la forza della democrazia è la molteplicità. Le differenze. Quelle che la macchina del fango non vuole che il cittadino veda. La privacy, ad esempio: è sacra. Ma una cosa è la privacy, un'altra è scegliere le proprie amiche da candidare, un'altra è finire nelle mani degli estorsori: quella smette di essere privacy e inizia a essere condizionamento della cosa pubblica. E può essere crimine". Ai giovani, in particolare, si rivolge perché ascoltino "la storia di una persona che è riuscita a resistere a una macchina del fango gigantesca: Giovanni Falcone".

L'elenco, si diceva, un'anima del programma. Nichi Vendola spiazza con il suo. Il governatore poeta pronuncia ventisette modi per dire omosessuale. Invertito e buzzarone, pederasta e cripto-checca, burrone, arruso, bucaiolo e via così. Il coraggio dell'ironia. Che diventa dramma quando il leader di Sinistra e Libertà elenca le possibili "espiazioni" dell'omosessualità: evirato, deportato nei lager e nei gulag, confinato, ricoverato in manicomio, stuprato per punizione. E ancora, le classificazioni dell'omosessualità nella vita pubblica: "crimine", "disordine", "pulsione di morte", "sporcizia", "peccato". Allora, conclude Fazio citando la battuta di Silvio Berlusconi, "è molto meglio guardare le belle ragazze che essere gay?". Replica Vendola: "E' molto meglio essere felici".

Non è vero che l'attesa è tutta per Benigni, come si dice sempre in circostanze come questa. L'attesa, stavolta, è per tutti i protagonisti della serata. E anche Benigni non tradisce le aspettative. Il materiale che l'attualità recente gli ha fornito è roba che sta tutta nelle sue corde. Le escort che sarebbero una vendetta della mafia - l'ha detto Berlusconi a proposito della vicenda Ruby - e le sue guardie del corpo che ne scovano in ogni angolo della sua casa, rientrando, alla sera. L'opposizione che insiste, "Berlusconi si può battere solo sul piano politico" e allora "ci vuole una ragazza del Pd", l'invocazione a Rosy Bindi, "tu gli garbi, dai una foto a Fede e ti intrufoli, gli dici che sei maggiorenne, e se t'arrestano basta che dici che sei la suocera di Zapatero". Ironia anche sulle polemiche di qualche settimana fa, legate ai compensi degli ospiti del programma e anche al suo cachet (alla fine l'attore ha partecipato a titolo gratuito), "sono d'accordo a venir gratis, la Rai ha bisogno di soldi, però Masi non fare scherzi: a un semaforo quando ho abbassato il vetro un polacco mi ha riconosciuto e mi ha dato un euro..".

Poi, mentre sullo sfondo campeggiano le immagini del crollo di Pompei, un altro elenco tocca al maestro Claudio Abbado - ultimo ospite -, quello delle ragioni per cui bisogna difendere la cultura contro i tagli del governo. Perché "arricchisce sempre, è contro la volgarità e permette di distinguere tra bene e male, è lo strumento per giudicare chi ci governa ed è libertà, di espressione e parola. Con la cultura si sconfigge il disagio sociale delle persone perché è riscatto dalla povertà". Ma soprattutto "la cultura è un bene comune e primario, come l'acqua. Ed è come la vita. E la vita è bella".


(REPUBBLICA.it)
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lunedì 8 novembre 2010

SAVIANO, STASERA IN PRIMA SERATA SU RAITRE


Io vorrei rivolgermi ai giovani, stasera, nella prima puntata di "Vieni via con me", per spiegare che la macchina del fango non è nata oggi, ma lavora da tempo. Quando si dà fastidio a chi comanda si attiva un meccanismo fatto di dossier, di giornalisti conniventi, di politici faccendieri che cercano attraverso media e ricatti di delegittimare i rivali.

Qualunque sia il tuo stile di vita, qualunque sia il tuo lavoro, qualunque sia il tuo pensiero, se ti poni contro certi poteri questi risponderanno sempre con un'unica strategia: delegittimare. Delegittimare il rivale agli occhi della pubblica opinione, cercare di renderlo nudo raccontando storie su di lui, descrivere comportamenti intimi per metterlo in difficoltà, così che le persone quando lo vedono comparire in pubblico possano tenere in mente le immagini raccontate e non considerarlo credibile.
Questa è disinformazione, più sottile della semplice calunnia che agisce soprattutto con i nemici. La disinformazione invece punta a distruggere le vittime nel campo degli amici, seminando quei dubbi e quei sospetti che proprio gli amici debbono temere.

La macchina del fango è il tema della prima puntata di "Vieni via con me", la trasmissione che per la prima volta mi ha messo alla prova come autore televisivo. Anche questa è una esperienza da raccontare. Lavorare ad un programma, costruirlo dal suo primo minuto all'ultimo ha qualcosa di irreale per uno che fa lo scrittore.

Sulla pagina tutto ciò che scrivi è spazio di immaginazione, tutto ciò che racconti può essere vissuto, pensato e rielaborato nella testa e nell'anima del lettore. Con la tv questo non lo puoi generare, le parole non sono scritte, le parole in tv si devono vedere. La narrazione è più efficace proprio quando non cerchi di riprodurre fedelmente la vita, ma quando con onestà la trasformi in un racconto. E nel racconto televisivo gli articoli sono le luci dello studio, gli aggettivi sono i filmati, i verbi sono i movimenti di scena, le frasi sono le inquadrature, la punteggiatura sono gli ospiti. In un tempo limitato deve entrare tutto: la volontà di raccontare uno spaccato significativo di esistenza e l'onestà di raccontarla come un punto di vista, non come verità assoluta. Capisci di essere un abusivo della tv, così come lo sono stato del teatro. In fondo tranne che sulla pagina ti senti straniero ovunque e forse questa è anche la magia di chi lavora con le parole, quella di doversi riconquistare ogni volta sul campo la legittimità a pronunciarle.

"Vieni via con me" era nata come una trasmissione che voleva raccontare il Paese con l'obiettivo di far bene le cose che crediamo di poter offrire al pubblico. Poi lentamente ci siamo accorti che iniziavamo a non essere graditi e arrivarono molti segnali in questo senso. Segnali che ci impedivano di continuare a lavorare. Poi siamo riusciti a riprenderci almeno in parte il nostro spazio di lavoro, a non farci cancellare. Il tanto rumore per nulla, di cui spesso si è accusati, quel pensiero latente di chi dice: "Avete visto, tanto gridare alla censura e poi la trasmissione la fate, e alle vostre condizioni".

Se fossimo stati in silenzio subendo le condizioni che la Rai di Masi ci stava dando, avremmo lavorato nella consapevolezza di stare costruendo qualcosa che non era nei patti e soprattutto non coincideva con le idee che avevo, con i racconti che avevo preparato. Nel caso della televisione italiana purtroppo il diritto a parlare lo conquisti con gli ascolti e con una comunità pronta a difenderti. Senza ascolti non si ha una seconda opportunità. E questo soprattutto per la tv pubblica è una dialettica ingiusta, bisognerebbe guardare alla qualità, alla necessità di un programma. Perché ti si giudichi per quello che sai fare e per quanto vali non è sufficiente fare bene il tuo lavoro, ma diventa necessario anche difenderlo e con molto rumore se la situazione lo richiede.

Questo è il nuovo meccanismo della censura, porre mille difficoltà alla realizzazione di un progetto, ma nell'ombra, in sedi il cui accesso è riservato a pochi, a persone coinvolte, che hanno tutto da perdere a mostrare i meccanismi e poco o nulla da guadagnare. E poi far parlare i fatti: "Andate male", "Non vi guarda nessuno", "Avete fatto ascolti da terza serata". Se l'unica protezione, oggi, alla televisione che non sia reality, che non sia leggero intrattenimento sono gli ascolti, l'unico modo per tagliare fuori chi ha proposte non migliori, non politicamente impegnate, ma semplicemente alternative, è dimostrare che quel tipo di racconto non ha mercato. Togliere i mezzi perché la qualità si affermi, ridurre luce perché resti in ombra il discorso: questo il nuovo modo per far morire in televisione tutto ciò che può essere cultura, racconto, libri, e facilmente dire "non funzionano", per poter investire su altro.

E così spesso hai la sensazione di lavorare non con il tuo editore ma contro di lui. E se da un progetto di quattro puntate si passa a due, e se poi le due puntate devono competere con partite di coppa a chi raccontiamo che gli ascolti sono stati bassi perché quelle erano le condizioni e non altre? A chi raccontiamo che non si tratta di dettagli ma di pilastri che quando si progetta una trasmissione contano quasi quanto i contenuti? A chi raccontiamo che non vale il "fate bene il vostro lavoro che poi raccoglierete i frutti".
E poi le balle sui compensi dette in un Paese come il nostro, irritato, esacerbato, esausto. Che campa con stipendi da fame. Nessuno, ma proprio nessuno che abbia detto cifre vere, perché lo scopo era innescare diffidenza, non dare informazioni. Del resto i compensi sono generati dal mercato e non da un'idea. Sono direttamente proporzionali a quanto fai guadagnare. E non ci sarebbe nulla di immorale a parlarne se non fossimo vittime del preconcetto secondo cui chi guadagna lo fa sempre senza merito alcuno. Che lavoro è il tuo: criticare a pagamento? Forse è inutile spiegare che si tratta di altro. Del resto, tutto questo ciarpame evapora di fronte al sorriso di Benigni. Di fronte al genio organizzativo di Fabio Fazio che è anche altro dal preciso conduttore che siamo abituati a vedere. E poi Claudio Abbado, un uomo raro, delicato ma che ruggisce ogni qual volta s'imbatte nella stupidità del potere, nella bruttezza dell'ignoranza. Un passerotto da combattimento per usare le parole di Faber. Di loro il nostro Paese ha bisogno come dell'aria.

In ultimo le prove durante le quali, per quanto blindate, cercano di ficcarsi persone pronte a riportare il minimo dettaglio. Il clima del Paese lo intuiscono tutti, ed è un clima di profonda diffidenza. E di più teme chi ha paura che lo si sveli. E quindi in molti a spiare e cercare di carpire. Ma lo sappiamo, e quindi durante le prove sappiamo anche cosa non dire: passaggi, considerazioni, racconti che in diretta soltanto si potranno ascoltare. In trasmissione giocheremo con gli elenchi invitando tutti, personaggi più o meno noti e gente comune, a dirci i motivi per cui vale la pena restare in Italia o per cui vale la pena andare via, emigrare, cercare realizzazione altrove. Abbiamo iniziato a raccogliere elenchi e commenti, ci aspettavamo una valanga di malanimo. Immaginavamo che le persone, anche coloro che sono emigrate, guardassero al nostro Paese, al loro Paese, come a una palude che ti impedisce qualunque tipo di realizzazione. E invece non è così. Ed è per questo che siamo qui, per provare a raccontare quella parte del Paese, che è la più grande, che ha voglia di ridisegnare questa terra, ha voglia di dire che non siamo tutti uguali, che la nostra diversità risiede nel saper sbagliare senza essere corrotti, nell'avere delle debolezze che non comportino ricatti ed estorsioni. E nel sognare, senza vergognarcene, di tornare a chiamare questa terra ora tanto infelice, patria.


(REPUBBLICA.it)
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giovedì 21 ottobre 2010

MORTO IL FONDATORE DI PENTHOUSE, BOB GUCCIONE AVEVA 79 ANNI


Il fondatore della rivista porno Penthouse, Bob Guccione, è morto di cancro all'età di 79 anni. Lo ha reso noto la famiglia. Guccione è morto a Plano, in Texas, dopo una lunga malattia, assistito dalla moglie April Dawn Warren e da due dei suoi figli. Penthouse di Guccione fu il principale concorrente di Playboy di Hugh Hefner nel settore delle riviste porno soft e fu il primo giornale a pubblicare un nudo integrale frontale.

Il successo milionario di Penthouse, nato nel '69, fu dovuto a un mix di foto piccanti, giornalismo investigativo, fantascienza e annunci erotici. Rispetto a Playboy era più sessualmente esplicito. Grazie ai profitti della rivista, Guccione potè lanciare altre riviste, in primo luogo quella di scienza Omni. Il suo gruppo pubblicò anche Forum, Variations e Penthouse Letters, basati su alcune delle rubriche più popolari della testata principale. Guccione possedeva una delle più grandi dimore di Manhattan. Ma alla fine perse il suo impero dell'erotismo a causa della censura dell'epoca reaganiana, del fallimento di una serie di iniziative imprenditoriale stravaganti e della diffusione della pornografia online.

Nel '77 Guccione fu il produttore di "Io, Caligola" di Tinto Brass, film con un cast stellare (Malcolm McDowell, Peter O'Toole, John Gielgud, Helen Mirren), che voleva rappresentare un esempio di erotismo colto (Brass era un regista d'avanguardia, la sceneggiatura era di Gore Vidal e Masolino d'Amico). Il film ebbe una storia tormentata di liti, tagli, rimaneggiamenti e censure: Guccione stravolse l'opera originale girando molte scene personalmente, tanto che Brass e Vidal sconfessarono il prodotto finale.


(ANSA.it)
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martedì 19 ottobre 2010

MASI, DOPO SANTORO BLOCCA BENIGNI E IL PROGRAMMA DI SAVIANO


Prima il caso Santoro (che ha fatto il record di ascolti), poi il tentativo di censura a Report 1 (altro record) con le accuse scomposte del ministro Romani, e ora la clamorosa denuncia di Fabio Fazio contro i vertici della Rai alla vigilia del nuovo programma condotto insieme a Roberto Saviano: "Così - dice Fazio - il programma non può andare in onda". La clamorosa presa di posizione del conduttore è per denunciare il mancato via libera ai contratti per Roberto Benigni, Paolo Rossi e Antonio Albanese, previsti come ospiti della prima puntata che dovrebbe andare in onda l'8 novembre in prima serata su Raitre.

"A tre settimane dalla messa in onda - denuncia Fazio - Endemol Italia non ha ancora il contratto, gli ospiti non hanno ancora il contratto e giustamente Saviano dice: 'Così non vado in onda' e io sottoscrivo pienamente". Evidentemente, conclude Fazio "è un momento in cui la tv non può permettersi di raccontare la realtà". Fazio esclude che dietro i ritardi nell'approvazione dei contratti ci siano ragioni di carattere economico: "Benigni ha accettato tutte le condizioni poste dalla Rai", e a quanto si apprende il premio Oscar avrebbe garantito la sua presenza alla prima puntata per un cachet decisamente inferiore a quello percepito per la sua ultima apparizione in Rai, lasciando all'azienda tutti i diritti. "Ma a tre settimane dal via - ribadisce Fazio - praticamente non ha il contratto nessuno. E per di più oggi abbiamo saputo da Raitre che son stati rimandati indietro contratti sui quali erano già stati presi accordi. Ora basta".

Infine Fazio precisa: "Lo abbiamo già detto prima dell'estate: i programmi o si fanno bene o non si fanno, le vie di mezzo non esistono. Ci siamo messi a lavorare e abbiamo raccontato per filo e per segno all'azienda la trasmissione, nella quale Saviano avrebbe voluto parlare di mafia e politica, di emergenza rifiuti, di carceri, di ricostruzione all'Aquila, di delegittimazione e macchina del fango. Capisco che sono argomenti che fanno paura".


(REPUBBLICA.it)
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venerdì 15 ottobre 2010

SANTORO ANNUNCIA RICORSO SALVA PUNTATE E MOBILITA GLI ITALIANI


Un ricorso interno per salvare 'Annozero' e un appello al suo pubblico. Michele Santoro ha reagito così alla sospensione di dieci giorni decisa dal dg Mauro Masi. Nell'anteprima della puntata dedicata alla crisi, il conduttore ha spiegato che avrebbe preferito ricorrere al giudice ordinario, per avere una sentenza, ma per ottenere l'immediata sospensione della sanzione ed impedire lo stop di due puntate, è costretto a fare appello al collegio arbitrale. "E' una soluzione che non amo e in cambio vi chiedo una cosa - ha detto rivolgendosi agli spettatori -. Raccogliete in ogni casa una dichiarazione per il presidente Rai: 'Sono un abbonato e non voglio essere punito al posto di Santoro'".

Il conduttore, annunciando che nei prossimi giorni spiegherà le modalità dell'iniziativa, ha concesso di poter aver commesso uno sbaglio, "ma - ha aggiunto - questa è una punizione umiliante, che non è stata data neanche a chi ha rubato in Rai". Santoro si è anche rivolto al premier Berlusconi: "Noi non siamo l'opposizione della tv, siamo il primo programma di informazione della tv italiana e questo è il motivo per cui lei 'non ce vo' sta". Il dg Mauro Masi non ha replicato, ma questa mattina (giovedì, ndr) ha reagito ad alcuni articoli di stampa. Sono partite querele nei confronti de L'Unità e de Il Manifesto. Il quotidiano diretto da Norma Rangeri ospitava in apertura proprio la vignetta di uno dei protagonisti del programma di Santoro. Vauro ha raffigurato Masi vestito come un ultrà serbo, con la doppia scritta 'Arrestato l'ultrà serbo che ha fatto sospendere la partita a Marassì e 'Ancora a piede libero l'ultrà servo che ha fatto sospendere Annozero alla Raì. Masi ha anche smentito ipotesi di licenziamento che - ha precisato - è al di fuori delle competenze dirette del dg. Nella maggioranza Fabrizio Cicchitto difende l'operato di Masi, affermando che "non esiste un problema di libertà di stampa, ma di buona educazione". Ma nel Pdl non tutti la pensano come il capogruppo alla Camera. Dopo la difesa di Niccolò Ghedini, che ieri Maurizio Gasparri ha definito colpito dalla "sindrome di Stoccolma" dopo le sue frequenti partecipazioni al programma, anche Carlo Vizzini boccia la linea del dg. "La sospensione è fuori dal mondo", afferma in trasmissione il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. L'opposizione si schiera compatta al fianco del conduttore. "La politica della Rai è irresponsabile", affermano Pierluigi Bersani e Francesco Rutelli.

La prossima settimana il caso Santoro dovrebbe finire in Commissione di Vigilanza. Non è stato ancora deciso se ci saranno convocazioni. Pancho Pardi dell'Idv chiede che venga sentito Masi, mentre Alessio Butti del Pdl reputa "inutile l'ennesima audizione del direttore generale". Luciano Sardelli di Noi Sud propone, invece, di sentire il conduttore. Ieri davanti a viale Mazzini si è svolta un'altra manifestazione, dopo quella di mercoledì a sostegno del programma. Questa volta in strada è sceso il movimento Riva destra per appoggiare la decisione del dg.

CHIUSURA SULLE NOTE DI 'LA LIBERTA'' DI GABER - Si è chiusa sulle note della canzone di Giorgio Gaber 'La liberta'' la quarta puntata di 'Annozero'. Michele Santoro ha invitato tutto il pubblico a cantare in coro. Poco prima la canzone aveva fatto da sottofondo alle vignette di Vauro, che ha raffigurato Santoro in diverse scenette, commentandole con il testo di Gaber. Il vignettista ha anche ironizzato sulla scelta del dg Mauro Masi di querelare Il Manifesto che aveva in prima pagina una sua vignetta: "Sono senza contratto e pensavo si fosse dimenticato di me - ha detto -. Invece mi ha querelato, sono commosso". "Così sarai tu a dover pagare lui", ha aggiunto Santoro.


(ANSA.it)
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mercoledì 13 ottobre 2010

CASO SANTORO, IL DG RAI MASI SOSPENDE ANNOZERO


Tre settimane di riflessione. Oggi l’attesa sentenza. A emetterla sarà il direttore generale della Rai, Mauro Masi, contro Michele Santoro. Colpevole - a suo dire - di averlo apostrofato con un «vaffan...bicchiere» in diretta televisiva lo scorso 23 settembre, in occasione della prima di «Annozero». E ieri, nella stanza del direttore generale - dopo tre settimane di ipotesi e ventilate sanzioni - il Dg da un lato, e gli avvocati dello «Studio legale Pessi» dall’altro avrebbero trovato la «quadra» per la sanzione disciplinare da infliggere al conduttore di «Annozero».

Non il licenziamento (che Masi aveva ventilato), ovviamente, perché i consiglieri della Rai non sono mai sembrati inclini all’ipotesi, ma la sospensione. Una, o due, puntate. Insomma, il massimo della sanzione, che prevede fino a dieci giorni di stop con il rischio che due puntate del programma possano restare nel cassetto. Linea dura? Chissà. Di fatto, i provvedimenti disciplinari che rientrano nelle competenze del capo azienda sono tre: il richiamo orale, quello scritto e la sospensione. Non il licenziamento, che può essere proposto, ma deve avere il via libera del cda.

Un’operazione ardita, quindi, che in caso di bocciatura, avrebbe generato rischi di permanenza anche per il Dg. A maggior ragione, visto che sia i consiglieri di centro-sinistra che quelli di centro-destra della Tv pubblica (che pure avevano censurato le considerazioni del giornalista) avevano fatto capire di essere contrari. E lo avevano, di fatto, sancito all’indomani di quella puntata del 23 settembre, quando il Dg con una dichiarazione sostenne che «la questione dovrà essere affrontata in tutta la sua gravità in Consiglio di Amministrazione della Rai al più presto», salvo poi le puntualizzazioni dei consiglieri che ribadirono che «non spetta al cda comminare sanzioni disciplinari».

Oggi, dunque, un altro step di uno scontro lunghissimo. Da una parte Mauro Masi dall’altra Michele Santoro, che naturalmente potrà opporsi alle eventuali decisioni del direttore generale, ricorrendo anche al giudice del lavoro. E gli argomenti a Michele Santoro non mancheranno. A partire dall’analisi di quella sua frase finale dello scorso 23 settembre che recitava testualmente: «Ora dimenticate Santoro, dimenticate tutto. Se viene un direttore e vi dice: ogni bicchiere deve avere un marchio di libertà ex ante, voi che rispondete: ma ‘vaffa...nbicchiere». E quel «un direttore» per Santoro, ma anche per chi sarà chiamato a valutare il ricorso potrebbe non specificatamente riguardare Mauro Masi.

Non solo, Santoro potrebbe anche sostanziare le sue tesi con gli argomenti rappresentati durante la conferenza stampa di presentazione del suo programma: le difficoltà e le incertezze che da sempre accompagnano i suoi programmi, le polemiche sul contraddittorio, la mancanza di contratti per i suoi collaboratori, vedi Travaglio, ma non solo. Insomma, considerazioni che per Santoro da sempre fanno rima con mobbing. E c’è da scommettere, che qualsiasi saranno le decisioni lo scontro dentro e fuori viale Mazzini non si arresterà. Salvo colpi di teatro dell’ultim’ora.


(LASTAMPA.it)
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ADDIO AD ANGELO INFANTI, IL VOLTO DI "MANUEL FANTONI" IN BOROTALCO


Per i fan dei film di Carlo Verdone, dopo la scomparsa nel '94 di Mario Brega, e' un lutto importante la morte oggi, all'ospedale di Tivoli, dell'attore Angelo Infanti, 71 anni, l'indimenticabile sparafrottole Manuel Fantoni di Borotalco. E' morto per un arresto cardiaco. Si era sentito male sabato nella sua casa di Zagarolo, il piccolo centro vicino Roma dove era nato il 16 febbraio del 1939. Forse giovedì i funerali, dicono i familiari.

A Carlo Verdone deve grande popolarità (l'aveva voluto anche in Bianco Rosso e Verdone del 1981, oltre che in Borotalco), ma la sua carriera è lunga, costellata di B movie poliziotteschi ma anche di film d'autore come Il padrino di Francis Ford Coppola, Il Gattopardo di Luchino Visconti e negli anni '80 in Storia di Piera di Marco Ferreri. Voce profonda, presenza affascinante da playboy degli anni '70, Angelo Infanti aveva lavorato anche in film sexy, tra cui la serie Emanuelle nera di Joe D'Amato. Con Bud Spencer aveva lavorato in Piedone d'Egitto, con Alberto Sordi in In viaggio con papà, con Diego Abatantuono in Attila flagello di Dio.

In tv si era visto tra l'altro nella prima Piovra di Damiano Damiani (che l'aveva poi voluto anche nell'Inchiesta), in Vite Blindate, Don Matteo, Gente di mare. Un anno fa era stato diretto da Fausto Brizzi in Ex. Ma è il sedicente architetto Manuel Fantoni di Borotalco il suo ruolo cult, citato a memoria dai fan di Verdone e cliccato su YouTube. "Un bel giorno mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Per due anni girai il mondo e non seppi mai che cazzo trasportava quel cargo, ma forse un giorno lo capii: droga" urla Fantoni all'imbranato Sergio Benvenuti che lo ascolta rapito e poi decide che per conquistare Nadia (Eleonora Giorgi) potrà prendere ispirazione dalla seduzione pallonara dell'architetto e comincia a pontificare sui divi di Hollywood, Burt Lancaster alcolizzato, Burt Reinolds buro, Robert Redford troppo tenero... Fino allo svelamento finale quando Manuel Infanti urla a Sergio Benvenuti:"Nun è vero nienteeeee, t'ho raccontato n'sacco de fregnaccee". Due anni prima Angelo Infanti aveva provato a sedurre la stanca Magda di Furio di Bianco Rosso e Verdone.

I due, Verdone e Infanti, si erano conosciuti a casa di Sergio Leone, il regista che incoraggiò Verdone e gli produsse il primo film. "Ho perso un caro amico" ha detto all'ANSA Verdone appena saputa la notizia. "Lo avevo conosciuto a casa di Sergio Leone, era il classico bello di una volta. Uno che poteva fare ruoli classici, ma anche film d'azione - continua Verdone -. Quando scrissi 'Bianco Rosso e Verdone' pensai che era perfetto per insidiare la moglie di Furio. Aveva la faccia adatta. Ma il successo per lui arrivò con il personaggio di Manuel Fantoni in cui ho rappresentato un vero e proprio esempio di mitomania. Peccato - conclude il regista - era una persona spiritosa con cui amavo lavorare".

Anche Fausto Brizzi, con cui aveva lavorato due anni fa in Ex, ne ha un bel ricordo, "una persona gradevole e molto simpatica".


(ANSA.it)
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giovedì 30 settembre 2010

OGGI E' MORTO TONY CURTIS ALL'ETA' DI 85 ANNI


E' morto Tony Curtis. Una delle leggende del cinema si e' spenta nella notte. Ne da notizia Entrateinment toonight, e la notizia secondo il sito sarebbe stata confermata dalla figlia Jamee Lee Curtis.

L'attore aveva 85 anni, scompare cosi' dopo una lunga malattia l'eroe della commedia americana, indimenticabile compagno di Marilyn Monroe e Jack Lemmon in A qualcuno piace caldo. Era nato a New York il 3 giugno del 1925.


(ANSA.it)
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mercoledì 29 settembre 2010

CASO ANNOZERO, OGGI IN CDA VALUTAZIONI PRIMA PUNTATA


La prima puntata di 'Annozero' e il contratto di servizio. Sono questi i punti all'ordine del giorno del Cda della Rai. Sul contratto il Consiglio si esprimerà alla luce del parere votato lo scorso 9 giugno dalla Vigilanza e dopo le riunioni del tavolo Governo-azienda. Un parere che è stato recepito in gran parte anche se rimangono punti aperti, in primis quello sulla pubblicazione dei compensi nei titoli di coda.

Il Consiglio dovrebbe esprimersi su un testo che poi tornerà al Governo per la firma e la pubblicazione in Gazzetta. Altro punto all'ordine del giorno, le valutazioni sulla prima puntata di 'Annozero'. Giovedì, dopo le critiche di Santoro al Dg e il "Vaffan..bicchiere", Masi aveva annunciato di voler portare il caso in Consiglio, e ha quindi chiesto che la questione fosse inserita all'ordine del giorno. Nei giorni scorsi la maggioranza aveva auspicato l'adozione di provvedimenti anche disciplinari.

Intanto Santoro lavora alla puntata di 'Annozero' di domani: il titolo non c'è ancora ma sarà dedicata al destino della maggioranza. Il programma condotto da Michele Santoro tornerà anche sul caso Montecarlo, con servizi da Santa Lucia. Quanto al Cda Rai, che si occuperà della puntata di esordio per il "Vaffanbicchiere" detto in diretta da Michele Santoro critico con il Dg Mauro Masi, "aspettiamo e vediamo", dicono dalla redazione.


(APCOM.net)
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venerdì 24 settembre 2010

SANTORO, "VAFFA" IN DIRETTA A MASI, PRESTO IN CDA


Santoro è tornato ed è già polemica. Il giornalista se l'è presa con i vertici della Rai che hanno messo i bastoni tra le ruote alla trasmissione e che non hanno ancora rinnovato i contratti a Marco Travaglio e a Vauro. Il direttore generale dell'azienda, Mauro Masi, non ha però gradito le parole del presentatore e ha fatto sapere che di quanto accaduto si occuperà presto il consiglio di amministrazione di viale Mazzini.

Nel consueto intervento di apertura del programma il giornalista ha detto: "Siamo tornati, anche se un po' ammaccati, anche senza spot, ma il miglior spot siete voi che ci guardate" e, rivolgendosi a Masi, è ricorso al solito esempio dei bicchieri: "Fate conto che sia un disegnatore di bicchieri. La mia azienda ha prodotto un utile di 14 milioni. Lei che fa? Rinuncia ai bicchieri, ci mette su la liquidazione e mi chiede di andare via. Poi decide di mandare in onda il programma ma senza troupe, senza pubblicità e senza i contratti di Vauro e Travaglio". E ancora: "Non è finita. Come Fantozzi, vado dal megadirettore generale e lui mi chiede il controllo di qualità. Se viene un direttore e vi dice: ogni bicchiere deve avere un marchio di libertà ex ante, voi che rispondete: ma 'vaffa...nbicchiere"'.

A Masi non è piaciuto l'avvio di Santoro: "E' molto grave che rivolga al capo azienda frasi inaccettabili, bugiarde e mistificanti - ha replicato Masi - Santoro si ritiene più uguale degli altri e svincolato dalle leggi anche quando ne chiede continue deroghe e quando chiede contratti ad personam. E' evidente che la questione dovrà essere affrontata in tutta la sua gravità in Consiglio di Amministrazione della Rai al più presto".


(APCOM.net)
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martedì 21 settembre 2010

E' MORTA SANDRA MONDAINI, STRONCATA DAL DOLORE


L'attrice Sandra Mondaini è morta, questa mattina poco prima delle 13, all'ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverata da circa 10 giorni. Aveva 79 anni: era nata l'1 settembre del 1931. Lo scorso aprile era morto il marito, Raimondo Vianello, e lei era rimasta molto provata, tanto da essere ricoverata anche in una casa di cura.

LA CARRIERA - Attrice brillante che puntava sulla comicità pura e sulla recitazione, Sandra Mondaini, morta oggi a 79 anni, è stata protagonista di un susseguirsi di sketch indimenticabili che hanno segnato la sua carriera. I più famosi sono quelli con il marito Raimondo Vianello, fra i quali spicca la sit-com Mediaset del 1988 «Casa Vianello» - che ha lanciato il celebre tormentone del «che barba, che noia»nel lettone matrimoniale - , anche se i suoi primi sketch «coniugali» furono quelli recitati con Corrado a «La Trottola» nel 1964. Tra i personaggi interpretati senza il marito, uno di quelli più rimasti nell'immaginario collettivo è quello del clown «Sbirulino», apprezzato non solamente dai bambini.


(CORRIERE.it)
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martedì 14 settembre 2010

FRANCESCA TESTASECCA E' LA VINCITRICE DI MISS ITALIA 2010


Francesca Testasecca (23), Miss Umbria si aggiudica, a sorpresa, la fascia di Miss Italia 2010. Al secondo posto Giulia Nicole Magro (43), Miss Veneto, terza classificata Giulia Di Quinzio (59), già eletta Miss Eleganza 2010. Un risultato non scontato, visto che Francesca si è ritrovata alle battute finali tra due delle principali favorite del concorso: la corona di Miss Italia, ricevuta da Sophia Loren, però è tutta sua.

Francesca Testasecca (23), Miss Umbria è nata il 1/04/1991 a Foligno, dove vive. Alta 1.74 m, ha capelli neri e occhi azzurri. Si è appena diplomata all’istituto tecnico turistico e pensava di fare l’assistente di volo, ma dopo la vittoria a Miss Italia 2010 di certo la sua carriera potrebbe prendere altri tipi di ‘volo’. Tra i suoi sogni, infatti, c’è quello di diventare un’attrice e con un’investitura a Miss da parte di Sophia Loren le possibilità crescono considerevolmente. La mamma Marina è impiegata, il papà Claudio è conducente di autobus. Ha un fratello, Nicola di 24 anni. “Mia mamma era più emozionata di me quando mi hanno eletta Miss Umbria, non è riuscita a prender sonno fino alle sei della mattina successiva! “, ha raccontato all’arrivo a Salsomaggiore: a questo punto immaginiamo che ci vorranno un paio di nottate per ‘digerire’ la notizia.








(TELEVISIONANDO.it)
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lunedì 13 settembre 2010

MTV VIDEO MUSIC AWARD 2010, LADY GAGA PROTAGONISTA INDISCUSSA


Si sono tenuti poche ore fa a Los Angeles gli Mtv Video Music Awards 2010, manifestazione che ogni anno premia i migliori video in circolazione (sulla parola “migliori” si potrebbe aprire un dibattito, ma diamola per buona). Come prevedibile, è stata Lady Gaga la grande trionfatrice: la cantante statunitense di origini italiane, che nei suoi video ormai ci ha abituati a provocazioni e originalità, ha conquistato ben 8 premi sulle 13 nomination ricevute.

E’ suo il premio più ambito, quello per il video di Bad Romance, ma si è aggiudicata anche premi di minore importanza come quello per la migliore collaborazione assieme a Beyoncé per Telephone. L’unico, con Lady Gaga, a vincere più di un premio è stato Eminem, che si è aggiudicato le statuette per il migliore video hip-hop e per il migliore video maschile, mentre il premio per miglior video di un artista emergente è andato all’ormai celebre Justin Bieber.

L’evento al Nokia Theatre di Los Angeles è stato presentato dalla modella e attrice americana Chelsea Handler. Tra gli artisti che si sono esibiti dal vivo ci sono Linkin Park, Usher, Kanye West, Justin Bieber e molti altri. Ricordiamo che stasera alle 21 anche Mtv Italia trasmetterà l’evento (a partire dalle 20.05 il pre-show).


I VINCITORI:

Miglior Video dell’anno: Bad Romance - Lady Gaga
Migliore nuovo artista: Justin Bieber
Miglior dance video: Bad Romance - Lady Gaga
Migliore collaborazione musicale: Telephone - Lady Gaga e Beyoncé
Miglior video femminile: Bad Romance - Lady Gaga
Miglior video Rock: Kings & Queens - 30 Seconds to Mars
Miglior video maschile: Not Afraid - Eminem
Miglior video Pop: Bad Romance - Lady Gaga
Migliore coreografia: Bad Romance - Lady Gaga
Migliore regia: Bad Romance - Lady Gaga
Miglior montaggio: Bad Romance - Lady Gaga
Migliori effetti speciali: Uprising - Muse
Miglior direzione artistica: The Dog Days Are Over - Florence & The Machine
Migliore cinematografia: Empire State of Mind - Jay-Z & Alicia Keys
Miglior Video Hip-hop: Not Afraid - Eminem


(TVBLOG.it)
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