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domenica 12 giugno 2011

IL GRANDE INGANNO DI AMINA LA BLOGGER, "NON ERA IN SIRIA"


Le ultime tracce di A Gay Girl in Damascus risalgono al 6 giugno scorso quando la cugina Rania annota sull’omonimo blog d’aver parlato con gli zii preoccupatissimi per il suo arresto avvenuto il giorno precedente nella capitale siriana. Quelle di Amina Abdallah Arraf al Omari, alias A Gay Girl in Damascus, si perdono invece nelle viscere di Edimburgo, a migliaia di chilometri dalla guerra civile che minaccia il Paese governato dagli Assad. Sì, perché dopo ricerche, appelli internazionali, tamtam internettiani per la soluzione del giallo, una cosa è certa: se esiste una blogger omosessuale siriana prigioniera del Mukhabarat baathista non si tratta di Amina Abdallah Arraf al Omari, la ragazza che per mesi ha descritto telematicamente al mondo la rivolta dal punto di vista di una lesbica cresciuta in America e tornata in patria tra il 2009 e il 2010 per sposare la causa riformista.

Chi scrive è stata in contatto e-mail con Amina fino a lunedì, quando ha risposto entusiasta all’aggancio procuratole con una casa editrice italiana interessata alla sua storia. Prima di allora c’erano stati aggiornamenti dettagliati sulle manifestazioni, commenti al discorso al mondo arabo del presidente Obama, una lunga intervista del genere al Guardian e a grandi quotidiani americani: scambi regolari e sempre più intimi al limite dell’amicizia. Virtuale. «Ci scusiamo con i nostri lettori a proposito di Amina Abdallah» annuncia il sito networkedblogs.com iZhIM, il provider americano che la aiutò ad aprire e pubblicizzare l’ormai celebre blog. Secondo le informazioni raccolte la ragazza sarebbe sì una trentacinquenne probabilmente omosessuale con origini mediorientali, ma residente in Scozia. Ci scusiamo anche noi, che pur conoscendo a fondo la Siria per aver raccontato sul campo la nascita della rivolta, dipendiamo ora da informazioni digitali per l’impossibilità di tornare nel Paese.

In questi giorni, sebbene nessuno abbia più risposto alla e-mail né ai commenti sul blog, si sono fatti vivi (via posta elettronica) vari conoscenti di A Gay Girl in Damascus. Dalle loro testimonianze incrociate risulta che nel 2006 una trentenne arabo-americana di nome Amina Arraf ha collaborato a distanza, riscuotendo regolarmente gli assegni dello stipendio, con una società di giochi elettronici di Atlanta, Georgia. E’ descritta come «colta», «ossessiva sul Medioriente», «una geek fissata con la scrittura» e «intellettualmente provocatoria», caratteristica quest’ultima che, dopo due ammonizioni, le sarebbe costata l’allontanamento dal lavoro «per le idee politiche e religiose non apprezzate nell’ambiente prevalentemente ebraico». Questa Amina, che pare parlasse inglese, arabo ma anche tedesco e un po’ di ebraico, s’era specializzata in storia del tardo Impero romano e nel 2010 avrebbe dovuto trasferirsi per studio a Edimburgo, città d’origine della madre irlandeseamericana.

A quel punto, secondo alcuni, avrebbe pendolato tra la Scozia e Damasco, dove aveva vissuto tra i 5 e i 10 anni. Un suo profilo localizzato a Edimburgo era presente fino a venerdì nel motore «cerca partner» di Facebook. «Dall’autunno il suo account risultava a Edimburgo, ma lo motivò con una spiegazione tecnologica» ricorda l’ex datore di lavoro. Chi avrebbe finora sospettato il contrario? «La bufala di Amina non aiuta certo i riformisti siriani» chiosa il giornalista americano Andy Carvin, tra i primi ad avanzare sospetti su Twitter. Chiunque e dovunque sia, l’Amina conosciuta online aveva letto molto ma non il fotografo di guerra Robert Capa quando scriveva che «la miglior propaganda è la verità».


La Stampa

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giovedì 9 giugno 2011

CESARE BATTISTI E' LIBERO, DOPPIA SCONFITTA PER L'ITALIA


Cesare Battisti è libero: doppia sconfitta per l'Italia ma imbarazzo anche in Brasile. Il Supremo tribunale federale (Stf) di Brasilia ha prima rigettato senza analizzarlo nel merito il ricorso del governo italiano contro la decisione dell'ex presidente Lula, che ha bloccato l'estradizione dell'ex terrorista. Una decisione che però non pregiudicava definitivamente la possibilità che Battisti fosse estradato. La Corte ha poi dibattuto sul rispetto da parte di Lula del trattato di estradizione in vigore con l'Italia. Da questa decisione sarebbe dipesa la liberazione di Battisti (in carcere da oltre quattro anni) come da richiesta della difesa. L'Stf ha deciso che non ci sono state violazioni: Battisti non è considerato estradabile e poteva a questo punto tornare in libertà. Subito dure le reazioni in Italia, con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha parlato di «vivo rammarico» per la decisione brasiliana.

LIBERO - Infatti poco dopo Battisti è uscito dal carcere di Papuda. «Mi ha detto che ha scelto di vivere in Brasile, probabilmente per lavorare come scrittore, qui ha molti amici», ha detto il suo legale, Luis Roberto Barroso. Battisti ha detto di voler parlare con le figlie e Barroso ha cercato con il suo cellulare di mettersi in contatto con loro, senza riuscirci. «Era felice», ha precisato l'avvocato.

I POTERI - Secondo il quotidiano Folha di San Paolo i giudici che hanno votato contro l'ammissibilità del ricorso italiano sono: Luiz Fux, Carmen Lucia, Ricardo Lewandowski, Joaquim Barbosa, Carlos Ayres Britto e Marco Aurelio Mello. Per costoro, la decisione presa a suo tempo da Lula di mantenere Battisti in Brasile è questione di sovranità nazionale, quindi di competenza del potere esecutivo e non di quello giudiziario.

«CASO CHIUSO» - La decisione di liberare Battisti è stata relativamente sorprendente, dopo il rigetto del ricorso. Nell'invitare la Corte ad andare oltre e affrontare la situazione di «una persona che è in carcere da quattro anni», il giudice Barbosa ha sottolineato che il caso era «chiuso. Non c'è niente in cui lo Stato straniero possa immischiarsi». «Sono nell'Stf da vent'anni e non mi sono mai trovato davanti a una situazione in cui l'esecutivo» si pronuncia su una questione riguardante la politica estera che viene poi «messa in discussione da un governo straniero», ha assicurato Mello.

IL DIBATTIMENTO - L'avvocato che rappresenta l'Italia in Brasile, Antonio Nabor Bulhões, ha preso la parola in apertura del Consiglio del Tribunale federale chiedendo «l'immediata estradizione» di Battisti nel Paese, aggiungendo che la decisione presa dall'ex presidente Lula il 31 dicembre scorso «contraddice» l'opinione stessa della Corte. Contro di lui si sono pronunciati l'avvocato generale del Brasile, Luis Inacio Lucena Adams, e il procuratore generale della Repubblica secondo cui l'Italia «non ha la legittimità per contestare una decisione sovrana». L'avvocato di Battisti ha da parte sua accusato l'Italia di porre in atto «una vendetta assurda e tardiva» nei confronti di un uomo di quasi 60 anni.


Corriere

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mercoledì 8 giugno 2011

IN SIRIA UN BLOG PUO' COSTARE LA VITA...


DAMASCO - L'ultima vittima della repressione in Siria si chiama Amina Arraf, 35 anni, blogger dissidente, arrestata nella giornata di ieri da uomini dell'esercito.

La donna è l'autrice del blog "A Gay Girl in Damascus", nato nel mese di febbraio e contenente pensieri poetici uniti a critiche dure nei confronti del governo guidato da Bashar al-Assad e alla ferocia autorizzata da quest'ultimo nei confronti dei manifestanti che negli utlimi mesi affollano le strade del paese chiedendo la destituzione del leader.

Secondo un testimone anonimo, la giovane sarebbe stata prelevata con la forza da tre uomini armati, presumibilmente appartenenti alle milizie del Baath Party, e condotta in un luogo sconosciuto.

La notizia è rimbalzata ben presto sui media di tutto il mondo soprattutto per la peculiarità del profilo della vittima: residente a Damasco, Amina Arraf possiede la doppia cittadinanza siriana e statunitense; dichiaratamente gay, scrive un blog che tratta di esperienze personali e militanza politica, tutti elementi che, anche considerati singolarmente, basterebbero a emettere un mandato di arresto in un paese come la Siria. Ma, secondo Sandra Bagaria, amica di Amina residente a Montreal, l'arresto risponde a precise ragioni politiche dovute al crescente spirito critico manifestato nei confronti del governo attraverso i post. "Devono andare via, devono andare via subito. Questo è tutto quello che c'è da dire", scrive la ragazza riferendosi al Presidente Bashar al-Assad e ai suoi uomini. Nel mese di aprile, aveva raccontato di come suo padre avesse affrontato due militari dell'esercito accorsi nella sua abitazione per arrestarla, minacciando di violentarla e accusandola di essere collusa con i salafiti.

I netizen di tutto il mondo si sono subito mobilitati in favore della liberazione della blogger, attraverso una pagina Facebook ufficiale e diverse petizioni che chiedono chiarezza su quanto accaduto e, soprattutto, che si sappia immediatamente dove e in quali condizioni si trovi la ragazza.

Secondo l'ultimo aggiornamento presente sul blog, il padre di Amina sarebbe alla ricerca disperata della ragazza. La difficoltà maggiore riguarda la presenza di almeno 18 diversi gruppi di polizia in Siria oltre a molteplici milizie politiche e gruppi terroristi: non si sa, dunque, a chi rivolgersi per avere ragguagli sul suo stato di salute. Si teme per la sua incolumità e le probabilità che sia stata imprigionata o addirittura assassinata sono alte.

Nel corso di una recente intervista al Guardian, Amina Arraf ha detto: "La Siria che ho sempre sperato fosse lì dormiva, ma ora si è svegliata. Io devo credere che prima o poi avremo la meglio".


Punto Informatico

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giovedì 12 maggio 2011

DUE SCOSSE DI TERREMOTO IN SPAGNA, DANNI E MORTI


Quattro secondi - è la durata della scossa più micidiale, verso le 19 - che hanno messo in ginocchio Lorca, cittadina della Murcia, nel sudest della Spagna: il terremoto ha fatto dieci morti, ma il bilancio potrebbe appesantirsi perchè alcuni edifici sono crollati, e ha spinto in strada migliaia di abitanti della terza città murciana. La gente, presa dal panico, si è organizzata per passare la notte fuori casa. Fonti dell’Istituto Geografico Nazionale (Ign) hanno avvertito che la scossa potrebbe essere stata «di preavviso» e che la terra potrebbe tremare di nuovo, forse con maggiore intensità. La protezione civile ha avvertito i 90mila abitanti di Lorca di non tornare in casa, di allontanarsi dagli edifici e di restare all’esterno.

Il premier Josè Luis Zapatero ha subito ordinato l’intervento dell’esercito in aiuto della popolazione di Lorca e ha inviato l’Unità Militare delle Emergenze (Ume). Le immagini giunte dalla città murciana mostrano uno scenario come dopo un bombardamento aereo. Diversi palazzi sono parzialmente crollati, per le strade ci sono carcasse di auto schiacciate dai mattoni e dai calcinacci. La tv pubblica Tve ha ripreso in diretta il crollo del campanile della chiesa di San Diego, distrutto dalla scossa delle 19. L’equipe televisiva se l’è cavata miracolsamente senza danni. È stata solo ’sepoltà da una nuvola di polvere. Il parroco ha spiegato che proprio dove la torre è crollata 10 minuti dopo si sarebbero riuniti, prima di entrare in chiesa, i ragazzi dell’ora di catechismo. Si sa che almeno tre delle vittime sono state uccise dalla caduta di un cornicione. L’ospedale di Lorca e le case per anziani sono state evacuate dalla protezione civile. La scossa delle 19, la più forte, è stata sentita anche a Cartagena e, in Andalusia, a Granada, Malaga, Siviglia.

Con l’arrivo dell’oscurità è iniziata per gli abitanti di questa tranquilla città della provincia spagnola, nota soprattutto per un bel castello, alcuni palazzi in stile barocco e per le sue intense processioni della Settimana Santa, una notte di paura. Centinaia di persone si sono sistemate come potevano sull’erba dei parchi, nei cortili delle scuole, nelle piazze, coprendosi in qualche modo, mentre iniziava la distribuzione delle coperte della pfotezione civile e dell’esercito. Con, per tutti, la speranza che la notte non riservi alla città ancora peggiori sorprese. Il terremoto di questo pomeriggio, secondo fonti dell’Ign, è il più forte che verificatosi nella Spagna sudorientale da almeno 500 anni.


La Stampa

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mercoledì 11 maggio 2011

AL QAEDA MINACCIA, "IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE"


Il capo di Al Qaeda nella penisola arabica, lo yemenita Nasser al-Wahishi, in un messaggio su internet ha avvertito gli Stati Uniti che "il peggio" deve ancora venire dopo la morte di Osama Bin Laden, minacciando che sarà intensificata la jihad, la "guerra santa" contro l'Occidente. Lo ha reso noto il sito americano di monitoraggio dei siti islamici Site. "Gli americani hanno ucciso lo sceicco ma devonto sapere che le braci della jihad ardono adesso più di quando lui era in vita", dichiara al-Wahishi. "Non pensate che la questione sia chiusa, il peggio deve ancora venire. Quel che vi attende è più intenso e più nocivo. Vi morderete le mani e rimpiangerete i giorni dello sceicco".

L'Aqpa, il gruppo di Al Qaeda nella penisola arabica, è nato dalla fusione nel 2009 delle branche yemenita e saudita della rete. Il 25 dicembre del 2009 si è reso responsabile del fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit e ha rivendicato l'invio di pacchi bomba negli Usa a fine ottobre 2010, ritrovati dalla polizia negli aeroporti a Dubai e in Gran Bretagna prima che esplodessero.

E sulle ultime ore di Bin Laden si sta aprendo un piccolo giallo. Uno dei suoi figli sarebbe scomparso durante il blitz compiuto il 2 maggio 1 scorso dalle forze usa in Pakistan, in cui è rimasto ucciso il leader di al Qaeda. Stando a quanto riferito alla tv Abc da funzionari della sicurezza pachistana, le tre mogli di Bin Laden hanno dichiarato di non averlo più visto dopo il raid. Le fonti non lo hanno identificato, ma si pensa sia Hamza Bin Laden, dato inizialmente per morto nel blitz, prima che la Casa Bianca rettificasse l'informazione, precisando che si trattava di Khalid Bin Laden, 22 anni. Fonti Usa hanno però smentito che manchi qualcuno tra quanti erano nel compound di Abbottabad. Secondo alcuni funzionari americani, non è certo che Hamza fosse nel covo durante il raid, sebbene la madre sia una delle tre mogli oggi in custodia delle forze pachistane. Ribattezzato come il "principe ereditario del terrore", Hamza, 20 anni, era apparso in un video di propaganda di Al Qaeda già nel 2001, quando aveva solo 10 anni. Quindi era ricomparso in un altro filmato diffuso dai siti estremisti in occasione del terzo anniversario dell'attentato a Londra, compiuto nel 2005. L'ultimogenito di Bin Laden è sospettato di complicità nell'omicidio della leader pachistana Benazir Bhutto; la stessa Bhutto scrisse nell'autobiografia apparsa postuma che Hamza stava complottando per assassinarla.


Repubblica

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lunedì 2 maggio 2011

BLITZ IN PAKISTAN, UCCISO BIN LADEN, L'AMERICA E' IN FESTA


«Osama Bin Laden è stato ucciso. Giustizia è fatta». L'annuncio del presidente americano Barack Obama in diretta tv scuote gli Stati Uniti e il mondo. Il ricercato numero uno al mondo, il simbolo del terrore, l'uomo che ha incarnato il Male a partire dalla terribile strage del settembre di 10 anni fa a New York, è morto. Negli Stati Uniti le parole di Obama hanno un effetto immediato. La gente si riversa per strada nel cuore della notte. Il coro «Usa, Usa», le bandiere a stelle e strisce che sventolano, le urla di gioia. L'America, dopo dieci anni, si scuote con una notizia che segna una vittoria che forse nessuno più attendeva dopo la lunga inutile caccia al terrorista che sembrava inafferrabile. E' notte a Washington, in tutto il Paese è immediata. New York, all'una di notte, Times Square si riempie di gente festante, così come l'area davanti alla Casa Bianca.

È stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa. Osama Bin Laden è stato «terminato» - questo il temine utilizzato per comunicare l'uccisione del capo di Al Qaeda. Nel corso del blitz di un commando americano, pianificato negli ultimi due mesi, condotto contro quella che era diventata la residenza segreta del leader di Al Qaeda, un condominio circa 70 chilometri a nord di Islamabad. Con lui sono state uccise altre quattro persone. Fonti del Pentagono riferiscono che le forze speciali che hanno effettuato l'operazione avevano provato più volte il piano di attacco per evitare vittime tra civili innocenti. Il corpo di Bin Laden, è stato annunciato, è «in custodia» alle forze militari statunitensi. L'operazione c si è svolta in collaborazione con l'anti-terrorismo pachistano, anche se le autorità di Isalamabad hanno inizialmente smentito la circostanza. Uno dei quattro elicotteri che hanno preso parte all'operazione contro il compound di Osama Bin Laden si è schiantato apparentemente dopo essere stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco esplosi da terra. Lo riferiscono fonti ufficiali coperte da anonimato, specificando che non ci sono state vittime. La fonte ha aggiunto che durante il raid donne e bambini sono stati presi in custodia.

L'operazione è avvenuta a Abbottabad, una città a soli 75 chilometri dalla capitale Islamabad, e Bin Laden si trovava secondo gli esperti dei servizi della rete americana, in un compound di alta sicurezza, circondato da una recinzione e protetto da una doppia cancellata. Il blitz sarebbe stato preparato da cinque riunioni fra il presidente Obama e i servizi segreti in questi ultimi mesi. Abbottabad come Islamabad si trova a qualche ora di strada da alcune delle zone tribali della Frontiera del Nord Ovest, la zona tribale al confine con il Pakistan che è sempre stata considerata il rifugio di Osama Bin Laden.

«Questa sera sono in grado di annunciare agli americani e al mondo che gli Stati Uniti hanno condotto un'operazione che ha ucciso Osama Bin Laden, il leader di Al Qaeda». Così Obama ha raccontato il blitz comunicando la morte di Bin Laden alla nazione: «Molti mesi fa sono stato informato che avevamo indizi circa la possibile posizione di Bin Laden. Ho incontrato molte volte i miei consulenti dei servizi segreti. Finalmente la settimana scorsa ho deciso che avevamo sufficienti informazioni per agire. Oggi per mio ordine gli Stati Uniti hanno lanciato un'operazione contro quel compound. Una piccola unità di agenti americani ha agito con grande coraggio, facendo attenzione a evitare vittime civili. Dopo uno scontro a fuoco, hanno ucciso Osama Bin Laden e hanno in custodia il suo corpo». E ha aggiunto: «Come paese, non tollereremo mai minacce alla nostra sicurezza».

Il governo americano ha messo in stato di allerta tutte le sue ambasciate e rappresentanze diplomatiche nel mondo per timore di rappresaglie. In un comunicato del Dipartimento di Stato si esortano inoltre i cittadini americani soprattutto in quelle zone del mondo dove vi sono maggiori tensioni, a evitare i luoghi in cui vi sono affollamenti di gente e manifestazioni per «l'imprevedibilitá ed insicurezza dell'attuale situazione».


Corriere

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giovedì 28 aprile 2011

SUD DEVASTATO DAI TORNADO, 77 MORTI NEGLI STATI UNITI


WASHINGTON - Una serie di tempeste e tornado ha devastato il sud degli Stati Uniti causando almeno 77 morti, 61 dei quali in Alabama, e centinaia di feriti. Altri 11 morti si registrano nel Mississippi, 4 in Georgia e uno in Tennessee. La situazione più grave si è verificata a Tuscaloosa, città dell'Alabama che è stata travolta da un tornado verso le cinque del pomeriggio di ieri (ora locale).

Moltissime case sono state abbattute, ma per un bilancio definitivo dei morti e dei danni bisognerà aspettare che faccia giorno. Si ritiene che numerose persone siano rimaste intrappolate nelle macerie delle loro case. Gran parte degli studenti dell'università dell'Alabama sono stati costretti a trascorrere la notte nel campus. Almeno 335mila persone sono rimaste senza energia elettrica in Alabama, ha dichiarato Michael Sznajderman, portavoce della compagnia elettrica dello Stato. Le forti piogge dei giorni scorsi, ha spiegato al New york Times, hanno impregnato il terreno permettendo ai venti di sradicare interi alberi che hanno travolto i tralicci dell'elettricità.

A Birmingham, sempre in Alabama, un tornado ha lasciato una fascia di distruzione larga due chilometri, ha riferito il sindaco, citato dalla Cnn. Secondo il servizio metereologico, sono 138 i tornado che hanno colpito il sud degli Stati Uniti entro la mezzanotte (ora locale). Il presidente americano Barack Obama ha ordinato l'immediato invio di aiuti federali in Alabama, comprese unità di soccorso. "I nostri cuori sono vicini a tutte le persone colpite da questa devastazione. Lodiamo gli eroici sforzi di tutti coloro che hanno lavorato senza sosta per rispondere a questo disastro", ha detto il capo della Casa Bianca.


Repubblica

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giovedì 21 aprile 2011

NAVE ITALIANA SEQUESTRATA DAI PIRATI DEL MAR ARABICO


Ancora un attacco a una nave italiana. Attaccata e sequestrata dai pirati, questa notte, in pieno mare Arabico, la motonave italiana «Rosalia D'Amato». A bordo, secondo quanto si è appreso, 22 uomini di equipaggio, di cui 6 italiani.

L'attacco si è verificato intorno alle 4 di notte, ora italiana, quando la motonave - partita dal Brasile e diretta in Iran - si trovava nel mare Arabico a circa 400 miglia dalle coste dell'Oman. Due barchini si sono avvicinati con a bordo dei pirati che, si sono impossessati della nave italiana: tutto sarebbe avvenuto senza sparare; nessuna conseguenza al momento per l'equipaggio.


Corriere

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domenica 17 aprile 2011

I TORNADO FLAGELLANO IL SUD DEGLI STATI UNITI (VIDEO)


È salito a 25 persone il numero dei morti a causa dei tornado che hanno flagellato gli Stati Uniti, che dall'Oklahoma si sono spostati colpendo numerosi altri Stati. Nella sola Carolina del Nord se ne sono abbattuti 62. I soccorsi sono impegnati nella ricerca di vittime e feriti e secondo le autorità il bilancio salirà ancora, mano a mano che case ed edifici colpiti saranno raggiunti dai soccorritori. I tornado hanno ucciso per la prima volta giovedì notte in Oklahoma, poi si sono spostati in altri Stati. Vittime sono state registrate in Arkansas, Alabama, Oklahoma, Mississippi, Carolina del Sud e del Nord, in Virginia. In Carolina del Nord, il governatore Beverly Perdue ha dichiarato lo stato di emergenza dopo aver saputo che ci sono state vittime in almeno quattro contee. Ha però detto di non poter ancora dire quale sia il numero esatto dei morti. Le squadre di soccorso e di emergenza hanno lavorato per tutta la notte, ha detto Perdue.

RECORD DAL 1984 - I 62 tornado registrati nel Paese segnano il numero più alto dal marzo 1984, quando un sistema ne portò 22 tra Carolina del Sud e del Nord uccidendo 57 persone e provocando centinaia di feriti. In Virginia, un tornado ha colpito una zona vasta 20 chilometri nella contea di Gloucester, sradicando alberi e scoperchiando case. Una persona resta dispersa dopo che inondazioni improvvise hanno fatto una vittima. Scene di distruzione accomunano tutto il sud degli Stati Uniti. Duecentocinquantamila persone sono rimaste per un periodo senza energia in Carolina del Nord, prima che le squadre di emergenza riuscissero a riparare le linee danneggiate.

SALVATI DAL NEGOZIANTE - Nella zona colpita dall'interruzione c'è anche Raleigh, città di più di 400mila abitanti in cui i tornado hanno arrecato gravi danni. La ricerca di feriti viene condotta casa per casa. A Lowe, 100 persone che si trovavano in un negozio di computer sono state salvate dal gestore, che le ha fatte rifugiare nel retro privo di finestre poco prima che la facciata crollasse.



Corriere

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venerdì 15 aprile 2011

GAZA, TROVATO MORTO IL VOLONTARIO ITALIANO RAPITO


GERUSALEMME - L'hanno assassinato senza aspettare la scadenza dell'ultimatum che loro stessi avevano dato. Vittorio Arrigoni, l'attivista pacifista rapito ieri a Gaza City da un commando di estremisti salafiti che minacciava di ucciderlo se non avesse ottenuto dal governo di Hamas il rilascio di un gruppetto di suoi militanti, è stato trovato morto questa notte in una casa abbandonata di Gaza City. A ritrovare il corpo del giovane militante pacifista italiano le forze di sicurezza di Hamas che avevano scatenato una furibonda caccia all'uomo dopo l'annuncio del rapimento con un video su Youtube ieri pomeriggio. Con uno scenario ispirato al feroce rituale iracheno, nel video Arrigoni appariva sanguinante, con gli occhi bendati, tracce di sangue sul volto ed evidenti segni di un pestaggio. Militante dell'International Solidarity Movement (Isn) che comprende militanti di tutto il mondo che partecipano ad atti di protesta non violenta contro l'occupazione israeliana, Arrigoni era conosciuto da tutti a Gaza per il suo impegno e viveva nella Striscia dal 2008.


Un portavoce di Hamas ha precisato che Arrigoni è stato trovato in un appartamento del rione Qarame, a Gaza City, a conclusione di un blitz condotto dai miliziani di Hamas, e che era stato ucciso dai rapitori - soffocato - "qualche ora prima" dell'assalto. Due uomini sono stati arrestati e un numero imprecisato di altri sono ricercati. Il portavoce ha definito Arrigoni "un amico del popolo palestinese" e la sua uccisione "un crimine contro i
nostri valori".

Il video di Arrigoni, con l'ultimatum in sovraimpressione in arabo annunciava l'esecuzione nel giro di 30 ore (cioè oggi pomeriggio) se Hamas - che i salafiti avversano da posizioni ancor più oltranziste - non avesse liberato i "confratelli arrestati" negli ultimi mesi nella Striscia. La sovraimpressione dei rapitori - che dicevano di appartenere a un gruppuscolo della galassia jihadista filo-Al Qaida, la "Brigata Mohammed Bin Moslama", coinvolto in tentativi di sollevazione anti Hamas come quello represso nel sangue nel 2009 nella moschea bunker di Rafah - accusavano il volontario di diffondere "i vizi occidentali" fra i palestinesi e l'Italia di combattere contro i Paesi musulmani.

Il video si rivolgeva al governo di Hamas del premier Ismail Haniyeh, salito al potere nella Striscia nel 2007 dopo il golpe islamico contro l'Anp del presidente Abu Mazen, ma ritenuto dai salafiti contrario all'idea di un Califfato mondiale e troppo moderato nell'applicazione della Sharia, la legge coranica. L'intimazione era quella di scarcerare entro oggi "tutti i detenuti" legati alla Brigata Bin Moslama. A cominciare dal capo fazione Hisham Al-Saidni, noto anche come Abu Walid Al-Maqdisi, un egiziano trapiantato nei Territori palestinesi che risulta già sulla lista nera dei ricercati per terrorismo di Egitto e Stati Uniti e che la polizia di Hamas ha arrestato all'inizio di marzo nel campo profughi di Shati, a ridosso di Gaza City.

La crescita della presenza dei gruppi salafiti a Gaza si è di molto accresciuta negli ultimi due anni e i tunnel del contrabbando sotto il confine con l'Egitto sono la via dei loro rifornimenti di armi. Sono tre i principali movimenti salafiti operativi nella Striscia di Gaza e che rappresentano una spina nel fianco per Hamas. Si tratta del Jund Ansar Allah (i Soldati di Dio), del Jaish al-Islam (l'Esercito dell'Islam) e del Jaish al Umma (l'Esercito della Nazione). Il più pericolo di questi gruppi per Hamas e per gli equilibri dell'area è quello dei Jund Ansar Allah. Il leader di questo gruppo salafita, Abdul Latif Abu Moussa, è stato ucciso durante gli scontri con la polizia di Hamas nell'agosto 2009.

Dall'Italia la Farnesina aveva fatto sapere in serata di essersi già attivata, attraverso il Consolato generale di Gerusalemme e tutti i contatti diplomatico-internazionali disponibili, per tutelare la vita di Arrigoni. Il presidente palestinese Abu Mazen aveva lanciato un appello "per la sua immediata liberazione e senza condizioni". Arrigoni è il primo straniero sequestrato nella Striscia di Gaza dopo Alan Johnston, il giornalista della "Bbc" rapito per 114 giorni nel 2007 dall'Esercito dell'Islam", un piccolo gruppo ispirato ad Al Qaida.

Un indubbia difficoltà è rappresentata dal fatto che Hamas è sulla black-list europea per il suo sostegno al terrorismo e ufficialmente non è possibile per il nostro Ministero degli Esteri stabilire un contatto diretto con i dirigenti integralisti. Questo avviene attraverso altri canali che si possono definire "informali", cioè attraverso l'Anp di Abu Mazen. Estrema prudenza e riserbo anche dai responsabili politici di Hamas a Gaza, che si sono limitati a dire d'essere impegnati al momento a "verificare i fatti". Intanto la città si è riempita di agenti in divisa e in borghese e la caccia ai rapitori è cominciata.


Repubblica

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martedì 12 aprile 2011

LIVELLO 7, E' UFFICIALE, FUKUSHIMA COME CHERNOBYL


L'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone ha alzato da 5 a 7 il livello di gravità della crisi nell'impianto nucleare di Fukushima Daiichi, che è ora lo stesso di quello del disastro di Chernobyl del 1986. Fukushima è l'impianto che più ha subito le conseguenze del terremoto, e soprattutto del successivo tsunami, dell'11 marzo scorso. Un funzionario della Tepco, la società che gestisce l'impianto, ha evocato addirittura la possibilità che i livelli di radioattività siano superiori: «La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente», ha spiegato, «e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl». Intanto una nuova cossa di magnitudo 6,3 (valutazione preliminare) è stata registrata nel pomeriggio di martedì (attorno alle 7 del mattino in Italia) Giappone, con epicentro proprio la prefettura di Fukushima. La Tepco ha ordinato ai lavoratori di evacuare l' impianto, all'interno del quale si è anche sviluppato un nuovo incendio, che è però stato rapidamente domato.

Il sistema di raffreddamento della centrale nucleare, a seguito del sisma dello scorso 11 marzo, si è interrotto facendo aumentare la temperatura all'interno dei reattori e causando, per effetto dei problemi conseguenti, la fuoriuscita di radiazioni. La decisione è stata annunciata alla televisione nazionale da un funzionario della commissione per la Sicurezza nucleare. La quantità di radiazioni che fuoriescono dalla centrale, ha spiegato, è pari a circa il 10% di quella di Chernobyl. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dai funzionari Nisa, uno dei fattori alla base della decisione è che l'importo complessivo di particelle radioattive rilasciate nell'atmosfera dall'inizio della crisi ha raggiunto quantità tali da soddisfare un incidente di livello massimo sulla scala dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica. A ciò si aggiunge, appunto, la dichiarazione della Tepco sui timori di un quantitativo di perdite radioattive che alla fine possa essere nel complesso superiore a quello registrato nel caso Chernobyl.

Secondo l'Aiea di Vienna, il nuovo ranking significa un «grave incidente», con «conseguenze più ampie» rispetto al livello precedente. «Abbiamo alzato il livello di gravità a 7 perché la fuoriuscita di radiazioni ha avuto impatto nell'atmosfera, nelle verdure, nell'acqua di rubinetto e nell'oceano», ha detto Minoru Oogoda, della Nisa appunto. La revisione si è basata su un controllo incrociato e valutazioni dei dati sulle perdite di iodio-131 e cesio-137, ha spiegato un altro uomo Nisa, il portavoce Hidehiko Nishiyama. «Abbiamo evitato - ha continuato - di fare dichiarazioni finché non abbiamo avuto dati certi. L'annuncio è stato fatto adesso perché è stato possibile guardare e controllare i dati raccolti in due modi diversi», ovvero le misurazioni di Nisa da un lato e della commissione per la Sicurezza nucleare dall'altro. Nishiyama ha sottolineato che a differenza di Chernobyl non ci sono state esplosioni del nocciolo dei reattori dello stabilimento, anche se ci sono state esplosioni di idrogeno. «In questo senso - ha concluso - questa situazione è totalmente diversa da Chernobyl». Tuttavia la Tepco ha ammesso per bocca del portavoce Junichi Matsumoto che sono ancora in corso le operazioni per stimare la quantità totale di materiale radioattivo che potrebbe essere rilasciato nell'incidente e questa potrebbe addirittura superare quella di Chernobyl.


Corriere

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giovedì 7 aprile 2011

IL GIAPPONE TREMA, RISCHIO TSUNAMI, TORNA LA PAURA


Un forte sisma di magnitudo 7.4 è stato registrato giovedì sera (il primo pomeriggio in Italia) a una quarantina di chilometri dalle coste dell'area nord-orientale del Giappone. L'annuncio è stato dato dall'Agenzia meteorologica giapponese, Kisocho, che ha messo in guardia su un possibile tsunami, successivo al sisma, con onde fino a due metri d'altezza. L'allarme per l'onda di riflesso è stato poi revocato. L'osservatorio per gli tsunami del Pacifico (Pacific Tsunami Warning Center), dal canto suo, aveva assicurato che «non è atteso uno tsunami distruttivo».

Quanto alle conseguenze immediate, acune testimonianze hanno parlato di grattacieli che hanno tremato anche nel cuore di Tokyo, che pure dista più di 300 chilometri dall'area dell'epicentro. Al momento non si hanno notizie di crolli o di vittime. L'agenzia di stampa Kyodo ha poi reso noto che non ci sono stati inconvenienti nella centrale di Fukushima, pesantemente danneggiata dopo il sisma e lo tsunami dello scorso 11 marzo. Verifiche sono state poi effettuate anche in tutti gli altri impianti nucleari senza che siano stati riscontrati problemi, come ha confermato un check control effettuato alle 23.45 locali (le 16.45 in Italia), ovvero circa due ore dopo la scossa maggiore.

La Nhk, la tv pubblica giapponese, ha esortato la popolazione «ad allontanarsi dal mare e a salire su colline o su postazioni più in alto», dopo il nuovo sisma che ha colpito oggi il Giappone nord-orientale. L'allarme diffuso dalla tv è stato diffuso in diverse lingue, fra cui l'inglese e il portoghese. La scossa, secondo i dati preliminari della Japan Meteorological Agency (Jma), è stata registrata alle ore 23.32 locali (le 16.32 in Itali) e ha avuto la magnitudo di 7.4, mentre l'intensità è stata di 6+ su 7 della scala di rilevazione giapponese. A Minamisoma e Futabamachi, due cittadine nelle immediate vicinanze della disastrata centrale nucleare di Fukushima n.1, l'intensità è stata pari a 5+ e 5-. L'epicentro è stato individuato a pochi chilometri dalla costa della prefettura di Miyagi e alla profondità di 40 km. Lo tsunami è atteso fino a 2 metri a Miyagi e fino a 50 cm sulla costa del Pacifico della prefettura di Aomori, nonchè nelle prefetture di Iwate, di Fukushima e di Ibaraki.

La scossa è stata registrata in mare aperto ad una profondità di circa 40 chilometri. Ancora una volta la prefettura più colpita rischia di essere quella di Miyagi, una di quelle maggiormente devastate un mese fa. Il sisma di marzo era stato di magnitudo 9.0. Alla scossa principale ne erano seguite centinaia di assestamento, ma nessuna aveva mai superato magnitudo 7, come in questo caso. Il nuovo epicentro è situato a circa 100 km da Sendai, 140 da Fukushma e 345 da Tokyo, dove comunque, come riportato, la scossa è stata avvertita nettamente.


Corriere

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lunedì 4 aprile 2011

ANNUNCIO DI TEPCO, "DOMANI IN MARE ACQUA RADIOATTIVA"


TOKYO - La Tepco, il gestore dell'impianto nucleare di Fukushima, ha reso noto che da domani potrebbe riversare nell'oceano Pacifico 15.000 tonnellate di acqua radioattiva.

Sono dunque falliti i due tentativi di bloccare la fuoriuscita di acqua contaminata da una crepa di 20 centimetri del reattore numero due della centrale. I tecnici giapponesi hanno tentato invano di iniettare del cemento nella fessurazione per otturare la falla dalla quale il liquido continua a riversarsi direttamente nell'oceano.

Oggi stato deciso di iniettare del colorante bianco sulle bolle d'acqua risalenti dal basso per riuscire ad individuare eventuali ulteriori fonti di fuga dell'acqua radioattiva. "Non ci sono state variazioni significative nel volume della fuga. Non siamo riusciti a fermare la fuoriuscita d'acqua", ha ammesso un portavoce della Tepco.

Intanto radiazioni superiori alla norma sono state rilevate appena fuori dal raggio di 30 km da Fukushima. A seguito della perdita di materiale radioattivo causata dai danni del sisma e dello tsunami dell'11 marzo le autorità nipponiche avevano disposto l'evacuazione nel raggio di 20 km dalla centrale di Fukushima, più altri 10 km di cosiddetta "area di rispetto".

Greenpeace, sulla base delle analisi effettuate intorno al sito, aveva chiesto l'estensione della zona di evacuazione fino a 40 km, diventati addirittura 80 km secondo le valutazioni fatte dagli Stati Uniti che avevano così causato qualche scintilla nei rapporti con l'alleato giapponese.


Repubblica

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martedì 29 marzo 2011

FUKUSHIMA, MASSIMA ALLERTA, "FORSE USCITO PLUTONIO"


TOKYO - Il governo giapponese ritiene "possibile" una fuoriuscita di plutonio dalla centrale nucleare di Fukushima. Dopo che ieri la compagnia elettrica 1 che gestisce l'impianto aveva reso noto che in cinque punti del suolo nei dintorni della centrale è stata rilevata la presenza di plutonio, oggi la conferma è arrivata dal capo di gabinetto, Yukio Edano, che in una conferenza stampa ha annunciato "più controlli anche nelle aree intorno all'impianto". Nelle stesse ore il premier Naoto Kan, ha assicurato al Parlamento che il governo è "in stato di massima allerta" per Fukushima, dove la situazione resta "imprevedibile" perché i sistemi di raffreddamento di molti reattori sono guasti e le fughe radioattive si sono moltiplicate dal giorno del sisma. Kan ha parlato in un'audizione davanti alla Commissione Bilancio del Senato.

Per quanto riguarda la fuoriuscita di plutonio, Edano ha sottolineato che si tratta di livelli ancora bassi, ma tali da porre nuovi pericoli per i tecnici impegnati alla messa in sicurezza di Fukushima. Il capo di gabinetto ha però spiegato che i 5 campioni presi dalla Tepco indicano che non ci sono rischi immediati per la salute della popolazione.

Quanto all'acqua contaminata, i problemi maggiori sono segnalati al reattore numero 2 dove la radioattività è di 1.000 millisievert/ora, pari a quattro volte il livello massimo annuale a cui può essere esposto un lavoratore in condizioni d'emergenza. L'acqua che viene iniettata nel reattori è stata ridotta per alleviare la pressione sui serbatoi e contenere le perdita, ma tutto questo ha portato a un aumento della temperatura. Il raffreddamento del combustibile avrà comunque la precedenza sui problemi della fuoriuscita di liquido, ha spiegato Edano.

A Fukushima due esperti francesi della Areva. Sono attesi a breve in Giappone i due tecnici della Areva, il colosso francese dell'energia nucleare, che tenteranno di affrontare la crisi della centrale di Fukushima. Lo scopo, come anticipato ieri dal ministro dell'Industria, Eric Besson, è di aiutare la Tepco, il gestore dell'impianto, a rimuovere il materiale radioattivo contenuto nell'acqua del reattore n.2. Già il gruppo elettrico transalpino Edf ha fatto un annuncio il 18 marzo su una serie di misure di sostegno, tra cui l'invio di esperti e robot per poter lavorare alla messa in sicurezza dell'impianto.


Repubblica

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domenica 27 marzo 2011

FUKUSHIMA, ALLARME AL REATTORE 2, RADIAZIONI ALTISSIME, VIA I TECNICI


La radioattività dell'acqua al reattore n.2 della centrale giapponese di Fukushima è estremamente elevata ed è pari a 10 milioni di volte i livelli normali. Lo riferisce l'Agenzia per la sicurezza nucleare, secondo cui si è resa necessaria l'evacuazione immediata dei tecnici al lavoro.

Il livello di iodio-131 presente nel reattore n.2 è estremamente alto, al punto da far ipotizzare all'Agenzia che l'acqua possa essere legata in qualche modo al nocciolo, visto che la radioattività registrata è di 1.000 millisievert/ora. L'emergenza contaminazione sale mentre i tentativi di messa in sicurezza sono frenati dalla minaccia radiazioni: proprio questa domenica era in programma il passaggio dalle autobotti dei pompieri alle pompe elettriche per iniettare acqua nei reattori, per accelerare i tempi ed evitare così ulteriori ritardi.

Le fonti di perdita di materiale nocivo restano ancora da individuare quando lo iodio è salito a 1.850 volte i limiti legali nelle acque immediatamente vicine all'impianto di Fukushima.


Corriere

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venerdì 25 marzo 2011

FUKUSHIMA, GRAVITA' VERSO LIVELLO 6, "DANNI VASCA DI UN REATTORE"


TOKYO - Prima l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare indica che potrebbe rialzare da 5 a 6 su una scala di 7 il livello di gravità dell'incidente alla centrale di Fukushima. Poi arriva la notizia che potrebbe essere stato danneggiato il contenitore delle barre di combustibile del reattore numero 3. La situazione rimane critica, tanto che il governo nipponico invita alla "evacuazione volontaria" fino ai 30 chilometri dall'impianto, sostenendo che l'obiettivo è "migliorare la qualità della vita quotidiana" e che la scelta non è "legata a motivi di sicurezza".

L'Agenzia per la sicurezza nucleare (Nisa) aveva assegnato un rating provvisorio di 5 ("incidente con più ampie conseguenze") lo scorso 18 marzo, a una settimana dal sisma e dallo tsunami che hanno messo fuori uso l'impianto di raffreddamento della centrale e causato gravi danni ad alcuni dei suoi reattori. Ora, dopo la raccolta di dati sui livelli di radioattività nelle zone limitrofe, pensa di portarlo a 6 ("grave incidente"). "Il rating attuale e provvisorio si basa sulle informazioni disponibili al momento della valutazione", ha spiegato Hidehiko Nishiyama, portavoce della Nisa, in una conferenza stampa. "La situazione rimane fluida e per la valutazione finale è necessario attendere che la situazione si stabilizzi e che tutti i dati sulle radiazioni diventino disponibili", ha concluso.

I giudizi sulla gravità degli incidenti nucleari sono emessi secondo la International Nuclear and Radiological Event Scale (Ines), una scala introdotta dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea, che fa capo all'Onu), per consentire la comunicazione tempestiva delle informazioni rilevanti sulla sicurezza in caso di incidenti nucleari. La Ines si compone di 7 livelli: finora quello più grave, il settimo, è stato assegnato al disastro di Chernobyl del 26 aprile del 1986.

Nella centrale si continua a lavorare per cercare di raffreddare i reattori. Il reattore che crea le maggiori preoccupazioni è sempre il numero 3, da dove ieri i tecnici erano stati allontanati 1. Due erano venuti in contatto con acqua contaminata ed erano stati ricoverati. Agli sforzi per evitare una catastrofe nucleare, partecipano anche le truppe statunitensi, che forniranno acqua per raffreddare i reattori.

Due settimane dopo la catastrofe la polizia giapponese ha aggiornato il bilancio delle vittime: i morti accertati sono 10.035 e altre 17.443 risultano ancora disperse.

In Cina radiazioni che superano "in modo consistente" i limiti sono state riscontrate su due passeggeri giapponesi arrivati all'aeroporto di Wuxi, nell'est. L'organismo preposto alla supervisione, ispezione e quarantena ha fatto sapere che ai due è già stata fornita assistenza medica e ha assicurato specificando che non c'è alcun rischio di contaminazione con altri. Livello anomalo di radioattività anche su una nave merci giapponese giunta lunedì nel porto di Xiamen, nella provincia orientale cinese del Fujian. Il cargo era partito dagli Stati Uniti, fermandosi poi in Giappone lo scorso 17 marzo e lo stesso giorno era salpato alla volta della Cina.


Repubblica

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mercoledì 23 marzo 2011

GERUSALEMME, ESPLOSIONE A FERMATA DEL BUS, OLTRE 30 FERITI


Nel primo pomeriggio, una forte esplosione devasta una fermata d'autobus delle linee 74 e 14 a Gerusalemme, in un momento della giornata in cui i mezzi pubblici sono normalmente molto affollati. Alla fermata erano appena giunti mezzi di entrambe le linee.

Molte ambulanze stanno ancora convergendo nella zona dell'attentato, di fronte alla stazione centrale e nei pressi di un centro internazionale per conferenze nella downtown della città. Fonti del pronto soccorso riferiscono che non sembra vi siano vittime. Il bilancio dell'attentato, diffuso qualche ora dopo dal capo della polizia, Aaron Franco, è di 31 feriti, di cui due gravi. Inizialmente, il sito di Haaretz aveva riportato di 25 persone coinvolte, di cui quattro in gravi condizioni. L'azione terroristica non è ancora stata rivendicata.

In seguito all'attentato, il premier israeliano Benjamin Netanyahu sospende la partenza per il suo viaggio in Russia. Poco dopo la detonazione, la radio militare israeliana riferisce di spari uditi all'ingresso di Gerusalemme, nella zona dei 'Giardini Sacharov', a circa un chilometro di distanza dall'esplosione, ma è un falso allarme.

Le immagini delle tv mostrano un autobus con i finestrini in frantumi scie di sangue sul pavimento dell'automezzo. Dai filmati non sembra che l'esplosione sia avvenuta all'interno del bus. Ipotesi avvalorata prima dagli artificieri, secondo cui l'ordigno si trovava in una borsa alla fermata dell'autobus. Poi confermata ufficialmente dal ministro della Sicurezza interna, Yitzhak Aharonovitch. Secondo il sito di Haaretz, la bomba era collegata a un traliccio della linea telefonica. La polizia setaccia la zona alla ricerca di eventuali altri ordigni.

Via Twitter, il portavoce dell'ambasciata israeliana a Washington, Jonathan Peled, aveva inizialmente attribuito l'attentato a un kamikaze. Lo stesso portavoce si era poi corretto, ancora su Twitter: "La bomba a Gerusalemme non era su un autobus e non sembra essere un'azione suicida".

Parlando con i giornalisti nel luogo dell'episodio, il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, chiede alla cittadinanza di "elevare il livello di attenzione" di fronte a pacchi sospetti per prevenire il rischio di nuovi attentati. Barkat teme che la soglia di allerta della gente si possa essere abbassata in questi anni di relativa quiete, dopo l'ultima la stagione degli attentati più sanguinosi (anni 1990-2000). Per il sindaco, la collaborazione della cittadinanza è decisiva per scongiurare azioni terroristiche di quel tipo.

L'ultimo attentato a Gerusalemme risaliva al 6 marzo del 2008, quando un palestinese aveva attaccato un istituto di studi sul Talmud, testo sacro dell'Ebraismo, nella parte ovest della città, causando otto morti e nove feriti, prima di essere a sua volta ucciso.


Repubblica

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TERRORISMO, GLI 007 INGLESI ALLERTANO LA COALIZIONE


Fedelissimi del Raìs inseriti nelle comunità occidentali e determinati a sostenere il regime anche con azioni violente. Si muove in questa direzione l'allerta antiterrorismo che i servizi segreti inglesi hanno trasmesso agli apparati di intelligence «collegati» e coinvolti nell'intervento militare in Libia. Una segnalazione specifica e circostanziata dell'MI5 è stata inviata a Italia, Francia e Stati Uniti e agli altri Stati della Nato per informare dei risultati di un'attività di controllo svolta in territorio britannico ma con possibili ripercussioni in Europa. Perché uno dei timori dei responsabili della sicurezza riguarda proprio gli atti di protesta contro i raid che i seguaci del Colonnello potrebbero compiere nelle prossime settimane, soprattutto se la guerra dovesse avere tempi lunghi.

«Azioni contro i colonialisti»
Il notam parte venerdì sera, poche ore prima che scatti l'operazione «Odisseyy Dawn». Riferisce l'esito di un monitoraggio effettuato dagli 007 britannici. Ed evidenzia il dibattito interno alla comunità libica, soprattutto in ambienti che vengono definiti «insospettabili». Si tratta di personaggi perfettamente radicati nella realtà occidentale, ma che hanno mantenuto un legame forte con la terra d'origine e - questo sottolineano gli analisti - con l'establishment che ancora mostra di poter detenere il potere a Tripoli. Sono numerose le conversazioni intercettate, i soggetti sono stati pedinati, fotografati. Più volte questi uomini dicono che «bisogna combattere, ci dobbiamo impegnare per dare sostegno». Poi entrano nei dettagli, parlano esplicitamente di «azioni contro il neocolonialismo» e aggiungono: «Dove siamo facciamo».
La relazione dei servizi segreti inglesi è ampia; cita date, circostanze, ambienti che in queste ore vengono tenuti sotto stretta sorveglianza. Soprattutto chiarisce che non si tratta di frasi captate casualmente, ma di un vero e proprio dibattito che si è sviluppato negli ultimi giorni ed ha avuto un'evoluzione quando si è capito che l'Onu avrebbe approvato la risoluzione per autorizzare l'intervento.
Ed è proprio questo a classificarla come altamente «affidabile». In Italia è stata ripresa dall'Aise, l'Agenzia per la sicurezza specializzata sull'estero, che comunque aveva già attivato analoghi accertamenti su eventuali fermenti all'interno della comunità libica nel nostro Paese. Più volte in questi giorni, analizzando i possibili rischi legati alla partecipazione dell'Italia ai raid, si è evidenziato il pericolo di attentati pur ritenendo - almeno in questa prima fase di conflitto - che la maggiore esposizione riguardi gli occidentali che si trovano in Libia e potrebbero diventare ostaggi del regime, merce di scambio preziosa proprio come è già accaduto altre volte in Iraq e in Afghanistan. È già successo con alcuni giornalisti stranieri e pure la cattura del rimorchiatore «Asso 22» viene ritenuta un atto ostile, anche se nessuna contropartita è stata ancora richiesta.

I controlli sui flussi economici
Tra le attività di prevenzione pianificate dagli apparati di intelligence ci sono i controlli sulle disponibilità finanziarie dei libici che si trovano in Europa. È un aspetto che nei report di queste ore viene sottolineato, facendo ben comprendere come questi «insospettabili» britannici - che tra l'altro non sono affatto giovani - potrebbero decidere di sostenere economicamente l'azione di altri. E dunque appoggiare il progetto di un gesto eclatante per aprire una crepa nella Coalizione internazionale che già dopo poche ore ha mostrato numerose divisioni. Si tratta di persone perfettamente inserite nella nuova realtà britannica, ma non per questo ritenute meno pericolose soprattutto perché in contatto con immigrati di seconda e terza generazione che hanno mostrato di avere una cultura fondamentalista islamica. In Italia non c'è stata alcuna segnalazione così specifica che riguardi il nostro territorio, ma questo non rassicura, tanto che ieri il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha confermato la scelta di predisporre particolare misure di protezione su una lista di obiettivi ritenuti «altamente sensibili». Nella capitale sono 1.000 i target sorvegliati, ma soltanto per alcuni - in particolare ambasciate e sedi diplomatiche degli Stati che partecipano ai raid - si è deciso di far scattare il livello di massima sicurezza. Nei suoi proclami Gheddafi ha annunciato più volte di volersi vendicare dei «traditori» e gli esperti sono concordi nel ritenere che non basteranno i dubbi sulla necessità dell'intervento manifestati pubblicamente dal premier e da alcuni esponenti politici per mettere al riparo il nostro Paese.


Corriere

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lunedì 21 marzo 2011

LIBIA, ATTACCHI AL BUNKER DEL RAIS, TRA GLI INSORTI GIA' OTTOMILA MORTI


Non si fermano gli attacchi contro la Libia della coalizione anti-Gheddafi. L'operazione «Odissey Dawn» è giunta al terzo giorno e domenica ha visto esordire nei combattimenti anche i Tornado italiani che sono stati impegnati nel distruggere i sistemi radar libici. L'operazione sarebbe perfettamente riuscita. I nostri Tornado sono poi regolarmente ritornati alla base di Trapani da cui erano decollati. Secondo l'ammiraglio americano Mike Mullen, capo degli Stati maggiori riuniti Usa la prima ondata di attacchi ha permesso di stabilire la no-fly zone sulla Libia. Ora comincia la seconda fase quella che prevede l'attacco alle forze di rifornimento delle truppe del Colonnello Gheddafi.

ATTACCHI - Sono continuati inoltre anche gli attacchi di altri Paesi della coalizione come le incursioni di diversi velivoli britannici, sebbene gli aerei dell'aviazione di sua Maestà, da una certa ora della notte, non abbiano più lanciato missili su obiettivi sensibili. «Per la seconda volta, anche il Regno Unito ha lanciato dal Mediterraneo missili (da crociera) Tomahawk da un sommergibile di classe Trafalgar nel quadro di un piano coordinato della coalizione per applicare la risoluzione» del Consiglio di sicurezza dell'Onu che autorizza il ricorso alla forza contro il regime del colonnello Muammar Gheddafi, ha spiegato il generale John Lorimer, in un comunicato del ministero della difesa britannico, ricordando il nuovo attacco da sottomarino effettuato dalle forze armate del Regno Unito.

CAMBIO DI COMANDO - Gli Stati Uniti hanno annunciato che passeranno «nei prossimi giorni» il comando dell'operazione; il presidente americano Barack Obama vuole infatti consegnare l'incarico di guidare l'intervento militare alla Nato o ai franco-britannici, per non gravare troppo sulle forze armate statunitensi, già impegnate in due conflitti. Il Segretario alla Difesa Usa, Robert Gates, ha tuttavia sottolineato come sia più probabile che l'intervento venga affidato a un comando franco-britannico, a causa della «sensibilità» araba verso un altro intervento dell'Alleanza Atlantica nel mondo musulmano. «Continueremo a sostenere la coalizione, saremo partner della coalizione, avremo un ruolo nella coalizione, ma non avremo un ruolo di spicco», ha detto il ministro, citato dal quotidiano britannico «Times».

VITTIME - Intanto c'è un primo bilancio del conflitto sul campo tra le forze del Colonnello e gli insorti. Sono oltre 8.000 i ribelli rimasti uccisi dall'inizio della rivolta al regime libico Gheddafi. «I nostri morti e martiri sono più di 8.000», ha detto a Sky News il portavoce del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, Hafiz Ghoga, che ha anche criticato le critiche mosse domenica dal Segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, ai bombardamenti lanciati dalla comunità internazionale in Libia.
Un portavoce del governo francese ha invece detto di non avere informazioni sul fatto che civili siano rimasti uccisi negli attacchi sulla Libia da parte della coalizione.


Corriere

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domenica 20 marzo 2011

FUKUSHIMA, ALTRO ALLARME AL REATTORE 3, SALE BILANCIO MORTI


Nuovo allarme alla centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal terremoto-tsunami dell'11 marzo scorso. A preoccupare i tecnici è il reattore 3, il più danneggiato, dove è aumentata notevolmente la pressione. L'Agenzia per la sicurezza nucleare ha riferito che i tecnici della Tepco hanno intenzione di aprire una valvola ma l'operazione potrebbe causare un'ulteriore fuga radioattiva. Inoltre, l'aumento del livello di radioattività potrebbe complicare ulteriormente gli interventi di raffreddamento dei reattori vigini.

Tepco, che gestisce la centrale, ha anche annunciato che sarà "difficile" ripristinare l'alimentazione alle unità 1 e 2 nonostante il cauto ottimismo che era stato mostrato ieri. "L'elettricità non è stata ancora ripristinata perché sono necessarie diverse verifiche per evitare un corto circuito", ha detto un portavoce di Tepco, Fumiaki Hayakawa.

Intanto, il bilancio dei morti e dei dispersi nel terremoto/tsunami ha già superato la quota 20mila. Il Dipartimento di Polizia ha comunicato oggi che i decessi accertati sono 8.133 mentre i dispersi sono cresciuti a 12.272. In tutto sono 20.405. Due persone sono state trovate vive tra le macerie di Ishinomaki, una delle città del Giappone nordorientale annichilite dal devastante terremoto/tsunami di nove giorni fa.


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