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venerdì 1 luglio 2011

I SIGILLI DELL'ANTIMAFIA NELLE PIZZERIE D'ELITE



TORINO - Un tentacolo della camorra era arrivato anche a Torino. La parte «pulita», quella delle attività commerciali in apparenza legali, ma con le radici affondate nella melma criminale del «pizzo», dell’usura. Era là, sotto gli occhi di tutti, apprezzatissima per la qualità della cucina. C’era la fila (soprattutto d’estate) per avere un tavolo nella pizzeria-ristorante «Regina Margherita», una angolo di napoletanità in piazza Savoia, nel cuore di Torino, molto frequentato da vip e calciatori. Ieri mattina, gli investigatori della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Torino hanno messo i sigilli a quel locale, su ordine del giudice per le indagini preliminari di Napoli, Maria Vittoria Foschini. La pizzeria torinese fa parte di una catena di setto locali aperti in svariate città, da Napoli, a Genova, a Varese, a Bologna, a Caserta. Secondo gli inquirenti campani, quella sorta di «franchising» della ristorazione è servito a riciclare il denaro del clan Potenza-Iorio.

In particolare, la pizzeria di piazza Savoia è gestita dalla società «Obelisco srl», 80 per cento in mano a Luigi Savarese, 68 anni, e il 20 per cento a Francesco Porcaro, di 46, ex cameriere passato dall’altra parte del bancone. A sua volta, la «Obelisco» affitta l’attività dalla «Trillionaire srl», sempre di Savarese (90 per cento) e Porcaro (10 per cento), che a sua volta è collegata alla «Iosama srl» di Massimiliano Iorio, 40 anni, e Giulio Santopaolo, che si spartiscono la società al cinquanta per cento. Secondo la Dia, Savarese è l’uomo di riferimento di Massimiliano Iorio per l’operazione di «riciclaggio». E per questo è finito sott’inchiesta. Porcaro sarebbe soltanto un «volto pulito» sulla piazza torinese da coinvolgere nell’operazione: il suo nome è soltanto nell’elenco dei destinatari del provvedimento di sequestro. Il compenso? «Ma quale compenso, ci ho soltanto rimesso dei soldi. Ho pagato per il capitale delle società e non ho ricevuto un centesimo» ha ribattuto agli investigatori della Dia.

Sulla piazza napoletana, il clan Potenza-Iorio era riuscito a fare di meglio: tra i prestanome inconsapevoli c’è finito anche il calciatore Fabio Cannavaro, socio al 10 per cento di un ristorante. «Un investimento consigliato dal mio commercialista» ha spiegato. Lo stesso professionista che si è adoperato per il trasferimento di svariati milioni del clan in Svizzera.

Ma la forza della napoletanità è nel riuscire a sdrammatizzare qualsiasi situazione. Come è avvenuto ieri mattina in piazza Savoia. Gli investigatori della Dia sono arrivati con la copia del decreto del giudice in mano e hanno incominciato a incollare alle vetrine l’avviso di sequestro. Camerieri e titolare, però, si sono preoccupati di salvare le zeppole. Non sapevano come fare, il frigorifero era pieno. E così, qualcuna se la sono mangiata. Per addolcire una giornata amara.


La Stampa

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MOVIMENTO "NO TAV", PRONTI AD ASSEDIARE IL CANTIERE


TORINO - La manifestazione nazionale contro la Torino-Lione e l’apertura dei cantieri a Chiomonte non avrà come oggetto la riconquista del sito, ma sarà un assedio che da tutta Italia verrà portato alla Maddalena. Lo ha dichiarato Alberto Perino, uno dei leader del movimento No Tav nel corso di una conferenza stampa per illustrare le modalità della manifestazione che si svolgerà domenica.

«Riconquistare la Maddalena ora - ha argomentato Perino - sarebbe una soluzione velleitaria: non ci sono le condizioni geomorfologiche, politiche e militari» per ripetere quello che è successo nel 2005 a Venaus quando un enorme corteo riprese il sito occupato giorni prima dalle forze dell’ordine. Questo non significa che il movimento abbia rinunciato alla «riconquista» dell’area: dal 3 luglio cominceranno azioni di disturbo quotidiano per rendere più difficile e più lungo la permanenza dei militari in quel contesto.

Secondo il leader dei No Tav, «qui la guardiania sta costando più dell’opera stessa: se pensano di andare avanti così per 30 anni per loro sarà molto difficile. Conquistare quel posto, con i mezzi che avevano a disposizione può anche essere stato facile. Ma noi diciamo che sarà difficile restarci e gestirlo. E, soprattutto, gestirlo come cantiere perché oggi il cantiere ancora non esiste. Hanno soltanto creato un fortino è non riescono a farci entrare assolutamente niente».

La manifestazione avrà due concentramenti: il primo partirà da Exilles, lungo sulla strada per Bardonecchia, e scenderà dalla statale verso Chiomonte, passando dalla strada provinciale che porta fino alla centrale elettrica, sede del primo avamposto della Libera Repubblica della Maddalena. Lì ci saranno i comizi degli esponenti, tra i quali Beppe Grillo, la cui presenza è già stata confermata. Anche Sel ha dato il proprio appoggio e si sta verificando la partecipazione di Vendola al corteo. I manifestanti poi risaliranno verso il paese e ancora in direzione di Exilles.

Avrà la base a Giaglione, invece, il secondo corteo: da qui partirà l’assedio attraverso i boschi. Gli attivisti sono stati invitati a portarsi cibo perché si prevede che l’occupazione durerà tutta la giornata. . In quest’area, inoltre, la «difesa» sarà più difficile a causa del copioso dispiegamento di militari e per le recinzioni che circondano il cantiere.

Tutti hanno ribadito la volontà che questa manifestazione sia pacifica. Anche Marina Clerico, vicepresidente della Comunità Montana, ha dato l’appoggio ai sindaci, assicurando che le amministrazioni sono vicine al proprio popolo.

Intanto, la Commissione europea ha ricevuto la lettera congiunta di Italia e Francia nella quale si forniscono assicurazioni a Bruxelles sulla volontà di Roma e Parigi di proseguire con la realizzazione dell’alta velocità. Lo ha detto Helen Kearns, portavoce del commissario europeo ai Trasporti, Siim Kallas, precisando tuttavia che «a oggi le tre condizioni non sono state ancora rispettate e si spera che la situazione sia più chiara dopo la riunione interministeriale del 6 luglio».

L’Ue finanzierà 672 milioni di euro per la nuova linea Torino-Lione, a patto che vengano rispettati tre requisiti fondamentali: l’apertura del cantiere per il tunnel della Maddalena, l’approvazione dei nuovi progetti e la firma di un nuovo accordo bilaterale sulla ripartizione dei costi finanziari dell’opera. Durante riunione interministeriale di mercoledì prossimo dovrebbero essere meglio definiti gli impegni che Italia e Francia si dovranno assumere in termini di costi e finanziamenti.


La Stampa

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giovedì 30 giugno 2011

TRAGEDIA, ANZIANO SPARA ALLA MOGLIE E SI UCCIDE


COLLEGNO (TORINO) - Un pensionato di 84 anni, Santo Guglielmino, ieri si è barricato dentro la sua casa in viale Partigiani 52 a Collegno insieme con la convivente di 85 anni. In preda a un raptus, imprecando contro tutti, ha minacciato di sparare ai passanti. Per tutto il giorno ha tenuto sotto scacco decine di carabinieri di fronte casa sua. Poi, a tarda notte, dopo numerosi e inutili tentativi dei carabinieri del Gis di entrare nell’alloggio, l’uomo ha sparato tre colpi alla donna e s’è ucciso.

Una rabbia cieca contro tutto e tutti finita in tragedia. «Tutti ce l’hanno con me». L’aveva spiegato così Santo Guglielmino, pensionato di 84 anni, al colonnello Antonio De Vita il perché della sua rabbia. Dell’esplosione di follia che lo ha portato ad uccidere la compagna e ad uccidersi. Un colpo al cuore per entrambi, sul letto, nella casa buia. L’epilogo, intorno a mezzanotte.

Prima, però, Guglielmino ha sparato contro le forze dell’ordine e ha tenuto in scacco, per un giorno intero, decine di carabinieri davanti a casa, in viale Partigiani 52 a Collegno. Accanto, la convivente, Rosa Colusso, 85 anni, invalida e malata, come lui infuriata contro il mondo intero.

La vicenda ha avuto inizio alle 8 di ieri mattina. I vicini vedono Guglielmino scagliare dal balcone al terzo piano un po’ di tutto. Imprecava e buttava cibo nel giardino e nel cortile delle case Atc. «Gli ho detto di smetterla - racconta Giancarlo Vallieri - e lui mi ha imprecato contro. Così ho chiamato i vigili». La tragedia nasce in quegli istanti nel quartiere Oltre Dora. In pochi minuti arrivano i vigili. «L'ho convinto ad aprirmi la porta - spiega la vicecommissaria Carmen Mazzone -, ma ripeteva che non ne poteva più, che avrebbe ammazzato tutti, che avrebbe fatto saltare in aria lo stabile». Mentre continua a parlargli, l'anziano si avvicina al tavolo e prende una pistola.

«Quando ho visto l’arma spianata ho gridato ai colleghi di allontanarsi - ricorda la vigilessa -. E lui si è di nuovo barricato». I civich chiedono l’intervento dei carabinieri. Ma quando sente bussare alla porta i militari, Guglielmino spara un colpo che attraversa la sua porta e si conficca in quella del vicino. Quasi un avvertimento: da qui non esco e voi non entrate. Ed è ciò che l’uomo ripete per ore. Alle 11 arriva il colonnello De Vita che inizia una lunghissima trattativa. A scatenare la rabbia cieca dell’anziano deve essere stato un guasto che ha fatto saltare la corrente elettrica nella notte, mandando a male tutto il contenuto del frigo.

Non solo. «Ce l’ha con tutti - dice ad un certo punto della giornata un militare - e le ragioni vanno da multe di anni fa alla pensione, da Berlusconi a Craxi». Una sequela di eventi veri e immaginari che lo tormentano. Un rancore raccontato per ore al cellulare del colonnello, che cercava di portarlo alla resa. «Ridatemi la corrente e mi arrendo» dice a De Vita. E in poco tempo arrivano i tecnici Enel a riattivare l’energia elettrica. Ma l’arma non la cede. Un’arma che non risulta registrata.

Così la corrente viene tolta di nuovo. Intanto i carabinieri chiedono l'intervento dei reparti speciali del Gis di Livorno, per tentare un'incursione. Gli uomini studiano la piantina, mentre il pm Enrico Arnaldi di Balme prosegue la trattativa. «Voglio Emilio Fede, devo raccontargli tutto» chiede Guglielmino. Una vita di rospi ingoiati, veri o presunti, quella del pensionato: dal matrimonio fallito e i figli lasciati nella nativa Catania, la convivente sulla sedia a rotelle e costretta alla dialisi, le bollette dell’Atc non pagate, il cibo marcito nel frigo.

In serata l’assedio prosegue in cerca di una mediazione. Fino ai colpi di pistola. Due Guglielmino li spara alla compagna. Poi appicca il fuoco ai documenti che lo assillano. I vicini urlano. I vigili del fuoco sono pronti per intervenire e i Gis ad introdursi, quando si sentono altri tre colpi. Dall’alloggio non escono più urla, ma solo fumo. La mezzanotte è passata da pochi minuti. I militari del Gis entrano dal balcone e scoprono i due corpi senza vita uno accanto all’altro nel letto. L’incendio viene subito domato. Fuori, i vicini applaudono.


La Stampa

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mercoledì 29 giugno 2011

GUASTO ALLA CENTRALE DI OSSIGENO, MUORE IN OSPEDALE A 9 ANNI


TORINO - Per i medici del Regina Margherita, ospedale infantile di Torino, è ancora completamente avvolto nel mistero quello che è successo nel reparto rianimazione dove un bimbo venezuelano che avrebbe compiuto dieci anni ad agosto è morto perché all’improvviso l’ossigeno a cui era collegato ha smesso di funzionare. Il bimbo, malato di leucemia, era ricoverato da venti giorni in rianimazione dove era assistito totalmente dalle macchine: respirava solo grazie all’ossigeno che gli veniva dato artificialmente. Ossigeno che, all’improvviso, ha smesso di essere erogato.

Non si capisce ancora che cosa sia successo: l’unica certezza è che in questi giorni in ospedale ci sono dei lavori di manutenzione che riguardano proprio l’impianto di erogazione dell’ossigeno. Quando è accaduta la tragedia altri bambini erano in sala operatoria, anche loro legati all’ossigeno, ma le loro condizioni erano meno gravi e quindi è stato possibile salvarli. Per il piccolo venezuelano, invece, non c’è stato nulla da fare.

«È un episodio grave, su cui va fatta una verifica immediata, per questo ho chiesto l’intervento dei carabinieri del Nas in servizio presso la Commissione d’inchiesta» ha annunciato Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale. «La Commissione – ha aggiunto - necessita di dettagliate spiegazioni sul protocollo che è stato usato per garantire la regolare distribuzione dei gas durante la manutenzione delle attrezzature e sul rispetto delle procedure di sicurezza. L’intento di questa istruttoria è appurare le cause di quanto accaduto e non stimolare un clima di caccia alle streghe intorno all’ospedale e ai medici. Domani riferirò i risultati dell’istruttoria ai capigruppo della Commissione, con cui valuteremo se aprire formalmente una inchiesta».


La Stampa

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martedì 28 giugno 2011

NESSUNA RESA PER I NO TAV: "CI RIPRENDEREMO LA MADDALENA"


"Ci riprenderemo La Maddalena": dice Alberto Perino, il leader del movimento NoTav. Ed è la parola d'ordine di tutti gli attivisti del Movimento. "Abbiamo perso una battaglia, non la guerra e - aggiunge Perino - torneremo alla Maddalena", dove per mesi gli attivisti No Tav hanno mantenuto un presidio per opporsi alla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

Il ritornello sul ritorno alla Maddalena è cominciato ieri mattina, dopo la "resa" alle forze dell'ordine, è stato ribadito ieri notte all'assemblea No Tav di Bussoleno (Torino), alla quale hanno partecipato centinaia di persone, ed è stato ripetuto ancora oggi. "Certo che ci riprenderemo la Maddalena, è la nostra terra", dice Nicoletta Dosio, insegnante in pensione, da sempre in prima fila nella lotta No Tav. Lei rimase ferita negli scontri con la polizia nell'autunno del 2005 al Seghino di Mompantero sopra Susa, poche settimane prima dei giorni 'caldi' di Venaus.

"Il nostro movimento continua a lottare, con grande determinazione e dispendio di energie, - aggiunge - anche se molti non vogliono ammetterlo. La nostra è una battaglia che dura da vent'anni, in difesa della nostra terra, delle cose belle, contro gli sperperi di denaro per opere inutili e dannose. Qualcuno ha detto che ieri la nostra resistenza è stata debole, ma cosa potevamo fare di più, contro quell'esercito di poliziotti e carabinieri. Siamo rimasti aggrappati alle ringhiere lungo l'autostrada rischiando la vita mentre qualcuno agitava la gru con l'enorma cesoia meccanica a pochi centimetri da noi...".

Questa sera il movimento No Tav tornerà in piazza con una fiaccolata a Susa; inoltre ha in cantiere una manifestazione nazionale domenica prossima, da Susa a Chiomonte.


Repubblica

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lunedì 27 giugno 2011

ASILI NIENTE TAGLI ALLA MENSA, SI RIPARTE IL 5 SETTEMBRE


TORINO - I cancelli degli asili e delle materne si apriranno il 5 settembre, una settimana prima rispetto al via dell’anno scolastico per elementari e medie. La scelta di non partire in contemporanea è stata presa dal neo assessore alle Risorse Educative, Maria Grazia Pellerino, dopo essersi consultata con l’assessore al Bilancio, Gianguido Passoni.

La passata amministrazione non aveva preso nessuna decisione, lasciando quindi tutto aperto. Una settimana in meno vuol dire un sensibile risparmio: circa 400 mila euro, tra personale e servizio di mensa. Ma vuol dire anche disagi per le famiglie, soprattutto quelle dove entrambi i genitori lavorano. Così il neo assessore ha deciso per l’apertura al 5 settembre: «Non vogliamo penalizzare i servizi che rientrano in generale nel sistema del welfare che il Comune offre ai cittadini — spiega Pellerino — la situazione di Bilancio impone rigore, ma contiamo di recuperare risorse in altro modo, riorganizzando il servizio. Non vogliamo incidere sulle famiglie».

L’intenzione dell’assessore Pellerino e di tenere d’occhio i conti delle scuole in capo al Comune conservando comunque un servizio, composto da 83 scuole d’infanzia e 49 nidi, di qualità. Uno standard riconosciuto anche dalle classifiche nazionali.

Una delle proposte per risparmiare delle risorse sarà quella del pasto a consumo attraverso un nuovo sistema, quello del badge, di cui sarà dotato ogni bambino. In questo modo non ci saranno sprechi e l’amministrazione conta, alla fine del percorso, di risparmiare fondi. E in attesa della gara per mettere al bando il servizio di refezione l’assessore vorrebbe anche rivedere i menu, privilegiando il chilometro zero e i piatti di stagione, offrendo così ai bambini e ai ragazzi, non solo degli asili e delle materne, prodotti della zona con una filiera corta.

Una questione che sarà affrontata nelle prossime settimane, insieme al problema del riassorbimento nelle sezioni delle scuole materne di circa 500 bambini. Un extra rispetto al normale andamento degli iscritti figlio di una crescita anomala della natalità. La discussione con i sindacati è partita. L’assessorato non ha ancora in mano la situazione divisa circoscrizione per circoscrizione, ma prevede che per risolvere la situazione si dovrà inserire, in media, un bambino in più per ogni sezione delle materne. Da un massimo di 25 per classe ad un massimo di 26. Cosa che fa storcere il naso al sindacato, ma la trattativa è aperta.


Repubblica

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THYSSEN, 16 OPERAI ANCORA IN CASSA IN PRESIDIO DAVANTI ALLA REGIONE


TORINO - Presidio permanente fino a mercoledì davanti al Palazzo della Giunta regionale in piazza Castello degli operai della Thyssen ai quali il prossimo 30 giugno scadrà la cassa integrazione in deroga. Si tratta di 16 lavoratori, alcuni dei quali costituitisi parte civile nel processo che ha visto la condanna dei vertici della multinazionale tedesca per il rogo del dicembre 2007, che ancora non sono stati ricollocati e per i quali per mercoledì pomeriggio all'assessorato regionale Lavoro è stato fissato un tavolo per chiedere una ulteriore proroga della cassa.

A darne notizia è una nota degli stessi lavoratori che sottolineano: "Chiediamo agli enti locali di garantire la ricollocazione di tutti i lavoratori e in particolare al Comune di Torino per concretizzare la promessa del rilancio del capoluogo piemontese quale 'capitale del lavoro' fatta dal sindaco, Piero Fassino, partendo proprio dalla ricollocazione degli operai Thyssen".

"Non chiediamo altro che il rispetto dell'accordo siglato con l'azienda, ovvero che ci venga data la possibilità di continuare a lavorare": ha detto Antonio Boccuzzi, deputato del Pd, che da questa mattina è presente al presidio permanente degli operai. "Ai 16 lavoratori della Thyssen è arrivata la lettera di licenziamento - spiega Boccuzzi - per cui dal 30 giugno saranno costretti alla mobilità senza che sia loro concessa la cassa integrazione in deroga e, soprattutto, senza che sia loro garantita quella ricollocazione lavorativa che era prevista nell'accordo di chiusura dello stabilimento torinese. Chiediamo alla Regione un intervento immediato, affinché i patti vengano rispettati e con essi la dignità dei lavoratori".


Repubblica

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TAV, PARTONO I LAVORI, IL GOVERNO: "ANDIAMO AVANTI"


Sulla Torino Lione il governo va avanti. Non saranno le proteste a fermare quella che per lo Stato è una priorità. Lo ha ribadito oggi il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli proprio mentre in Val di Susa l’avvio del primo cantiere della Tav è stato accompagnato da scontri con feriti tra polizia e no tav.

I lavori per la realizzazione del cantiere della Torino-Lione a Chiomonte sono partiti, ma appena terminati gli scontri in parecchie fabbriche della Val di Susa è stato proclamato uno sciopero immediato. L’intervento delle forze dell’ordine, difeso dal ministro dell’Interno Roberto Maroni («si sono comportate molto bene»), fa scoppiare la polemica politica, con l’opposizione che chiede che le infrastrutture non si costruiscano con il manganello.

«La Tav è considerata una priorità da parte dello Stato. I lavori inizieranno e andremo avanti», ha detto Matteoli, sottolineando che «lo Stato non può assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari». Anche il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ritiene che «non debba essere consentito a una minoranza di fermare un’opera che tantissima parte del Paese e del territorio ritiene assolutamente necessaria, e che, se non realizzata, isolerebbe quel territorio e costituirebbe un fattore di ritardo per l’intero sviluppo nazionale». «Non possiamo permetterci - ha aggiunto Sacconi - il lusso di accettare il veto di minoranze. Questo vale per la Tav Torino-Lione, ma vale anche in generale. Bisogna anche difendere i diritti di una maggioranza di governare nella direzione che in una democrazia solo le maggioranze possono indicare».

Il blitz delle forze dell’ordine polizia per aprire il primo cantiere della Tav, a Chiomonte, non è però piaciuto ai partiti di opposizione che però sono concordi sulla necessità di non bloccare i cantieri (anche se si apre lo scontro nel centronisinistra su favorevoli e contrari all’altà velocità). Particolarmente duro il leader dell’Idv Antonio Di Pietro che chiede che le infrastrutture «non si costruiscano con il manganello». Per il leader del Pd Pier Luigi Bersani non vanno bloccati i cantieri ma l’azione delle forze di polizia deve essere «diretta a ridurre al massimo la portata degli incidenti». È invece inaccettabile per Vendola (Sel) la violenza contro il dissenso. Sta invece con i militari il leader dell’Udc Casini. Anche per Bocchino (Fli) lo Stato non deve indietreggiare quando le contestazioni si trasformano in violenza.

A sottolineare la necessità di quest’opera è stata oggi anche la leader degli industriali Emma Marcegaglia, che ha sollecitato l’avvio dei cantieri. «Un Paese civile e democratico come l’Italia non può permettersi la permanenza di un presidio come quello del "villaggio Maddalena" al di fuori della legalita». «La Tav - ha aggiunto - è un’opera fondamentale per lo sviluppo dell’Europa e un’infrastruttura importante per mantenere i collegamenti italiani a livello internazionale. Per questo è fondamentale che i cantieri partano entro fine mese per non perdere la quota di finanziamento europeo». Da Bruxelles anche il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani ha messo in chiaro che non ci sono alternative: o si va avanti con i lavori oppure i finanziamenti Ue «si perdono». Dal ministero delle infrastrutture, però, filtra ottimismo sulle tre condizioni imposte dall’Ue per i finanziamenti: il ministro Matteoli, secondo fonti del dicastero, oggi ha risposto al commissario europeo ai trasporti Siim Kallas precisando che l’obiettivo dell’apertura del cantiere è stato raggiunto oggi; l’approvazione del progetto preliminare sarà portata al prossimo Cipe; infine, il nuovo accordo Italia-Francia potrebbe essere sottoscritto il 6 luglio.


La Stampa

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venerdì 24 giugno 2011

FOLLIA A MILANO, UCCIDE IL SUO AMICO E LA SORELLA, SUA "EX"


Doppio agghiacciante delitto a Milano. Le vittime sono due giovani, fratello e sorella, orfani di madre,. Da tre mesi, dopo aver litigato col padre, vivevano insieme in un appartamento in zona Baggio. Lei, Ilaria Palummieri, 21 anni, cameriera in un pub del centro, è stata soffocata, probabilmente con un sacchetto; lui, Gianluca Palummieri, 20 anni, impiegato in una compagnia di assicurazioni, assassinato con decine di coltellate. I corpi dei due sono stati trovati venerdì mattina: lei in casa, nuda e legata al letto, lui invece vicino a un cassonetto, a 14 chilometri di distanza, massacrato a coltellate. L'ex fidanzato della ragazza, Riccardo Bianchi, 21 anni, studente in un istituto tecnico, ancora sotto interrogatorio, ha fatto ammissioni su entrambi i delitti. Ma i contorni della vicenda, la dinamica del duplice delitto, i motivi che lo avrebbero spinto sono tuttora confusi.

DIFFERENTI VERSIONI - Le notizie sulle versioni del ragazzo si sono accavallate ora dopo ora. Avrebbe prima parlato di un gioco erotico finito male con la ragazza, con la quale aveva avuto una relazione non costante: il fratello di lei, rientrato a casa, avrebbe visto la scena e per questo sarebbe stato ucciso. Poi filtra un'altra ricostruzione. Il delitto infatti sarebbe avuto 24 ore prima di quanto prima supposto, ovvero la notte di mercoledì e non di giovedì. Riccardo e Gianluca sarebbero usciti insieme per recarsi in locali nella zona delle Colonne di San Lorenzo. Al rientro verso l'abitazione di Baggio, Riccardo avrebbe colpito e massacrato a coltellate l'amico., poi avrebbe nascosto il cadavere nel bagagliaio. Quindi sarebbe salito nell'abitazione dove si trovava Ilaria, l'avrebbe legata, violentata e infine soffocata con un sacchetto di plastica. Dopodiché sarebbe rimasto tutta la notte a vegliare il cadavere. Ufficialmente, la squadra mobile conferma soltanto che Riccardo Bianchi ha detto di aver trascorso la serata con la ragazza, parlando di una «versione che necessita approfondimenti». Per lui è stato nominato un difensore d’ufficio. L'agghiacciante vicenda sembra essere molto complicata e c'è il sospetto che il ragazzo possa essere stato aiutato da qualcuno a trasportare il corpo.

AL COMMISSARIATO CON I GENITORI - Il duplice delitto non è stato scoperto per il ritrovamento casuale dei cadaveri delle due giovani vittime o per una denuncia sulla loro scomparsa. La polizia ne è venuta a conoscenza soltanto perché è stato proprio il 21enne Riccardo a presentarsi al commissariato Bonola intorno alle 2.15 di venerdì mattina, accompagnato lì dai genitori. In stato fortemente confusionale, sosteneva di aver dormito nell'appartamento dei due amici e di essersi accorto a un certo punto che la ragazza era morta. Ma il suo suo racconto appariva pieno di lacune e di incongruenze. Gli investigatori hanno anche notato una ferita d'arma da taglio sulla gamba destra del giovane, che è stato quindi accompagnato in Questura. In mattinata è cominciato l'interrogatorio del pm Cecilia Vassena.

I RILIEVI SUL POSTO - Non era ancora l'alba di venerdì quando, intorno alle 3.30, gli agenti sono entrati nell'appartamento dei due fratelli in via Benozzo Gozzoli 160 a Baggio (periferia nord ovest di Milano, al confine con Cesano Boscone). Hanno trovato la ragazza morta sul letto, nuda e con i polsi legati alla testiera. Sul capo c'era un sacchetto di plastica, calzato sulla parte sommitale e ripiegato, come se fosse stato alzato dal volto, tra le braccia portate all'indietro sulla testa e legate all'altezza dei polsi. Il cadavere, disteso sul letto, presentava anche varie ecchimosi sia a livello degli arti superiori e inferiori sia a livello del collo.

IL CORPO DEL FRATELLO - Solo più tardi Riccardo Bianchi avrebbe indicato il luogo dove era stato abbandonato il corpo del fratello della fidanzata. Gli agenti della polizia di Milano sono infatti arrivati a Rho subito dopo i carabinieri allertati da alcuni addetti alla nettezza urbana: intorno alle 8 del mattino avevano scoperto un cadavere in via Tommaso D'Aquino. Il corpo del ragazzo, vestito con jeans e maglietta e avvolto in un copriletto, giaceva a fianco di un cassonetto dei rifiuti. Tra i luoghi del ritrovamento dei due corpi, Baggio e Rho, c'è una distanza di circa 14 chilometri, percorribile in auto in circa 20 minuti. Il medico legale ha constatato che il ragazzo era stato colpito con una ventina di coltellate all'addome e al petto.

LA FOTO RIVELATRICE -Una foto trovata nell'appartamento, nella quale le vittime e il giovane sospettato di essere l'assassino sono ritratti tutti insieme, a permettere il riconoscimento del corpo abbandonato a Rho. Nonostante l'assenza di documenti sul cadavere, la foto ha testimoniato in maniera evidente il legame tra i tre, e ha confermato quanto asserito nei primi confusi momenti il giovane. L'appartamento nel quale vivevano i due fratelli è stato posto sotto sequestro; all'interno sono state trovate tracce di sangue, ma non tali da far pensare che il delitto sia avvenuto lì. Sotto sequestro anche l'auto: aveva il bagagliaio completamente imbrattato di sangue ed era posteggiata sotto l'abitazione di via Pompeo Marchesi a Milano, dove il giovane abita con i genitori.

«SI ERANO LASCIATI» - «E’ un ragazzo strano, un po’ aggressivo, si relazionava poco con noi», racconta Valentina, una cara amica di Ilaria, in lacrime davanti al palazzo. «Lei lo aveva lasciato un mese fa, lei si era stufata, mi diceva che lui le stava troppo addosso - racconta - sono stati insieme per circa un anno, ma avevano già avuto dei problemi, nell’ultimo periodo c’era stato un tira e molla». Fino a sei anni fa circa Ilaria e Gianluca vivevano fuori Milano con i genitori, separati in casa, per poi trasferirsi in un appartamento di via delle Acacie, non lontano da via Gozzoli. Dopo la morte della mamma, avvenuta un anno fa, erano rimasti per qualche mese con il padre, ma con lui i contrasti erano frequenti. Tre mesi fa circa si erano trasferiti in affitto nel trilocale al quinto piano di via Gozzoli 160. «Pur di trasferirsi e vivere insieme, Ilaria e Gianluca avevano abbandonato gli studi e iniziato a lavorare», racconta ancora l’amica Valentina. Ilaria lavorava come cameriera in un bar di via Marghera, il fratello in una compagnia di assicurazioni. I due avevano una sorella maggiore, che vive a Firenze. Il proprietario di un locale nelle vicinanze, giunto anch’egli davanti al palazzo, ha raccontato di aver saputo un paio di giorni fa che Gianluca e Riccardo avrebbero dovuto incontrarsi (guarda il video).

NIENTE MESSAGGI DA UN MESE - Ilaria scriveva spesso su Facebook e compare in molte foto a feste con tanti amici e sorridente. Martedì sera, scriveva: «la serata piu bella e significativa! siamo un trio perfetto e io vi amo ragazze stasera ogni vostro abbraccio e carezza mi ha ftt stare bene! grazie e ricordate...». Parole ricambiate dalle molte amiche con cui si scambiava messaggi. Poche parole, invece, la passione per gli Articolo 31 e il Milan, traspaiono dal profilo Facebook dell’ex fidanzato, Riccardo. I due si erano scambiati qualche messaggio fino a maggio, ma da almeno un mese sul web non c’è traccia di rapporto tra i due.


Corriere

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TAV, ULTIMATUM DALL'EUROPA, "30 GIUGNO O VIA I FONDI"


Adesso è ufficiale, o meglio ancora più ufficiale. "Se i lavori della Tav non partono entro il 30 giugno l'Europa toglierà i soldi che ha destinato all'opera". L'ha scritto mercoledì' il commissario europeo ai Trasporti Siim Kallas in una lettera spedita dal vicepresidente della commissione, Siim Kallas, al ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e anticipata dal Sole-24 ore. Non è più' tempo di rinviii e quel famoso "buco" alla Maddalena di Chiomonte in Val di Susa deve iniziare.

Tre le condizioni da soddisfare entro meno di una settimana: i lavori alla Maddalena, dove i No Tav da un mese hanno allestito un presidio di opposizione, l'approvazione del progetto preliminare e la firma dell'accordo fra Italia e Francia. Altrimenti: "vi è un rischio evidente che una parte sostanziale del finanziamento globale Ue di 672 milioni di euro andrà persa". Non solo: anche i fondi futuri (il totale è di 2 miliardi) potrebbero essere in forse se il Governo non dovesse rispettare questa scadenza, con il rischio che la Torino-Lione venga cancellata dal piano di infrastrutture strategiche dell'Europa "I progressi che saranno effettuati in questo senso - si legge nella lettera - saranno cruciali per la possibilità di inserire la Torino-Lione nella futura proposta della commissione del "core network"". "La commissione - continua la lettera - mantiene il suo impegno a realizzare questo grande progetto di infrastruttura, ma è giunto il momento per i due beneficiari di impegnarsi a iniziare quanto concordato e da tanto atteso".

L'opera rischia quindi di essere cancellata totalmente e definitivamente da tutte le mappe e da tutti i programmi infrastrutturali di Bruxelles.


Repubblica

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CHOC A SETTIMO, UCCIDE IL FIGLIO DELL'EX CONVIVENTE


TORINO - Tragedia nella notte a Settimo torinese. Un ragazzo di 24 anni è stato ucciso a coltellate al termine di una violenta lite avuta con l'ex convivente della madre. La vittima è Maurizio Di Gioia, l'omicida si chiama Giuseppe Angilletta, 58 anni, residente a Torino, in via Feletto 14.

Secondo le prime indiscrezioni pare che l'uomo fosse tornato a casa dell'ex convivente, Cinzia Milan, in via Sobrero 6, a Settimo, per riprendersi degli oggetti personali. Qui avrebbe incontrato i figli della donna e sarebbe nata una discussione poi degenerata. Il ragazzo subito trasportato al San Giovanni Bosco è deceduto poco dopo. L'omicida è stato fermato dai carabinieri poco dopo il delitto mentre vagava davanti allo stesso ospedale, anche lui ferito.


La Stampa

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giovedì 23 giugno 2011

FUGA DI GAS IN VIA VEGLIA, EVACUATI DUE PALAZZI


TORINO - Momenti di panico oggi pomeriggio intorno alle 16 in via veglia 18 per una fuga di gas. Una ruspa ha spaccato un tubo largo 30 centimetri. Subito è scattato il piano d'emergenza, sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i tecnici dell' Aes: sono stati evacuati due condomini, dove vivono una cinquantina di persone e la sede del quinto reparto mobile della questura. La polizia municipale ha bloccato gli accessi alla via.
Durante l'intervento i vigili del fuoco hanno irradiato la nube di gas con dell'acqua in modo da far lavorare i tecnici in sicurezza per individuare la falla.
Ora la zona è stata messa in sicurezza e a breve la gente potrà rientrare a
casa.


Repubblica

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mercoledì 22 giugno 2011

SI CAMUFFA PER RAPINARE LE PROSTITUTE, ARRESTATO


TORINO - Avvicinava le prostitute sempre a bordo di auto diverse, cambiando aspetto per non farsi riconoscere poi, dopo averle fatte salire in macchina, le minacciava con un coltello e le derubava. È stato arrestato ieri dai carabinieri della Compagnia di Mirafiori su ordinanza cautelare emessa dal Gip di Torino, M.R. 22 anni. È ritenuto responsabile di almeno quattro rapine a prostitute nella zona tra via Pietro Cossa, corso Regina Margherita, corso Appio Claudio e via Sostegno a Torino.

L’uomo usava sempre lo stesso modus operandi: avvicinava le donne su auto diverse camuffando la voce. Barba una volta lunga, una volta corta, capelli rasati o lunghi, abbigliamento talvolta elegante altre trasandato, e sempre a bordo di autovetture diverse, che chiedeva in prestito a parenti e amici.

Proprio le auto utilizzate per le rapine hanno permesso ai carabinieri di identificare il rapinatore seriale. I militari hanno infatti scoperto che tutte le auto era intestate a persone riconducibili al rapinatore. I carabinieri stanno indagando per scoprire se l’uomo sia responsabile di altre rapine simili in zona.


La Stampa

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PADRE DI 2 BIMBI MORTO PER UN'ORA, TORNA A VIVERE


FIRENZE - Un uomo di 36 anni di Firenze, padre di due bambini, è vivo dopo essere andato in arresto cardiaco per circa 70 minuti. “Abbiamo ricevuto un miracolo", ha dichiarato la moglie Valentina, grata agli uomini che hanno soccorso il marito e che caparbiamente hanno tentato, oltre ogni logica, di rianimarlo dopo che si era sentito male in casa.

Christian Lava, 36 anni, artigiano del ferro battuto, si era accasciato a terra mentre stava giocando in salotto con la figlia di quattro anni, accanto alla carrozzina del secondogenito di poco più di un mese, secondo quanto riportato dal quotidiano La Nazione. La moglie aveva così chiamato il 118, giunto prontamente dopo pochi minuti dall’Humanitas di Scandicci.

Il suo cuore è fermo e gli infermieri praticano senza sosta il massaggio cardiaco a mano e con il defibrillatore. E poi intubazione, fiale di adrenalina, ossigeno. La situazione si dà per disperata, sembra che non ci sia più nulla da fare. Ma gli infermieri vanno oltre i canonici 30-40 minuti massimi per tentare la rianimazione.

Dopo 70 minuti un battito torna nel polso e il cuore riparte. Per l’uomo, in stato di coma, scatta quindi la terapia intensiva presso l’ospedale San Giovanni di Dio a Torregalli, alla periferia di Firenze. E la mattina seguente l’elettroencefalogramma è una sorpresa: ottimi risultati, nessun danno cerebrale. Tre settimane dopo Christian è tornato a casa con le sue gambe. Ad oggi gli sono stati prescritti degli accertamenti per capire se è affetto dalla sindrome di Brugada, artefice di infarti improvvisi.


VirgilioNotizie

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martedì 21 giugno 2011

PROCESSO ETERNIT, "AMIANTO IN AZIENDA FINO ALL'86"


TORINO - Eternit, nella seconda udienza dedicata alla requisitoria, Guariniello concentra una vita intera, la sua, di processi. Quest’ultimo è decisamente il più imponente: per i numeri (3000 vittime del lavoro nocivo), i reati (disastro ambientale e omissioni dolose di cautele nei luoghi di lavoro) e la sfida che ha proposto (gli imputati sono i vertici di una delle major dell’amianto nel mondo). Il processo alla multinazionale Eternit diventa il coronamento di una carriera in cui il magistrato ha profondamente inciso sulla giurisprudenza in questa materia.

Fa scuola Guariniello e non è un caso che citi in aula, di fronte a decine di avvocati della difesa, «le 12 fondamentali sentenze, in gran parte emesse dal tribunale di Torino, sull’amianto e prodotti chimici che hanno causato centinaia morti in fabbrica». Ne emerge, di riflesso, la storia di stragi del lavoro che hanno imposto una diversa attenzione sulla salute come bene primario, da tutelare e «che ha imposto al datore di lavoro l’obbligo di informarsi e di tenersi aggiornato sugli interventi tecnologicamente adottabili per applicarli anche quando - la Cassazione è irremovibile - vi siano controindicazioni economiche».

«Quelle 12 sentenze - riparte Guariniello - riguardano i processi per l’Ipca di Ciriè, la Sia di Grugliasco, l’Amiantifera di Balangero, la Saca di Cavagnolo, le officine ferroviarie di Torino, l’amianto nel grattacielo Rai di via Cernaia....». Per i coloranti killer dell’Ipca morì un centinaio di lavoratori; quegli stessi coloranti, banditi in Italia, vengono utilizzati nella produzione made in China di t-shirt anche per bambini. E via con i quasi altrettanti morti della Società Italiana Amianto di Grugliasco in cui lavoravano tante donne e molte di loro se ne sono andate al creatore per un mesotelioma.

Una malattia terribile che tanti lavoratori Eternit hanno avuto o hanno in comune con i loro compagni di quelle fabbriche. Come ricorda nella sua prima parte di requisitoria il pm Gianfranco Colace trattando la responsabilità degli imputati Louis de Cartier e Stephan Schmidheiny quali «datori di lavoro che impostarono strategie industriali che non hanno impedito la strage di lavoratori a contatto con il rischio amianto».

Colace ha parlato per quasi 4 ore sull’argomento: fabbriche vecchie, soprattutto quella di Casale Monferrato, polverosità disastrosa, reparti particolarmente a rischio, controlli programmati, inefficaci e in parte, secondo lui, farlocchi. La difesa dello svizzero Schmidheiny gioca dall’inizio del processo sulla «svolta in materia di sicurezza imposta dal nostro cliente subentrando al vertice di Eternit e per cui investì 70 miliardi di lire».

Il pm eccepisce ripartendo da quel 1972: «Per completare quella programmazione si dovette arrivare a fine 1979. E comunque su una questione decisiva, l’impiego di crocidolite, l’amianto blu che avrebbe dovuto essere abbandonato subito, fu invece protratto in grandi quantità sino alla chiusura degli stabilimenti italiani e al fallimento». La crocidolite è sinonimo di cancro quasi garantito da 70 anni.

Aggiunge: «Abbiamo, fra i tanti documenti, la lettera che il presidente dell’Amiantifera di Balangero (gruppo Eternit) scrisse al dottor Rossi, dell’Istituto Superiore di Sanità, dopo che lo specialista, al convegno di Saint Vincent del 1971, disse che si doveva vietare l’import di crocidolite. Il dirigente Eternit gli scrisse per protestare: «In Italia non è proibito il fumo da sigaretta!».


La Stampa

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lunedì 20 giugno 2011

PER 6 ANNI HA INTASCATO LA PENSIONE DELLA MADRE MORTA


TORINO - Per sei anni - dal 2003 al 2009 - ha continuato a incassare la pensione di dipendente pubblico della madre frodando lo Stato di oltre 80 mila euro. Alla fine, però, l' uomo - C.E., 62 anni, di Milano - è stato smascherato dall'Inpdap e dai carabinieri, che lo hanno denunciato in stato di libertà per truffa aggravata e appropriazione indebita. La vicenda si è svolta a Torino, dove risiedeva la madre, D.A., morta nel 2003 all'età di 87 anni. Da allora, fino a quando l'Inpdap ha scoperto il decesso della donna, il figlio aveva continuato tranquillamente a percepire la pensione. Ora, oltre all'esito dell'inchiesta penale, sarà chiamato a risarcire il danno provocato alle casse pubbliche in sede civile.


Repubblica

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AGGREDITA IN VIA PO UNA FAMIGLIA DEL BANGLADESH


TORINO - Aggrediscono in gruppo una famigliola di cittadini del Bangladesh. E’ accaduto l’altra notte, vittime padre, madre e figlia di 11 anni, in via Po, all’altezza del 31. Una decina di ragazzini, quasi tutti minori, italiani, hanno circondato l’uomo, Abdul Gazi, 36 anni. Mentre due cercavano di distrarlo chiedendo informazioni su braccialetti e anelli, gli altri tentavano di rubare i soldi custoditi in una cassetta. Abdul Gazi ha reagito ed stato picchiato. La moglie e la figlia volevano difenderlo e sono state a loro volta aggredite dal gruppo di ragazzi. L’uomo riusciva a far intervenire il 113, le pattuglie del commissariato Centro e Borgo Po, subito bloccavano due minorenni, che si erano allontanati di pochi metri; poi, dopo, venivano individuati altri protagonisti. La famiglia del Bangladesh è stata poi soccorsa dalla polizia e accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale Mauriziano. Sotto choc ma tutti con ferite lievi.

«Appena si sono accorti che non ero rassegnato a farmi portare via l’incasso, si sono inferociti. Mi solo volati addosso, in gruppo, mia moglie e la mia bimba mi hanno difeso, loro si sono accaniti anche contro le donne».I testimoni confermano la testimonianza dell’ambulante. «Sembravano ubriachi o drogati - hanno detto agli agenti - la rapina sembrava solo un pretesto, forse volevano animare una serata un po’ noiosa, un modo per divertirsi a danmo di chi è più debole».

Un anno fa, un episodio analogo, sempre sotto i portii di via Po. La vittima di un’aggressione di gruppo di nuovo un ambulante del Bangladesh, Repon M., 33 anni, arrivato cinque anni fa dal Bangladesh, picchiato di fronte al banchetto dove vendeva collane e braccialetti sotto i portici, nel tratto tra via Delle Rosine e via San Massimo. Fu preso a pugni e anche colpito alla testa con un bastone.

Episodi fotocopia. Spiega il vicequestore Gian Luigi Brocca, del commissariato Centro: «Siamo intervenuti in pochi minuti, subito dopo la segnalazione alla centrale. I minorenni erano ancora nei dintorni, non si sono forse nemmeno resi conto di cosa è accaduto». Tutti e due denunciati a piede libero e affidati ai genitori. Sono incensurati, studenti, senza precedenti di polizia.


La Stampa

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domenica 19 giugno 2011

IL TOUR DEL DOLORE PARTE DALL'EST E FINISCE PER STRADA


TORINO - Il ragazzo è robusto, atletico, i capelli neri e corti, gli occhi neri. Pantaloncini, zoccoli da spiaggia, indossa la maglia della Juve con il numero 10 di Del Piero. E’ senza braccia, amputate all’altezza delle spalle. Moncherini con i segni ancora vividi di una cicatrice recente, dal colore rosso bruno.

Stringe con i denti un piccolo cestino di plastica azzurro. Gli automobilisti lo guardano, alcuni si fermano, tanti danno soldi. Dall’altro lato della piazza c’è una ragazza, con una gravissima lesione all’anca; Roxana ha 22 anni, è romena, ha trascorso la sua vita in un centro di recupero nel Nord del suo paese. «Lavorare non posso, la mia famiglia non ha niente, quando mi hanno chiesto se volevo andare a Ovest ho detto sì».

Ma «chi» te lo ha chiesto? «Un uomo che aveva già preso altre persone come me, tornate con un po’ di soldi. Ho accettato». Roxana si avvicina faticosamente, trascinando una gamba ridotta quasi a uno scheletro, aiutandosi con un bastone, alle auto ferme ai semafori. E’ piccola di statura, quasi sparisce quando scende dal marciapiede, ricompare all’improvviso dopo aver oltrepassato un furgone.

L’autista è romeno, le parla nella sua lingua, a volte basta anche un solo sorriso. «Ci sono anche ungheresi, li vanno a prendere negli ospedali». Altro incrocio, altro disabile. E’ un cinquantenne gracile, rasato a zero. Canottiere e pantaloncini blu. Le sue gambe sono imprigionate in una protesi, una gabbia di acciaio e cuoio, forse appartenevano a una persona più alta, le cinghie sono strette in modo innaturale. Percorrere i pochi metri che lo separano dal punto in cui, in un equilibrio precario, allunga una mano per chiedere l’elemosina, è una specie di calvario, che si ripete, ogni volta.

Ci sono tre furgoni bianchi, con targa romena, parcheggiati nei giardini, all’inizio di corso Ferrucci. Fanno parte dell’organizzazione che sfrutta queste persone. Una donna sta cucinando qualcosa nella cucina del camper, i bambini giocano nelle aiuole, proprio di fronte. Sono con voi, i ragazzi al semaforo? «Si, noi gli aiutiamo, gli diamo da mangiare».

Presto ne andranno da Torino. Non restano più di venti giorni, al massimo un mese. Il tour prevede nuove tappe in altre città europee, non solo italiane. Il tempo di sfruttare lo choc e la pena che sollevano, come un riflesso automatico, quelle vere mutilazioni o esiti di malattie terribile e poi via, sino a quando c’è bisogno di nuovi figuranti, in grado di rappresentare al meglio il dolore e vere sofferenze.

Non c’è tempo per la pietà. Il ragazzo senza braccia, alle 20,30 ha finito il suo turno di lavoro e si avvicina, rapido, verso i camper. Una donna gli prende il secchiello, gli porge una bottiglia d’acqua, lui poi va a riposarsi su una panchina. Una ragazzina («sono sua sorella», dice), gli mette sulle spalle la giacca di una tuta. I bambini della comunità continuano a giocare. Via via arrivano gli altri. Hanno l’aria esausta, lo sguardo frastornato, come storditi dal fragore del traffico, i vestiti pieni di polvere. Gli assistenti li accolgono e li aiutano a riprendersi dalla fatica. Un catino pieno d’acqua e una spugna per lenire il male alle gambe.

Gente rassegnata, senza rabbia, senza odio. Lo spiega Roxana: «Non posso fare altro, non ho nessuna alternativa, a noi basta un piccolo aiuto». E «quelli» che ti aspettano? «Senza di loro non potremmo neanche sopravvivere, nel mio Paese non ci sono soldi per assisterci, il nostro destino è quello di morire nella miseria, è meglio stare qui, in Italia, se mi sento male mi curano negli ospedali».

Il capo degli assistenti è una donna sulla quarantina, abbastanza ostile: «I soldi li tengono loro, a noi danno un rimborso per il letto e per il cibo, ma sono nostri amici, nessuno li costringe. Non siamo criminali, ci aiutiamo solo». All’interno del camper sono montati letti a castello, ci sono panni stesi e ovunque flaconi di medicinali, creme, bende. Antidolorifici, antidepressivi. Per cancellare la disperazione.


La Stampa

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sabato 18 giugno 2011

SASSAIOLA CONTRO LA TAV, 5 INDAGATI: "MA RESISTEREMO"


VAL SUSA - La notte del 23 maggio, a Chiomonte, alta Val Susa, nel sito dove inizieranno i lavori per la costruzione della nuova linea ferroviaria dell’Alta Velocità Torino-Lione, gli operai incaricati di aprire un collegamento tra l’autostrada e l’area del cantiere furono oggetto di una fitta sassaiola, durata quasi un’ora. Autori, circa 200 contestatori, alcuni con il volto nascosto da passamontagna e cappucci; la polizia sequestrò 120 chili di pietre e i lavori furono interrotti, nonostante la presenza dei reparti anti-sommossa. Ieri la procura di Torino ha chiuso la prima fase dell’indagine e ha indagato cinque militanti del movimento No Tav.

All’alba sono state perquisite le loro abitazioni e la sede torinese del centro sociale Askatasuna. Gli indagati, per resistenza e altri reati, sono uno dei leader storici degli oppositori alla Tav, Alberto Perino, 66 anni (dovrà rispondere anche di istigazione a delinquere, in seguito a un comizio avvenuto alla fine di una marcia di protesta); Giorgio Rossetto, 52 anni, uno dei capi di Askatasuna; Brando Ratti, 22, studente universitario del Collettivo Autonomo, di Forte dei Marmi; il torinese Damiano Piccione, 32, un altro studente, Lorenzo Carrieri, 27, di Gemonio (Varese). Quest’ultimi due erano stati coinvolti, nel 2009, negli scontri per il G8 Università. Piccione finì in cella.

Gli agenti della Digos torinese si sono presentati alle 6 nella casa di Condove di Perino, una villetta persa in un borgo vicino al centro. Sono stati controllati documenti, carte, un computer ma, alla fine, è stata sequestrata un’agenda-diario. «Ci tengo i conti della spesa e poco altro ha detto, al termine dell’atto giudiziario, disposto dai pm Giuseppe Ferrando e Manuela Pedrotta - non capisco perchè l’abbiano presa». In realtà, nel libretto, sarebbero annotati considerazioni, orari, spostamenti, nomi di presunti complici, legati proprio alle recenti manifestazioni oggetto dell’inchiesta, non tutte all’insegna della «non violenza».

A Torino gli investigatori del capo della Digos, Giuseppe Petronzi, sono entrati nel centro sociale Askatasuna. Cercavano la stanza di Giorgio Rossetto, perquisita a fondo; poi le case dei due studenti. Alle 10 di ieri l’operazione era già conclusa. Tra le accuse mosse a Perino, quella (inedita) di istigazione a delinquere. Ecco un frammento delle parole incriminate: «...Quando arrivano alla Maddalena, bloccheremo da Torino a Chiomonte. E se a Torino qualcuno sta pensando di festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia, bene, dovranno averne tanti di poliziotti per presidiare, che so, Piazza Castello, Palazzo Reale, Palazzo Carignano, la Venaria Reale...Noi dimostreremo all’Europa che se toccano la Maddalena è finito il turismo a Torino. A Torino, ci sarà la battaglia, non violenta, la battaglia tranquilla, a modo nostro ma non sarà una festa...».

Ieri, Perino ha lanciato accuse al procuratore Giancarlo Caselli: «Vengo incriminato per avere incitato la gente a resistere, ebbene voglio reiterare il reato, son pronto ad andare anche in carcere». Poi s’è richiamato ai «partigiani che in Valle Susa resistevano ai nazi-fascisti», e al diritto di opporsi all’opera, definita «devastante» e «inutile». Nessun commento da Caselli. Ma fonti della procura ribadiscono che i magistrati non sono mossi da logiche politiche bensì da notizie di reato. E, soprattutto, che questa come le altre azioni giudiziarie è stata intrapresa al solo scopo di affermare il valore della legalità.

Sono 73 gli avvisi di garanzia spediti a Perino e ad altri esponenti del movimento, per una lunga serie di reati, dagli abusi edilizi e per aver impedito, nel 2010, le trivellazioni dei terreni.


La Stampa

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venerdì 17 giugno 2011

COPPIA VIVE IN AUTO PER 15 GIORNI, DONNA INCINTA PERDE IL BAMBINO


GROSSETO - Una donna di 23 anni, all’ottavo mese di gravidanza, ha perso il bambino per distacco della placenta. La giovane viveva col marito da oltre due settimane in un’auto dopo essere stata sfrattata da un albergo della Curia a seguito della scadenza di una convenzione con i servizi sociali. La vicenda è avvenuta a Grosseto. La coppia, di origini egiziane ma da tempo in Italia, non avrebbe ancora presentato un esposto.

«Nell’ultima settimana i dolori alla schiena di mia moglie sono aumentati e lunedì siamo venuti in ospedale - ha raccontato il marito della donna, 31 anni - Gli esami sembravano buoni e dopo un’ecografia le sono state prescritte alcune medicine ed è stata dimessa». La situazione è precipitata ieri mattina: la donna ha lamentato un dolore, mentre si trovava in auto con il marito, e a nulla sono serviti la corsa all’ospedale e il taglio cesareo. Secondo quanto emerso, la coppia viveva in auto da 16 giorni, da quando, il 31 maggio, era scaduta la convenzione tra i servizi sociali e un albergo di proprietà della Curia che ospitava sei famiglie in emergenza abitativa.

Dopo lo sfratto, avvenuto il giorno seguente il ballottaggio per le elezioni amministrative, i due hanno cominciato a vivere in auto. «In queste due settimane ho bussato a tutte le porte per trovare una soluzione - racconta l’uomo - Ho chiesto al sindaco un posto dove io e mia moglie potessimo andare fino alla nascita del bambino. Mi sono rivolto alla Società della Salute. Alla Curia. Due giorni prima di essere sfrattati avevo trovato un lavoro come pizzaiolo a Marina di Grosseto, bastava aspettare e avrei avuto i soldi per pagare l’affitto di una casa. Invece nessuno ci ha aiutato, ho anche dovuto lasciare il lavoro per stare dietro a mia moglie». «Adesso - conclude - tutto è cambiato: mio figlio è morto e sono tutti gentili con noi. Ma non mi comprano così: voglio giustizia».


Corriere

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