giovedì 2 dicembre 2010

DETENUTO UCCIDE MOGLIE IN VISITA E NASCONDE IL CORPO PER 3 MESI


La moglie era andata a trovarlo in carcere, in Perù. E lui, Jackson Sanford Staing, un detenuto olandese,l’ha uccisa e ha tenuto il cadavere nascosto in cella, per tre mesi. Per tutto questo tempo, nessuno se n’è accorto. L’uomo, come ha raccontato il responsabile del carcere Wilson Hernandez, ha strangolato la moglie,Leslie Paredes, peruviana, al culmine di una violenta discussione, ha scavato una fossa per terra e vi ha nascosto il cadavere.

Secondo i primi accertamenti, non risulta nei registri infatti l’orario di uscita della Paredes dalla prigione. Dopo aver ucciso la moglie il detenuto ha scavato una fossa per terra e ha nascosto il cadavere. Secondo il capo dell’Inpe, la responsabilità dell’accaduto è della polizia peruviana che controlla il penitenziario con 8.072 detenuti. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta.


TGCOM
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SCOMPARSA DI YARA, BLITZ NEL CENTRO SPORTIVO DOVE SI ALLENAVA


BREMBATE SOPRA (Bergamo) - Il centro sportivo di Brembate Sopra è stato completamente evacuato in mattinata per consentire a carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile e unità cinofile di perlustrare da cima a fondo il luogo dove Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa venerdì pomeriggio, era stata vista per l'ultima volta. Una sorta di blitz non annunciato che ha indotto lo stesso sindaco del paese, Diego Locatelli, a presentarsi presso l'impianto per invitare scolaresche e persone che stavano utilizzando la piscina e le altre strutture ad uscire dall'edificio per agevolare il lavoro degli investigatori. Non si sa ancora se l'iniziativa sia stata ordinata dalla procura o se rientri semplicemente nell'ambito delle operazioni di ricerca della ragazza, già promessa della ginnastica ritmica, di cui non si sono più avute notizie. Secondo alcune versioni sarebbe stata una lettera anonima ad indurre gli investigatori a concentrare le ricerche nella zona della palestra. Ma gli accertamenti non hanno avuto fino a questo momento alcun esito.

RICERCHE A TAPPETO - Carabinieri e vigili nel fuoco sono tornati questa mattina anche in altri luoghi di Brembate. Le ricerche sono ostacolate dalla neve che cade ormai ininterrottamente da ore su tutta la zona. In mattinata gli inquirenti si sono concentrati anche nelle campagne vicino a via Marconi, mentre i volontari della Protezione civile si sono messi al lavoro in un cascinale di via Lesina, a circa mezzo chilometro di distanza dal cantiere del centro commerciale, che anche ieri è stato oggetto di un lungo lavoro da parte degli investigatori. Battute di ricerca, per il momento ancora senza esito, anche sulle sponde del fiume Brembo e in una roggia.

«RISPETTO PER LA FAMIGLIA» - Nel frattempo il sindaco Locatelli ha voluto rivolgere un appello alla stampa affinché i giornalisti svolgano il loro lavoro con riserbo e soprattutto con rispetto alla famiglia. Il sindaco ha affidato il messaggio a tre suoi assessori. «Il sindaco chiede che ci sia il massimo rispetto nei confronti della città, dei luoghi pubblici, delle scuole - ha detto uno dei tre, Marco Mazzanti - siamo tutti impegnati nella ricerca di Yara e chiediamo ai giornalisti di avere il massimo rispetto per la famiglia».


Corriere
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BULLISMO ALL' "ALBE STEINER", CONDANNATA LA PROFESSORESSA


TORINO - Il Tribunale di Torino ha condannato oggi a sei mesi di reclusione (pena sospesa) l’insegnante della scuola professionale Steiner del capoluogo piemontese per il caso del video-choc con le vessazioni su un giovanissimo studente disabile. L’insegnante è stata riconosciuta colpevole di concorso omissivo nelle ingiurie e nella violenza privata.

L’accusa è stata sostenuta dal pm Livia Locci. Il caso risale al 2006, quando su Youtube cominciò a circolare un filmato - realizzato con un telefonino - che riprendeva un gruppo di studenti insultare e tormentare in classe un loro compagno. Quattro giovani furono giudicati dal Tribunale per i minorenni e sottoposti a dieci mesi di «messa alla prova» in cui prestarono servizio in centri di assistenza per persone svantaggiate. Per la diffusione del video su internet tre dirigenti del motore di ricerca Google sono anche stati condannati a Milano per violazione della legge sulla privatezza.

L’insegnante, ora in pensione, è stata chiamata in causa perchè era in classe nel momento in cui qualcuno cominciò a riprendere con il cellulare le angherie sul ragazzo. Il video è stato proiettato in aula: secondo quanto è trapelato (il processo si è svolto a porte chiuse) prima di allontanarsi la si sente pronunciare la frase «tanto con voi è inutile».


LaStampa
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TORINO-LIONE, IN VAL DI SUSA NON TUTTI DICONO DI "NO"


Sotto i pilastri imponenti dell’autostrada Torino-Bardonecchia, in frazione la Maddalena di Chiomonte, un cane abbia felice mentre il suo padrone fa legna per l’inverno. Insieme si muovono dentro un piccolo bosco gelato. Ogni tanto si sente il frastuono dei Tir che passano alti sulle loro teste. Ci sono pozzanghere e foglie marce lungo il sentiero per arrivare al costone della montagna. Qui, fra un mese, si decide la partita per l’alta velocità.

Da questa parete di roccia devono iniziare gli scavi per la galleria esplorativa della linea ferroviaria Torino-Lione. Lo ha chiesto l’Unione Europea all’Italia. Sono a rischio 680 milioni di euro già stanziati. È l’ultima chiamata. Altrimenti sarà impossibile rispettare il programma previsto. Dal 2011 al 2013 deve essere costruita la galleria geognostica, per conoscere meglio il sottosuolo, testare le tecniche di scavo con una talpa meccanica e dare forma a quella che sarà l’uscita di sicurezza per gli operai. Poi, dal 2013 al 2023, tutto il lavoro necessario per avvicinare Torino, il Piemonte e l’Italia al resto d’Europa e viceversa. Perché questo è l’obiettivo principale dichiarato dall’Ue: «Creare connessioni fra parti d’Europa che la storia ha tenuto a lungo separate». Costo totale dell’opera 14,4 miliardi di euro, l’impegno italiano è per 8,5 miliardi. Dodici anni di lavoro complessivo (per fare l’Eurotunnel sotto La Manica ne sono bastati otto).

La zona del primo cantiere è impervia e difficilmente controllabile. Il movimento No-Tav ha già promesso un’altra battaglia per opporsi ai lavori, dopo quella di cinque anni fa a Venaus. Lo testimonia la baita costruita abusivamente a dieci metri dall’area prescelta. È stata posta sotto sequestro dai carabinieri, ma ogni sabato viene riconquistata simbolicamente. Fare un giro in Val di Susa però, tenendosi alla larga dai rappresentanti del movimento e dai molti sindaci che lo appoggiano, regala sorprese. Per la pacatezza di tutti i ragionamenti. Per i dubbi di diverse persone. Per la paura di alcuni commercianti della zona, che non osano pronunciarsi. Come se le opinioni espresse pubblicamente avessero un’incidenza diretta sui loro affari.

«Io sono neutrale» premette un ristoratore. Neutrale come in guerra. Mentre una panettiera sussurra: «Ma certo che la vorrei. Siamo diventati la valle che sa dire soltanto no». E poi c’è il caso di un albergatore sulla statale di Chiomonte che ci accoglie con gentilezza, molto felice di dire la sua: «Se il Piemonte non fa la Tav, muore. Rimane tagliato fuori da tutto. Ci saranno disagi e ci saranno polveri, ma questo è il prezzo da pagare per il progresso». E mentre spiega le sue ragioni davanti a una piccola telecamera, entra la moglie come una furia e si mette a urlare: «Ma sei pazzo! Piantala lì, dai! Ci vuoi rovinare?».

Non tutti la pensano allo stesso modo sulla Tav. Ma è come se certe opinioni, nel tempo, avessero acquisito più diritto di cittadinanza delle altre. Per esempio, una mamma di Chiomonte spiega: «Io credo che possa essere un’opportunità di sviluppo e di lavoro. Ma devono fare le cose a regola d’arte». Le ragioni di chi non vuole la Torino-Lione, invece, le riassume con competenza professionale Valentina Jacob, 25 anni, da poco laureata in Ingegneria: «Credo che tutti i cantieri avranno manodopera specializzata. Ci sarà poca ricaduta per la valle. E poi questa montagna è piena di minerali pericolosi associati all’amianto. Una questione che i carotaggi non hanno risolto, visto che indagano solo i venti centimetri del foro e non quello che ci sta intorno».

Sono preoccupazioni diverse. Alcune di tipo politico, come spiega il signor Mauro Belmondo: «La Tav è inutile, la vecchia linea ferroviaria è sottoutilizzata. Lo fanno solo per soldi. Quando tutti i partiti sono d’accordo, vuole dire che c’è qualcosa che non va. Tutti vogliono mangiare sulla Tav. La Torino-Lione sarà un’altra Salerno-Reggo Calabria, i lavori non finiranno mai».

L’ala moderata e possibilista - se così si può dire - chiede di poter lavorare nei cantieri, pretende il massimo rispetto delle misure di sicurezza per la salute e l’ambiente. Argomenti su cui l’Osservatorio per la Torino-Lione, presieduto da Mario Virano, ha lavorato molto in questi anni, cercando di dare risposte precise. Ma ritorna anche un’altra domanda più controversa, tuttora senza risposta: «Servirà davvero? Ci sarà un ritorno economico?».

È il grande dubbio che tormenta i residenti della valle, ogni giorno vedono passare soltanto 70 treni sulla vecchia linea ferroviaria. L’abbiamo girato a Virano, e lui ha risposto così via mail: «Le analisi costi-benefici fatte dai governi e da Ltf sono state aggiornate alla luce dell’ultima crisi, considerando vari scenari più o meno pessimistici. Tali ultime valutazioni saranno disponibili nelle prossime settimane. È interessante osservare però che, quando la Spagna fece fare le valutazioni sulla convenienza economica della line ad alta velocità Madrid-Barcellona, ad esempio, ottenne un risultato negativo. Ma il governo decise comunque di procedere alla realizzazione, ritenendo prevalente l’interesse nazionale di connessione socio-territoriale. Una scelta che fu fatta in piena trasparenza».


LaStampa
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mercoledì 1 dicembre 2010

ARRESTATA COPPIA DI ANZIANI, LUI 84 ANNI E LEI 82... TRAFFICANTI


MILANO - Nessuno aveva chiesto loro d'esprimere l'ultimo desiderio. Non era luogo, ora, soprattutto modo. Fa niente, l'han fatto lo stesso: «Ispettore non portarla via tutta, lasciaci un grammetto per il pippotto di stasera». Una coppia così capita di vederla al supermercato che spinge piano il carrello e all'incrocio che alza la mano per chiedere agli automobilisti d'aspettare, abbiate pazienza e pietà, anche se il verde è già finito, e da un pezzo. Bassetti, curvi, anni 84 lui e 82 lei, vedovi entrambi e conviventi. Sarà amore, sarà voglia di compagnia, sarà semplicemente che i due insieme spacciavano e tiravano cocaina come matti, dannati, tossici. Li hanno denunciati. E del resto.

Via Lopez, condominio, Quarto Oggiaro. Vite regolari, incidenti di percorso minimi e anni fa un precedente a testa per merce rubata, nient'altro. Un'indagine ha portato i poliziotti del commissariato nella casa dei nonni. Di primo impatto, a prima vista - erano dimessi e pure assai smorti, sorpresi, impauriti - qualche dubbio è venuto: «Ma ragazzi, sono questi qui i trafficanti, siamo proprio sicuri?». Per far uscire la droga sono dovuti arrivare i cani. Sessanta grammi. E che grammi. La chiamano scaglietta. Pura, di qualità. Due i nascondigli. Il primo ricavato con arte in un mobile; il secondo difeso a oltranza dal vecchietto. La droga era tra due cuscini della sedia: difatti faticava ad alzarsi, adducendo gli acciacchi, la stanchezza, la maledetta vecchiaia in genere. Sul tavolo c'era una cannetta: non uno strumento medico bensì lo strumento preferito dagli appassionati per aspirar coca. Che non ha età, o forse ne ha fin troppa.


Corriere
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SCUOLA, ASSEDIO ALLA CITTA' NEL GIORNO DELLA RIFORMA


Il traffico è completamente paralizzato da questa mattina in tutta la città dopo che centinaia di studenti hanno formato almeno tre diversi cortei che si sono sciolti e poi reincontrati nelle princiali areterie della città. Da Palazzo Nuovo e dal Politecnico i primi due centri di raccolta degli studenti hanno marciato con striscioni e clown in lungo e in largo stazionando i punti strategici secondo un piano ben preciso che era stato studiato dai ragazzi di Fisica per paralizzare letteralmente Torino.

Ore e ore di code in autostrada e in tutte le vie di scorrimento. Molti automobilisti hanno addirittura lasciato le macchine e sono tornati a prenderle più tardi. Nel primo pomeriggio il corteo dei centri sociali ha lasciato i compagni in corso Regina Margherita e si è diretto, contrariamente a quanto era stato concordato, verso la tangenziale a piedi. I ragazzi hanno camminato fino allo svincolo della Torino-Milano. Contemporaneamente il Politecnico bloccava corso Moncalieri e Palazzo Nuovo lasciava corso Regina per dirigersi alla Stazione di Porta Nuova dove un gruppo di studenti vestiti da pagliacci ha occupato i binari del treno.

Qualche ora prima il gruppo degli studenti medi ha fatto un blitz al Miur. Una cinquantina di manifestanti dopo un lancio di uova è salito al secondo piano dove ha sfondato una porta, senza riuscire a sfondare una seconda porta di accesso aglio uffici. Poi i ragazzi si sono allontanati. E' il giorno più lungo per la protesta contro la riforma scolastica. Mentre il ddl viene discusso alla Camera, la mobilitazione studentesca si organizza per manifestare contro i provvedimenti che rivoluzionano la scuola, contestando i tagli che penalizzano l'istruzione.

Nel Politecnico, dove si è svolta la 'maratona culturale' che ha visto la partecipazione di centinaia di persone, questa mattina la didattica è stata bloccata, dopo giorni di occupazione e proteste sui tetti. Prosegue anche la mobilitazione nei licei. Occupazioni in corso dal Gioberti al Gobetti, dal Galileo Ferraris al Cavour.


Repubblica
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CONDANNATO A 30 ANNI IL KILLER DI "GIORGINO"


TORINO - Nel sentire il giudice condannare Catalin Jitaru a 30 anni di carcere, Ignat, la mamma di Giorgino, si è accasciata, colpita da fortissima agitazione. Singhiozzava già poco prima, nell’attesa della sentenza: la sua vita è stata travolta, non si dà pace, ha perso anche il lavoro che aveva da 12 anni in Italia. Poi, lo spavento per quel malore al termine di un processo in abbreviato, a porte chiuse. Presenti soltanto l’imputato, i legali, i parenti della vittima, di Catalin e del fratello Cosmin, giudicato separatamente, come minorenne, e condannato a sua volta a 15 anni per essere stato l’esecutore materiale dell’assurdo delitto dei giardinetti di via Vibò, all’imbrunire del 30 gennaio scorso. Un sabato qualunque in Borgata Vittoria.

Tre coltellate ad un quindicenne per essersi rifiutato di offrire una sigaretta al suo assassino, il pretesto per avventarsi contro di lui e l’amico italiano, Alex, pure lui minorenne, con il quale i due fratelli romeni avevano maturato dissapori in parrocchia. Giorgio Monteanu, conosciutissimo in quartiere per la sua disponibilità all’amicizia, studente del liceo artistico, è stato aggredito a pugni in faccia, riportando la frattura del setto nasale, ecchimosi ed escoriazioni. Massacrato di botte per un nonnulla.

Ma, a Cosmin, 17 anni, non basta: si volta verso il fratello, che fa da par suo a pugni con Alex, e gli chiede il coltello. L’accusa sostenuta dal pm Laura Ruffino fa leva sulle testimonianze: Catalin, il più vecchio del gruppo - ha 26 anni - non frena il fratello e gli porge la lama - 20 centimetri con il manico - dicendogli: «Tieni il coltello, zingaro». Cosmin l’afferra e colpisce tre volte Giorgino: alla spalla, alla base del collo e alla schiena, quando ormai la sua vittima s’è voltata e ha tentato di darsi alla fuga.

La ferita decisiva è la seconda, alla base del collo, a conferma che il ragazzo rovescia su Giorgino una collera inspiegabile: lo conosceva appena. In aula il medico legale Roberto Testi spiega: «La lama ha reciso l’arteria anonima, primo ramo dell’aorta. Il ragazzo è morto dissanguato nel giro di 20 minuti».

Ai giardinetti di via Vibò accorrono rapidamente in tanti, soprattutto giovani dell’età di Giorgino, il ragazzo dallo sguardo sveglio che si affacciava su Facebook. Sulla piazza reale e quella virtuale lasciano messaggi di rabbia e stupore per un delitto che apparetemente colpisce un adolescente moldavo per mano di un quasi coetaneo romeno. Ma il tratto di questa storia è quello di due fratelli sbandati, il maggiorenne muratore saltuario, l’altro che non fa niente. Dormono da parenti e girovagano per la città. Solo negli ultimi giorni erano tornati a casa della madre, che ha messo su famiglia con un italiano, a Nichelino. Là gli investigatori li prendono.

Forse Cosmin si avventa su Giorgino perché lo vede come uno straniero inserito, che ha amici italiani, di sicuro Cosmin e Catalin hanno bevuto, vino, quel pomeriggio, sono eccitati e si eccitano contro quel «vaffa» che Alex gli avrebbe urlato contro alla loro prima reazione. Cosmin ammette di aver colpito Giorgino. Al Tribunale per i minori gli rifilano 15 anni di carcere, pena che all’avvocato del fratello, Maurizio Pettiti, dà lo spunto per dichiarare: «La condanna del fratello maggiore al doppio degli anni è sproporzionata e non fa giustizia».

Il collega Lorenzo Imperato (parte civile con Giampiero Pani per i genitori di Giorgino): «Il giudice Silvia Salvadori l’ha ritenuto responsabile di concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Altro da dire non c’è».


LaStampa
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TRAGEDIA A EXILLES, OPPRESSI DAI DEBITI SI GETTANO DAL VIADOTTO


TORINO - Forse avrebbe voluto essere salvato, come era successo a suo padre tanti anni fa. Ma di sicuro Franco Allais, geometra di 62 anni, amministratore di condomini braccato dai debiti, dalla paura e dalla depressione, non ha trovato la forza di spiegare niente a nessuno. Lunedì mattina era affacciato sul viadotto di Exilles, lungo la vecchia statale 24 che collega Torino e Bardonecchia, le due città dove lavorava. La convivente Nicol Verna Usseglio, coetanea, origini francesi, immobile al suo fianco. Si tenevano per mano, pallidissimi. Lei imbottita di psicofarmaci, lui con un taglio sulla fronte.

«Sono scivolato», ha detto alle prime persone che si sono fermate per cercare di capire. La stessa storia sussurrata a bassa voce anche all’infermiere dell’autoambulanza del 118. Poi al pronto soccorso di Susa e ai carabinieri, persino al cognato, arrivato apposta per stargli vicino: «Ci siamo fermati sul ciglio della strada perché Nicol aveva un po’ di nausea. Sono caduto e ho sbattuto la testa per cercare di sorreggerla. Tutto qui».

Lui è stato medicato a Susa. Lei trasferita, per una visita specialistica, al reparto psichiatrico del pronto soccorso di Rivoli. Ma verso l’ora di cena li hanno visti allontanarsi di nuovo insieme, prima della fine degli accertamenti. Ed è così che Franco Allais e Nicol Verna si sono ritrovati, ieri mattina, in bilico sull’orlo dello stesso viadotto. Per la seconda volta. Una signora li ha visti mentre stava andando a fare delle commissioni: «Erano oltre al guard-rail, si tenevano per mano, dando la schiena al vuoto. Tremavano... Ho capito subito: ho chiamato i carabinieri e sono scesa dall’auto per cercare di bloccarli». Si sono lasciati cadere in quel momento. Cento metri di volo.

I carabinieri agli ordini del capitano Mazzanti sono arrivati nel giro di pochi minuti, ma era già successo tutto. Tutto finito. «Sembravano tranquilli», si disperano adesso la sorella e il cognato di Franco Allais. Abitano a Torino in via Bainsizza. Milli Allais e Gianni Massasso devono prendersi cura di un’anziana madre sconvolta e fare i conti con un dolore troppo forte: «Non hanno spiegato niente, erano solo un po’ stanchi. Hanno detto che sarebbero tornati a Bardonecchia». Poi hanno un pensiero pieno di commozione: «Hanno voluto farlo insieme perché si amavano molto. Hanno passato tutta la vita a fianco l’uno dell’altro».

Abitavano a Bardonecchia. Ma la palazzina di viale Einaudi è tutta spenta sotto la nevicata. Come l’ufficio del geometra Allais, all’ingresso del paese. Era arrivato ad amministrare fino a cinquanta condomini. Ma nell’ultimo anno proprio non riusciva più a far quadrare i conti.

In primavera un’inchiesta della Finanza aveva messo in luce uno spaventoso buco di bilancio. Qualcuno in paese parla di 500 mila euro. Debiti. Clienti che lo cercavano e lui che non riusciva a dare spiegazioni. «Con noi non si confidava - spiega il cognato -, ma non vorrei che lo avessero avvicinato delle persone sbagliate». Dubbi. Mentre la vita del geometra Allais era sempre più complicata.

I proprietari degli appartamenti che gestiva non ricevevano i soldi degli affitti. Era inseguito da bollette non pagate. Da un’angoscia sempre più forte, anche di fronte alla depressione di Nicol. Da settimane Franco Allais girava per Bardonecchia come un fantasma. «Era molto dimagrito, quando gli parlavo di lavoro dava risposte confuse», racconta Giovanni Pollone, amministratore di stabili esattamente come lui. Erano le ultime risposte.

Famiglia originaria di Giaveno, da tutti conosciuta e stimata. «Franco era una bravissima persona, un caro amico di infanzia», lo ricorda commosso l’assessore Giovanni Mellano. Il padre di Franco Allais si chiamava Oscar. Era stato lui, nel 1961, ad aprire la seggiovia Dell’Aquila in Val Sangone. Una scommessa imprenditoriale talmente difficile - il primo e unico impianto della zona – che lo aveva messo a dura prova. Dopo due anni senza neve e senza turisti, anche Oscar Allais aveva tentato di togliersi la vita. Ma era stato salvato appena in tempo, per riuscire a vedere altri anni più felici e fortunati.


LaStampa
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