lunedì 2 maggio 2011

PRIMO MAGGIO, BLITZ ANTAGONISTA, A FUOCO LE BANDIERE DI CISL E UIL


TORINO - Una contestazione dei gruppi antagonisti ha aperto il corteo dei lavoratori riuniti per festeggiare la ricorrenza del Primo Maggio. Poco dopo la partenza da piazza Vittorio, all'altezza di via Bogino, una cinquantina di giovani dei centri sociali hanno bloccato la lunga fiumana di persone che scorreva in via Po in direzione di piazza Castello. Al grido di «Raiss, sindacati gialli e padroni, cacciamoli tutti» e «Buffoni, fuori i razzisti dal corteo», verso le 10 hanno cominciato a lanciare contro i sindacalisti uova e finte banconote da 100 euro, raffiguranti le effige dei segretari nazionali di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti, dell’amministratore delegato di Fiat Marchionne e del presidente del Consiglio Berlusconi.

Nel mirino dei contestatori è finito anche il candidato sindaco del centrodestra Michele Coppola che ha stigmatizzato l’episodio bollandolo come l’iniziativa di poche decine di persone: «Per me l’importante è che la città torni a investire sul lavoro – ribadisce l’assessore alla Cultura – questo è il senso della mia presenza qui».

Poco più avanti, un cordone di manifestanti formato dai sindacati di base del Cub e da Askatasuna si è messo di traverso in via Po impedendo l’accesso allo spezzone di corteo della Cisl, applaudito ironicamente, che è stato poi dirottato dalle forze dell’ordine in via Carlo Alberto, tra qualche spintone. Alcuni rappresentanti del centro sociale hanno «rubato» le bandiere di Cisl e Uil, sucessivamente bruciate sul palco di piazza San Carlo, davanti alla folla composta dai sindacati di base, dai Cobas di Mirafiori, dal movimento No Tav e da sostenitori del Partito Comunista dei Lavoratori.

«Oggi ci siamo riappropriati della piazza, abbiamo bruciato un simbolo del potere dei padroni -, ha detto Lele Rizzo di Askatasuna, indicando chiaramente nei due vessilli il «sindacalismo giallo» - Qualunque sia il sindaco di questa città loro noi ci saremo sempre». A turbare il tranquillo svolgimento della sfilata anche qualche scintilla tra il servizio d’ordine del Pd e un gruppetto di anarchici che chiudevano la coda del corteo, concluse tuttavia senza creare particolari disordini. Prima dell’avvio dei comizi è stato ricordato Vittorio Arrigoni, il pacifista italiano ucciso a Gaza alcune settimane fa.

Condanna unanime per quanto accaduto dal sindaco e da tutti gli altri esponenti politici scesi in piazza. «Queste cose fanno ormai parte della coreografia del Primo Maggio, sono persone che non hanno niente da dire di costruttivo», ha commentato Sergio Chiamparino, sottolineando però la positività di una partecipazione unitaria all’annuale appuntamento, malgrado lo scontro sulla questione Fiat che ha infiammato la città negli ultimi mesi. «E’ segno che non bisogna rassegnarsi alle divisioni sindacali», ha concluso.

Per Piero Fassino si è trattato di un «episodio marginale». Il candidato per la coalizione di centrosinistra ha rimarcato che «tutto il corteo si è svolto tranquillo, pacifico e partecipato, a dimostrazione del fatto che Torino è una città civile in grado di dare voce a tutte le rappresentanze politiche».

«La gente in qualche modo comincia a rendersi conto che c’è chi viene al corteo per sfruttarlo come passerella politica e ci sono altri che si lavorano tutti i giorni sulle piccole cose», ha rilanciato il candidato grillino Vittorio Bertola. Critico anche Juri Bossuto, in corsa per la Federazione della Sinistra, che si è detto dispiaciuto per queste divisioni tra le forze sindacali, «probabilmente provocate anche da chi tutto questo periodo ha scelto di stare da una parte politica diversa da quella dei lavoratori, a fianco degli imprenditori». «Mi auguro che questo sia l’ultimo primo maggio di separazione – ha continuato - bisogna restare uniti nell’interesse della gente e non certo per le imprese di Marchionne». Solidarietà anche da Morgando, segretario regionale del Pd: «E’ un fatto molto grave perché ha falsato un’immagine di questa festa unitaria che aveva anche un valore politico a livello nazionale».


La Stampa

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